🌐 Tassa sui pacchi da 2 euro, possibile proroga e nodo UE
La tassa sui pacchi da 2 euro sulle spedizioni extra-UE verso gli acquirenti italiani potrebbe subire una proroga in attesa di allinearsi alla nuova normativa fiscale dell’Unione Europea, con impatti su costi e dinamiche degli acquisti online da Paesi extra-UE.
La novità fiscale che ha acceso il dibattito tra consumatori e operatori dell’e-commerce riguarda la tassa sui pacchi da 2 euro imposta sulle spedizioni di merci di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi extra-Unione Europea. Introdotta nella Legge di Bilancio 2026 come contributo fisso per ogni pacco importato, questa tassa ha come obiettivo dichiarato quello di contrastare il flusso di piccoli pacchi a basso costo e riequilibrare la concorrenza con il commercio interno, penalizzando i prezzi ultracompetitivi offerti da marketplace stranieri come Shein o Temu.

Secondo quanto emerge dai lavori parlamentari, la tassa sui pacchi da 2 euro rischia però di essere prorogata nel decreto Milleproroghe, rinviando la sua piena applicazione, in attesa che l’Unione Europea definisca un quadro comune e un sistema doganale aggiornato per le importazioni di piccolo valore.
Perché è nata la tassa da 2 euro
Il contributo di 2 euro si applica alle spedizioni extra-UE con valore dichiarato non superiore a 150 euro e viene riscosso dalle autorità doganali al momento dell’ingresso della merce nel territorio italiano. L’intento politico è quello di scoraggiare gli acquisti online ultra-economici da Paesi terzi e favorire la concorrenza delle imprese UE, anche aumentando le entrate fiscali dello Stato.
Senza questa tassa, molte piccole spedizioni entrano nell’Unione Europea senza costi aggiuntivi oltre all’IVA, secondo il regime doganale in vigore fino al 2021 e poi aggiornato per includere l’IVA sugli acquisti digitali provenienti da fuori UE.
Il nodo UE e la possibile proroga
Il cuore della questione è che l’Unione Europea stessa sta riformando le regole sui piccoli pacchi importati: dal 1° luglio 2026, tutti i pacchetti di valore inferiore a 150 euro dovrebbero essere soggetti a un dazio doganale fisso di 3 euro, deciso dal Consiglio UE come misura temporanea in attesa di una riforma definitiva. Questa misura è pensata per fronteggiare questioni di concorrenza sleale, frodi, sicurezza dei prodotti e impatto ambientale legate al boom degli acquisti online da fuori UE.
In questo contesto, il governo italiano sta valutando una proroga dell’applicazione della tassa da 2 euro, per mantenere coerenti le norme nazionali con quelle comunitarie e non creare confusione normativa o oneri doppi per consumatori e operatori logistici.

Cosa cambia per gli acquisti online
Se confermata, la proroga della tassa da 2 euro sui pacchi significa che, nell’immediato, i consumatori italiani potrebbero non vedere l’applicazione del contributo su tutte le importazioni extra-UE, almeno fino a che non entrerà in vigore la tassa unica comunitaria da 3 euro prevista dall’UE. In pratica, nel corso del 2026 il sistema fiscale sulle piccole importazioni potrebbe essere ridefinito una volta sola, evitando sovrapposizioni o oneri duplicati.
Tuttavia, il costo finale degli acquisti online da Paesi non appartenenti all’UE resta comunque più elevato rispetto a prima: oltre alla possibile tassa da 2 o 3 euro, il consumatore deve fare i conti con IVA, spese di spedizione e, in alcuni casi, costi amministrativi di gestione doganale.
Impatti su consumatori, venditori e marketplace
Per i consumatori, anche un contributo di pochi euro può incidere in modo significativo sugli acquisti di basso valore: su un pacco da 20 euro, una tassa di 2 euro rappresenta un incremento del 10 %, mentre su ordini più consistenti incide in modo più contenuto.
Per i venditori internazionali che servono clienti italiani direttamente da Paesi extra-UE, questi oneri rappresentano un freno ai prezzi ultra-competitivi che spesso costituiscono la loro principale leva commerciale. Le piattaforme di e-commerce e i corrieri devono inoltre aggiornare procedure amministrative e sistemi di gestione doganale per adeguarsi ai nuovi obblighi.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Il tema della tassa sui pacchi da 2 euro è destinato a restare al centro del dibattito fino alla definizione formale delle regole comunitarie. I consumatori e gli operatori economici devono seguire gli sviluppi del decreto Milleproroghe e delle decisioni dell’Unione Europea, che potrebbero ridefinire gli oneri su acquisti online nel lungo periodo.
In ogni caso, chi fa acquisti online dall’estero deve considerare che costi aggiuntivi di importazione stanno diventando la norma, con impatti concreti sui prezzi finali e sulle scelte di acquisto.
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