🌐 Long Covid cambia il cervello come l’Alzheimer: nuovi interrogativi
Una nuova ricerca americana indica che il Long Covid può alterare il cervello con meccanismi simili a quelli osservati nell’Alzheimer, coinvolgendo strutture chiave come il plesso coroideo e associandosi a marker biologici e a un lieve declino cognitivo. Lo studio solleva l’allarme su potenziali effetti neurodegenerativi a lungo termine.
Una recente indagine scientifica statunitense ha trovato che il Long Covid può provocare cambiamenti nel cervello analoghi a quelli tipici della malattia di Alzheimer, suggerendo possibili meccanismi di infiammazione cronica e danni alla barriera emato-encefalica che meritano ulteriori approfondimenti clinici e di salute pubblica.
La ricerca, guidata da scienziati della NYU Langone Health e finanziata dal National Institutes of Health, è stata pubblicata sulla rivista Alzheimer’s & Dementia e si concentra su alterazioni strutturali e molecolari osservate nel cervello di pazienti con Long Covid rispetto a controlli senza sintomi persistenti.
Meccanismi cerebrali simili all’Alzheimer
Un elemento chiave dello studio riguarda il plesso coroideo (CP), una rete di vasi sanguigni nel cervello che produce il liquido cerebrospinale e funge da importante barriera immunitaria e filtro di rifiuti metabolici. Nei pazienti con Long Covid è stato osservato che il CP è in media circa il 10% più grande rispetto a chi ha avuto il Covid senza sviluppare sintomi a lungo termine.

L’aumento del volume del plesso coroideo è associato a livelli più elevati di biomarcatori legati a malattie neurodegenerative, come la proteina pTau217 e la proteina acida fibrillare gliale (GFAP), entrambe note per essere implicate nei processi patologici dell’Alzheimer.
Le alterazioni strutturali osservate si accompagnano anche a ridotti flussi sanguigni nel tessuto cerebrale e a una performance cognitiva leggermente inferiore nei test come il Mini-Mental State Examination, con un decremento medio di circa il 2%.
Infiammazione cronica e accumulo di scorie
Secondo gli autori, le risposte immunitarie prolungate dopo l’infezione acuta da SARS-CoV-2 possono indurre una infiammazione persistente che danneggia la barriera protettiva del cervello e compromette il normale funzionamento del CP, favorendo così accumulo di scorie e ridotta produzione di liquido cerebrospinale.
Questo profilo biologico richiama processi osservati nella neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer, dove l’accumulo di proteine patologiche, la disfunzione vascolare e l’infiammazione cronica sono considerati fattori centrali nella progressione della malattia.
Impatti cognitivi e prospettive future
I risultati dello studio indicano che i partecipanti con Long Covid che presentavano queste anomalie strutturali avevano anche sintomi cognitivi più marcati, come difficoltà di memoria e attenzione, che in alcuni casi ricordano i fenomeni di “brain fog” segnalati da moltissimi pazienti post-Covid.
Tuttavia, gli autori sottolineano che non è ancora chiaro se questi cambiamenti siano irreversibili o precursori di una vera demenza o se rappresentino un fenomeno transitorio legato all’infiammazione persistente. Per questo motivo, è necessario seguire longitudinalmente i pazienti per determinare se tali alterazioni siano predittive di un effettivo rischio aumentato di sviluppare disturbi neurodegenerativi nel tempo.

Un quadro più ampio di ricerche correlate
Questo nuovo studio si inserisce in un contesto scientifico più ampio in cui varie ricerche hanno iniziato a collegare l’infezione da SARS-CoV-2 a alterazioni neurologiche e segnali biologici tipici di processi neurodegenerativi. Ad esempio, studi precedenti avevano trovato biomarcatori legati all’accumulo di proteine cerebrali anomale associate all’Alzheimer nei sopravvissuti al Covid, anche se il nesso causale diretto resta ancora da chiarire.
Anche altri studi indipendenti hanno evidenziato che deficit cognitivi persistenti e alterazioni neurofisiologiche nei pazienti Long Covid possono ricordare aspetti osservati in condizioni di declino cognitivo associato all’età avanzata, sebbene con meccanismi non del tutto sovrapponibili.
La scoperta che il Long Covid può alterare strutture cerebrali e processi biologici in modo simile a quelli osservati nell’Alzheimer rappresenta un importante passo nella comprensione degli effetti a lungo termine della pandemia. I dati suggeriscono un possibile legame tra infiammazione persistente, alterazioni vascolari e peggioramento cognitivo, ma resta fondamentale approfondire con studi più ampi e di lungo periodo per comprendere l’effettiva rilevanza clinica di queste osservazioni.

Lo studio non prova che il Long Covid causi Alzheimer, ma mette in luce meccanismi sovrapposti che potrebbero contribuire a un rischio cognitivo aumentato nel tempo.
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