3:11 pm, 18 Febbraio 26 calendario

🌐 “La Madre – Fili di Voce”: Il dialogo tra l’anima e il mondo

Di: Redazione Metrotoday
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Cosa accade quando le parole che abbiamo soffocato per una vita intera trovano finalmente voce proprio nel momento del distacco? La Madre – Fili di Voce, debuttato in anteprima nazionale al Teatro Tor Bella Monaca per la drammaturgia e regia di Mary Ferrara, è l’espansione trascendente dei racconti La Madre e Ginestrina Demoni e Passioni di Orietta Cicchinelli. Il passaggio dal testo alla scena avviene attraverso una scelta drammaturgica netta: rendere visibile l’invisibile, costruendo un dispositivo scenico capace di dare corpo alla metafisica del distacco e trasformando la parola scritta in un’esperienza sensoriale che resta addosso.

Il cuore pulsante della messa in scena risiede nel contrasto visivo tra il corpo immobile di Armandina, interpretata da una sorprendente Gisella Burinato, disteso sul letto e la sua coscienza che, libera dai vincoli della carne, si aggira sul palco. Per i figli, la madre è solo un respiro affannoso sotto un lenzuolo; per il pubblico, è una presenza vibrante, ironica e dolente che abita lo spazio, ascolta le loro confessioni e risponde a silenzi decennali.

Questa asimmetria comunicativa eleva la tensione emotiva: lo spettatore diventa l’unico complice di un dialogo impossibile, testimone di una madre che tenta di toccare i propri cari senza successo, mentre loro – Sofia Taglioni (Ginestrina) e Graziano Scarabicchi (Peppino), diretti con dolente concretezza – confessano al vuoto i propri abissi. I contributi video di Cinzia Mascoli e Alessio Chiodini completano questo mosaico di solitudini, portando in scena il peso di ciò che è rimasto geograficamente e affettivamente sospeso.

La regia della Ferrara si distingue per un equilibrio accurato tra rigore tecnico e partecipazione emotiva. Particolarmente raffinato è il disegno luci, che agisce come una partitura invisibile e funge da vero e proprio confine tra i mondi. Le cromie seguono il flusso di coscienza di Armandina, separando lo spazio fisico della stanza ospedaliera dallo spazio metafisico del ricordo: passiamo da tagli di luce radente, che enfatizzano la solitudine della veglia, a bagliori caldi e onirici, fino al blu profondo e ai bagliori bianchi che segnano il passaggio verso l’ignoto.

L’uso di materiali di riciclo per la scena non è solo una scelta “green” ma una metafora della memoria: nulla si distrugge, tutto si trasforma in “filo di voce”. Questa scelta si sposa perfettamente con il concetto di legami che si intrecciano e si logorano senza mai spezzarsi del tutto.

In conclusione, La Madre – Fili di Voce è un atto unico che sa essere tecnico nella sua costruzione e viscerale nel suo messaggio. Mary Ferrara firma un’opera che invita alla riconciliazione, ricordandoci che la verità, anche quando arriva troppo tardi per essere udita dai vivi, possiede la forza necessaria per liberare chi resta. Ci insegna che la morte non è un silenzio, ma un appostamento dell’anima: un rito universale che riconnette il teatro alla sua funzione più antica, dando corpo ai fantasmi del cuore per imparare, finalmente, a lasciarli andare.

18 Febbraio 2026
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