đ Verona in piazza: proteste contro le Olimpiadi prima della chiusura
Centinaia di persone sono scese in strada a Verona poche ore prima della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 per protestare contro i costi elevati degli alloggi, lâimpatto ambientale delle opere e la gestione dei fondi pubblici legati ai Giochi. La manifestazione, organizzata sotto lo slogan “Olympics? No thanksâ, ha visto studenti universitari, associazioni civiche e gruppi politici scendere in piazza per esprimere la propria contrarietĂ ai grandi eventi sportivi e alle loro ricadute sulla comunitĂ locale.
La protesta si è svolta allâesterno del perimetro di sicurezza predisposto per lâevento, con un corteo che ha attraversato le vie principali di Verona, da Porta Palio fino a Piazza Arsenale, evitando la piazza centrale dove si sta svolgendo la cerimonia di chiusura alle 20:30 nellâArena romana.
âOlympics? No thanksâ: i motivi della protesta
I manifestanti, riuniti sotto il nome di Rete Olimpiadi No Grazie Verona e sostenuti da varie sigle della sinistra antagonista e associazioni civiche, hanno lanciato una serie di critiche nette alla gestione dellâevento. Al centro delle contestazioni ci sono lâuso dei fondi pubblici per infrastrutture considerate inutili, lâaumento dei prezzi degli alloggi e dei biglietti per assistere alla cerimonia, e lâimpatto ambientale delle nuove costruzioni.

Tra i partecipanti, Giannina Dal Bosco, un’ attivista di 76 anni, ha denunciato lâimpossibilitĂ per molti di accedere agli eventi a causa dei costi dei biglietti, arrivati fino a svariate centinaia di euro, e ha definito la mobilitazione una difesa del territorio contro la speculazione.
Non sono mancati anche elementi di piĂš ampia protesta internazionale: alcuni manifestanti hanno sfilato con scarpe keffiyeh e bandiere palestinesi, segnando un collegamento simbolico tra le lotte locali e questioni geopolitiche piĂš ampie.
Critiche alle opere e alla gestione delle risorse
La protesta veronese ha puntato il dito anche contro alcune delle infrastrutture costruite per i Giochi, definite da alcuni partecipanti âmostri di cementoâ, come la pista di bob a Cortina dâAmpezzo, accusata di essere unâopera di scarso utilizzo futuro ma costata ingenti risorse pubbliche. Secondo i manifestanti, le risorse impiegate per tali strutture avrebbero potuto essere meglio investite in piani di sicurezza idrogeologica o progetti abitativi.

Un lungo striscione esposto durante il corteo recitava: âGiochi per pochi, case per tuttiâ, sintetizzando la frustrazione di cittadini e attivisti rispetto allâimpatto percepito dei grandi eventi sulle comunitĂ ordinarie.
Sicurezza e clima della protesta
Le autoritĂ locali avevano predisposto un ampio schieramento di forze dellâordine per monitorare la manifestazione e prevenire infiltrazioni o tensioni, soprattutto alla luce di una protesta molto piĂš ampia che aveva avuto luogo a Milano allâapertura dei Giochi, attirando decine di migliaia di persone e culminando in episodi di violenza.
Nonostante il dispiegamento di sicurezza, la protesta di Verona si è svolta in modo complessivamente pacifico, con momenti di musica e discussione tra partecipanti lungo il percorso del corteo, senza però riuscire ad avvicinarsi al cuore della cerimonia olimpica nellâArena.
Quello che dicono gli organizzatori e la cittĂ
Dal canto suo, la municipalitĂ di Verona ha riconosciuto la legittimitĂ delle manifestazioni in quanto espressione del dissenso democratico, pur sottolineando la necessitĂ di garantire la sicurezza per tutti i partecipanti e spettatori presenti per lâevento.
Lâevento di chiusura, che celebra ufficialmente la conclusione dei Giochi invernali con performance artistiche e sportive, continua come previsto nellâantico anfiteatro romano, simbolo della cittĂ e delle sue radici culturali profonde.
Un fenomeno dal rilievo nazionale
La protesta di Verona si inserisce in un quadro piĂš ampio di critiche al modello organizzativo dei grandi eventi sportivi in Italia e in Europa, con voci crescenti che chiedono una maggiore trasparenza sullâutilizzo dei fondi pubblici, un impatto ambientale ridotto e una maggiore inclusivitĂ sociale.
Con la chiusura ufficiale dei Giochi, resta aperto il dibattito su come conciliare la celebrazione dello sport con lâequitĂ sociale e la tutela dellâambiente nei territori che ospitano eventi di portata globale.
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