10:30 am, 17 Febbraio 26 calendario

🌐 Sgarbi assolto dall’accusa di riciclaggio per un quadro del ‘600

Di: Redazione Metrotoday
condividi

La sentenza della Corte di Reggio Emilia: Vittorio Sgarbi assolto dall’accusa di riciclaggio per il dipinto di Rutilio Manetti, con la formula della insufficienza di prove. Il critico d’arte respinge ogni addebito, parla di “macchina del fango” e rivendica la legittimità della sua versione del quadro.

Il critico d’arte e uomo politico Vittorio Sgarbi ù stato assolto dall’accusa di riciclaggio beni culturali in relazione al caso del quadro del Seicento senese attribuito a Rutilio Manetti, “La cattura di San Pietro”, al centro di una lunga vicenda giudiziaria e mediatica in Italia. La sentenza ù stata pronunciata dal giudice per le udienze preliminari (GUP) del tribunale di Reggio Emilia, nell’ambito di un processo con rito abbreviato, con la formula della vecchia insufficienza di prove, dopo la richiesta di una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione da parte della procura.

La decisione del GUP segna la conclusione di un procedimento giudiziario che ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Secondo l’accusa, il dipinto del Seicento, rubato nel 2013 dal Castello di Buriasco nel Torinese, sarebbe stato impiegato da Sgarbi per “nascondere” la provenienza illecita dell’opera e così configurare un reato di riciclaggio, ma il giudice ha ritenuto che non vi fossero elementi probatori sufficienti per una condanna.

Nel corso delle indagini era emerso che l’opera era riapparsa nel 2021 in occasione della mostra “I pittori della luce”, tenutasi a Lucca, presentata come un inedito di Manetti di proprietà di Sgarbi. L’inchiesta era partita da un’indagine giornalistica, con servizi inchiesta e segnalazioni di restauratori che avevano sostenuto di aver visto il dipinto con una piccola modifica (una fiammella aggiunta) che lo avrebbe reso diverso dall’originale rubato.

Il quadro del Seicento e il cuore della contestazione giudiziaria
“La cattura di San Pietro”, opera del pittore senese del XVII secolo Rutilio Manetti, era stata sottratta nel febbraio 2013 dal Castello di Buriasco, secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine. Nel 2021, lo stesso dipinto o una versione molto simile era stato esposto alla mostra lucchese, curata da Sgarbi, con la qualifica di opera autenticata e proveniente da una collezione privata. L’accusa aveva ipotizzato che la riapparizione del dipinto potesse configurare un’attività di riciclaggio di beni culturali, ossia l’occultamento della reale provenienza dell’opera per fini illeciti.

Tuttavia la Corte ha ritenuto che la documentazione e gli elementi probatori presentati non fossero sufficienti a dimostrare il reato contestato, soprattutto in assenza di riferimenti certi che collegassero in modo diretto e univoco il quadro sequestrato alla versione esposta da Sgarbi. È stata decisiva la valutazione sulla catena di possesso dell’opera, che non ha consentito di accertare la provenienza originaria nĂ© il coinvolgimento diretto del critico d’arte nelle fasi di collegamento tra il furto e la sua riapparizione pubblica.

La difesa e le reazioni alla sentenza
La difesa di Vittorio Sgarbi ha accolto con soddisfazione la sentenza e ha commentato il verdetto ribadendo la totale estraneità dell’imputato ai fatti di riciclaggio. I legali hanno parlato di “macchina del fango” scatenata da alcune inchieste, sottolineando come l’imputazione fosse basata su ricostruzioni non fondate e ribadendo che il quadro era legittimamente in possesso del critico d’arte.

Sgarbi, figura molto nota nel panorama culturale italiano per la sua attività di critico d’arte, storico e personaggio televisivo, ha sempre negato ogni addebito, sostenendo che non vi fosse alcuna prova concreta a carico e che l’opera da lui esposta fosse autentica e legittima. La vicenda aveva avuto una forte eco anche per il ruolo pubblico ricoperto da Sgarbi, già sottosegretario alla Cultura, dove era stato coinvolto in altre controversie giudiziarie e politiche legate all’ambito dei beni culturali.

Il verdetto di assoluzione per insufficienza di prove chiude dunque una pagina giudiziaria controversa e ricca di colpi di scena nel dibattito pubblico italiano sul patrimonio artistico e sulla responsabilità di chi gestisce e promuove opere d’arte antica. Per la giustizia penale, non sussistono gli estremi per una condanna per riciclaggio nel caso del quadro del Seicento di Rutilio Manetti.

La pronuncia della Corte di Reggio Emilia potrebbe avere riflessi anche sul modo in cui vengono gestiti e indagati casi analoghi relativi a beni culturali, con possibili implicazioni per il sistema giudiziario italiano e per la tutela del patrimonio artistico nazionale. L’assoluzione di Sgarbi segna un punto fermo in una vicenda che ha appassionato l’opinione pubblica e il mondo dell’arte e della cultura.

17 Febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA