8:48 am, 20 Febbraio 26 calendario

🌐 Webuild: infrastrutture chiave del futuro, il Ponte si farà

Di: Redazione Metrotoday
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Nel nuovo ciclo di dibattito sulle grandi opere infrastrutturali italiane, l’Amministratore Delegato di Webuild, Pietro Salini, rilancia con forza la necessità di puntare sulle infrastrutture chiave del futuro e mette al centro del discorso il Ponte sullo Stretto di Messina, ribadendo che “il Ponte si farà” nonostante opposizioni, ostacoli burocratici e critiche politiche. Per Salini le infrastrutture non sono solo collegamenti fisici ma leve strategiche per competitività, crescita economica e coesione territoriale, essenziali per dare slancio al Paese e superare decenni di ritardi e controversie.

Al centro del nuovo dibattito sulle opere pubbliche italiane, la visione di Pietro Salini sul ruolo delle infrastrutture chiave del futuro porta nuovamente al centro l’idea del Ponte sullo Stretto di Messina come simbolo di modernizzazione e unità nazionale. Salini ha ribadito con convinzione che “il Ponte si farà”, sottolineando che costruire il futuro significa investire su grandi opere che collegano territori, riducono le asimmetrie infrastrutturali e generano sviluppo economico e sociale. Questa posizione arriva mentre il progetto del Ponte attraversa fasi cruciali di approvazione e interlocuzione con istituzioni nazionali e europee.

Il Ponte sullo Stretto di Messina è un progetto storico che prevede la costruzione di un ponte sospeso lungo circa 3,6 chilometri tra la costa calabrese e quella siciliana. Il progetto è stato approvato da un Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) e inserito nei piani di grandi opere strategiche nazionali, con ipotesi di cantieri aperti tra il 2025 e il 2026 e completamento stimato intorno al 2032, rendendolo il ponte sospeso più lungo del mondo se realizzato secondo i piani attuali.

Nello scenario attuale, Salini ha criticato quelli che definisce i “signori del no”, ovvero esponenti politici, ambientalisti o gruppi di opposizione che negli anni hanno ostacolato la realizzazione di infrastrutture strategiche, dall’Alta Velocità alle grandi autostrade, fino al progetto del Ponte stesso. Per Salini, queste resistenze non solo rallentano opere ormai riconosciute come indispensabili per la modernizzazione del Paese, ma creano anche un clima politico corto di visione. Secondo lui, l’Italia deve superare la cultura dell’ostruzionismo per abbracciare progetti di lungo periodo che possano rafforzare la competitività nazionale.

Il Ponte sullo Stretto di Messina, nelle intenzioni del governo e degli industriali come Salini, rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la Sicilia e la Calabria, ma per l’intera Italia. Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha confermato che l’iter del progetto non è stato azzerato, ma sta proseguendo attraverso adeguamenti tecnici, pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici e interlocuzioni con la Commissione Europea, con l’obiettivo di avviare i cantieri entro il 2026. Questa determinazione indica la volontà politica di procedere nonostante i rilievi formali e le sfide normative.

Per Salini e altri sostenitori, le grandi opere come il Ponte sullo Stretto non sono meri simboli, ma strumenti reali di crescita e coesione territoriale. Secondo questa visione, l’opera rappresenterebbe un forte impulso alla riduzione delle disparità infrastrutturali tra Nord e Sud, con potenziali benefici per la mobilità di persone e merci e una maggiore integrazione delle reti di trasporto italiane ed europee. La realizzazione di un collegamento fisico stabile tra Sicilia e continente è vista come un acceleratore per sviluppo economico, occupazione e attrazione di investimenti.

Tuttavia, la strada verso la realizzazione è costellata di ostacoli non soltanto politici ma anche tecnici, burocratici e ambientali. Per esempio, alcuni comitati locali e associazioni ambientaliste hanno sollevato questioni su aspetti quali impatto ambientale, valutazioni di incidenza e necessità di deroghe europee, evidenziando che non è sufficiente il solo via libera di un comitato nazionale per superare tutte le barriere normative. Questo tipo di contenzioso richiede interlocuzioni istituzionali rafforzate e soluzioni tecniche che rispettino standard e regolamenti europei.

Parallelamente, il dibattito politico non manca di altre opinioni contrastanti: alcuni politici e commentatori ritengono che le risorse per il Ponte potrebbero essere impiegate in investimenti infrastrutturali complementari o alternativi, come il potenziamento delle reti ferroviarie regionali o il miglioramento delle connessioni interne a Sicilia e Calabria. Queste posizioni sottolineano l’importanza di un approccio equilibrato, che non si limiti all’“opera iconica” ma consideri l’intero sistema infrastrutturale nazionale.

Nonostante le critiche, il progetto del Ponte rimane un elemento centrale nella visione infrastrutturale di chi vede nell’Italia un Paese capace di superare ritardi storici e puntare su progetti di portata globale, grazie anche alla competenza tecnica di grandi imprese come Webuild. Per Salini, la sfida non è solo costruire un’opera, ma trasmettere un messaggio chiaro di fiducia nel futuro e nella capacità dell’Italia di realizzare infrastrutture di avanguardia.

20 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 9:00 )
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