6:29 pm, 21 Febbraio 26 calendario

🌐 Parkinson, scoperto test del sangue che può individuarlo anni prima

Di: Redazione Metrotoday
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Una nuova ricerca rivela che una diagnosi precoce di Parkinson potrebbe presto essere possibile grazie a un semplice test del sangue che identifica biomarcatori specifici prima che emergano i sintomi motori, aprendo una nuova finestra per interventi terapeutici tempestivi.

La malattia di Parkinson, una delle più diffuse patologie neurodegenerative al mondo, è da tempo un enigma clinico proprio perché viene diagnosticata quando i sintomi motori sono già avanzati e molte cellule cerebrali sono andate perdute. Questo ritardo diagnostico rende inefficace qualunque terapia volta a rallentare il progresso della malattia. Tuttavia, studi recenti suggeriscono che una diagnosi precoce anni prima della comparsa dei sintomi potrebbe diventare realtà, cambiando radicalmente l’approccio clinico alla malattia.

Secondo gli ultimi dati divulgati da un’agenzia di stampa italiana, la malattia può essere individuata molto prima che compaiano i sintomi motori e quando il danno cerebrale non è ancora esteso, grazie alla rilevazione di segnali biologici specifici nel sangue.

Un semplice esame del sangue per scovare il Parkinson anni prima

Fino a oggi, la diagnosi di Parkinson è affidata a valutazioni cliniche basate su tremori, rigidità e altri segni evidenti di deficit di movimento. In questi casi, circa il 50‑80 % dei neuroni dopaminergici può essere già compromesso quando la diagnosi viene fatta, riducendo drasticamente l’efficacia delle terapie.

Gli scienziati stanno ora spingendo verso una diagnosi precoce attraverso test del sangue basati sui cosiddetti biomarcatori, ovvero molecole che cambiano nei pazienti nei primi anni di sviluppo della malattia. Un recente studio pubblicato su npj Parkinson’s Disease ha dimostrato che alcune alterazioni nelle attività genetiche relative alla riparazione del DNA e alla risposta allo stress cellulare possono essere misurate nel sangue molto prima che compaiano i classici sintomi neurologici.

Queste impronte biologiche non appaiono negli individui sani o nei pazienti già sintomatici, il che indica che esiste una fase precoce della malattia — potenzialmente di oltre un decennio — in cui il Parkinson lascia segnali nel corpo che possono essere intercettati.

Perché la diagnosi precoce è così importante

La malattia di Parkinson è cronica, progressiva e al momento incurabile. Le terapie disponibili agiscono principalmente sui sintomi motori e rallentano temporaneamente il deterioramento, ma non fermano il processo neurodegenerativo. Una diagnosi precoce consentirebbe di:

  • monitorare la progressione nei suoi stadi iniziali;

  • sperimentare trattamenti mentre molte cellule cerebrali sono ancora funzionali;

  • includere pazienti in studi clinici e terapie sperimentali prima che il danno sia irreversibile.

L’identificazione dei biomarcatori nel sangue è vista come una delle opportunità più promettenti della ricerca moderna sul Parkinson, perché potrebbe fornire uno strumento diagnostico semplice, poco invasivo e adatto a un uso clinico diffuso.

Le tecnologie che rendono possibile la diagnosi precoce

La scoperta dei biomarcatori precoci è possibile grazie all’uso di tecniche avanzate di biologia molecolare e machine learning, che analizzano modelli complessi di espressione genetica e stress cellulare. Questi strumenti permettono ai ricercatori di estrarre segnali significativi da enormi quantità di dati biologici.

In parallelo, altri gruppi di ricerca studiano metodi non invasivi come analisi della pelle o scansioni oculari per individuare segnali precoci della malattia, confermando che diverse vie diagnostiche potrebbero convergere verso la diagnosi precoce.

Una finestra clinica di opportunità: anni prima dei sintomi

La fase prodromica della malattia — quella che precede i sintomi evidenti come tremori e rigidità — può durare anche oltre 10‑20 anni, durante i quali i cambiamenti biologici sono in corso ma non ancora clinicamente evidenti.

Intercettare la malattia in questa fase significa poter monitorare e intervenire prima che la progressione neurologica raggiunga livelli critici, offrendo anche il tempo necessario per nuove terapie sperimentali.

Le prospettive per il futuro della diagnostica Parkinson

I ricercatori stimano che test del sangue per la diagnosi precoce del Parkinson potrebbero essere testati in sistemi sanitari entro cinque anni, dando così un forte impulso alle strategie di screening e gestione della malattia.

Questa prospettiva accompagna anche l’evoluzione delle terapie, con l’obiettivo non solo di rallentare la progressione, ma di impedire la perdita neuronale irreversibile attraverso terapie mirate nelle prime fasi.

Inoltre, se tecnologie come l’intelligenza artificiale e biomarcatori multipli si integreranno nei percorsi diagnostici, la diagnosi precoce potrebbe diventare parte integrante della medicina di precisione, trasformando l’approccio terapeutico e migliorando notevolmente la qualità di vita di milioni di pazienti.

La scoperta che il Parkinson può essere individuato anni prima dei sintomi dà speranza per una rivoluzione diagnostica: una diagnosi precoce tramite un semplice esame del sangue potrebbe diventare realtà nel prossimo futuro, soprattutto se queste tecnologie verranno validate in studi clinici più ampi.

21 Febbraio 2026 ( modificato il 2 Febbraio 2026 | 18:32 )
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