1:26 pm, 22 Febbraio 26 calendario

🌐 Verona in piazza: proteste contro le Olimpiadi prima della chiusura

Di: Redazione Metrotoday
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Centinaia di persone sono scese in strada a Verona poche ore prima della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 per protestare contro i costi elevati degli alloggi, l’impatto ambientale delle opere e la gestione dei fondi pubblici legati ai Giochi. La manifestazione, organizzata sotto lo slogan “Olympics? No thanks”, ha visto studenti universitari, associazioni civiche e gruppi politici scendere in piazza per esprimere la propria contrarietĂ  ai grandi eventi sportivi e alle loro ricadute sulla comunitĂ  locale.

La protesta si è svolta all’esterno del perimetro di sicurezza predisposto per l’evento, con un corteo che ha attraversato le vie principali di Verona, da Porta Palio fino a Piazza Arsenale, evitando la piazza centrale dove si sta svolgendo la cerimonia di chiusura alle 20:30 nell’Arena romana.

“Olympics? No thanks”: i motivi della protesta

I manifestanti, riuniti sotto il nome di Rete Olimpiadi No Grazie Verona e sostenuti da varie sigle della sinistra antagonista e associazioni civiche, hanno lanciato una serie di critiche nette alla gestione dell’evento. Al centro delle contestazioni ci sono l’uso dei fondi pubblici per infrastrutture considerate inutili, l’aumento dei prezzi degli alloggi e dei biglietti per assistere alla cerimonia, e l’impatto ambientale delle nuove costruzioni.

Tra i partecipanti, Giannina Dal Bosco, un’ attivista di 76 anni, ha denunciato l’impossibilitĂ  per molti di accedere agli eventi a causa dei costi dei biglietti, arrivati fino a svariate centinaia di euro, e ha definito la mobilitazione una difesa del territorio contro la speculazione.

Non sono mancati anche elementi di piĂš ampia protesta internazionale: alcuni manifestanti hanno sfilato con scarpe keffiyeh e bandiere palestinesi, segnando un collegamento simbolico tra le lotte locali e questioni geopolitiche piĂš ampie.

Critiche alle opere e alla gestione delle risorse

La protesta veronese ha puntato il dito anche contro alcune delle infrastrutture costruite per i Giochi, definite da alcuni partecipanti “mostri di cemento”, come la pista di bob a Cortina d’Ampezzo, accusata di essere un’opera di scarso utilizzo futuro ma costata ingenti risorse pubbliche. Secondo i manifestanti, le risorse impiegate per tali strutture avrebbero potuto essere meglio investite in piani di sicurezza idrogeologica o progetti abitativi.

Un lungo striscione esposto durante il corteo recitava: “Giochi per pochi, case per tutti”, sintetizzando la frustrazione di cittadini e attivisti rispetto all’impatto percepito dei grandi eventi sulle comunità ordinarie.

Sicurezza e clima della protesta

Le autorità locali avevano predisposto un ampio schieramento di forze dell’ordine per monitorare la manifestazione e prevenire infiltrazioni o tensioni, soprattutto alla luce di una protesta molto più ampia che aveva avuto luogo a Milano all’apertura dei Giochi, attirando decine di migliaia di persone e culminando in episodi di violenza.

Nonostante il dispiegamento di sicurezza, la protesta di Verona si è svolta in modo complessivamente pacifico, con momenti di musica e discussione tra partecipanti lungo il percorso del corteo, senza però riuscire ad avvicinarsi al cuore della cerimonia olimpica nell’Arena.

Quello che dicono gli organizzatori e la cittĂ 

Dal canto suo, la municipalità di Verona ha riconosciuto la legittimità delle manifestazioni in quanto espressione del dissenso democratico, pur sottolineando la necessità di garantire la sicurezza per tutti i partecipanti e spettatori presenti per l’evento.

L’evento di chiusura, che celebra ufficialmente la conclusione dei Giochi invernali con performance artistiche e sportive, continua come previsto nell’antico anfiteatro romano, simbolo della città e delle sue radici culturali profonde.

Un fenomeno dal rilievo nazionale

La protesta di Verona si inserisce in un quadro più ampio di critiche al modello organizzativo dei grandi eventi sportivi in Italia e in Europa, con voci crescenti che chiedono una maggiore trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici, un impatto ambientale ridotto e una maggiore inclusività sociale.

Con la chiusura ufficiale dei Giochi, resta aperto il dibattito su come conciliare la celebrazione dello sport con l’equità sociale e la tutela dell’ambiente nei territori che ospitano eventi di portata globale.

22 Febbraio 2026
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