🌐 Pericolosa escalation: Israele incamera i territori in Cisgiordania
Il mondo condanna la decisione israeliana sulla registrazione dei terreni nella Cisgiordania occupata: una “escalation pericolosa” che minaccia la stabilità regionale e la soluzione a due Stati.
In una mossa che ha scatenato una vasta ondata di critiche globali, la decisione del governo israeliano di riaprire il processo di registrazione delle terre nella Occupied West Bank come “proprietà statale” è stata definita da molti paesi una “pericolosa escalation” e una violazione del diritto internazionale. La misura, approvata per la prima volta dal 1967, è vista da analisti e Stati esteri come un passo verso un’effettiva annessione e un indebolimento della prospettiva di uno Stato palestinese indipendente.
La decisione, secondo il Ministero degli Esteri israeliano, mira a “chiarire in modo trasparente e completo i diritti fondiari per risolvere le controversie legali”. Tuttavia, molti governi e organizzazioni internazionali hanno respinto questa giustificazione, evidenziando come la mossa possa alterare significativamente lo status legale e demografico di un territorio conteso da decenni.
Condanne da più parti: “violazione del diritto internazionale”
L’Egitto ha definito la decisione israeliana una “pericolosa escalation” volta a consolidare il controllo sui territori palestinesi occupati, ribadendo che tali azioni rappresentano una violazione del diritto internazionale e della Quarta Convenzione di Ginevra. Il Cairo ha altresì richiamato il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in particolare la risoluzione 2334 del 2016, che considera illegali gli insediamenti nei territori palestinesi occupati.
Anche la Lega Araba ha preso una posizione netta, definendo la decisione di convertire vaste aree della Cisgiordania in terreni statali come un’iniziativa unilaterale e invalida, preludio a una futura annessione e una “flagrante violazione del diritto internazionale”. L’organizzazione ha sottolineato l’importanza di proporre una soluzione basata sulla coesistenza di due Stati, in conformità con l’Iniziativa di Pace Araba e le risoluzioni dell’ONU.

OIC e mondo arabo: rischio destabilizzazione
La Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) ha espresso forte rifiuto della decisione, sottolineando che essa mina i diritti fondamentali del popolo palestinese, incluso il diritto all’autodeterminazione e alla costituzione di uno Stato indipendente entro i confini del 1967 con Gerusalemme Est come capitale. L’OIC ha invitato la comunità internazionale, in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ad agire con urgenza per fermare le azioni che violano il diritto internazionale e minacciano la sicurezza regionale.
Paesi come Qatar, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait e Pakistan hanno condannato la decisione israeliana, definendola illegale, dannosa per gli sforzi di pace e un possibile detonatore di tensioni più ampie. Queste nazioni hanno sollecitato un intervento internazionale deciso, evidenziando come le azioni di Tel Aviv possano avere serie ripercussioni sulla sicurezza e sulla stabilità nella regione.
Autorità palestinese: “grave escalation” e chiamata all’azione
L’Autorità Nazionale Palestinese ha definito la mossa di Israele una “grave escalation” e una forma di annessione de facto del territorio palestinese, sostenendo che la decisione viola risoluzioni chiave delle Nazioni Unite e i diritti fondamentali dei palestinesi. Ramallah ha chiesto un immediato intervento internazionale, sollecitando Stati Uniti, ONU e altre organizzazioni multilaterali a fermare ciò che definisce un’accelerazione pericolosa delle politiche di occupazione.

Reazioni internazionali e prospettive geopolitiche
Oltre alle nazioni del Medio Oriente e del mondo arabo, anche l’Unione Europea ha espresso preoccupazione, invitando Israele a riconsiderare la decisione allarmante. Secondo alcuni analisti, la misura potrebbe compromettere ulteriormente la soluzione dei due Stati, già in crisi da anni a causa di politiche di insediamento e tensioni ricorrenti tra israeliani e palestinesi.
Nel contesto internazionale, la posizione degli Stati Uniti mostra segnali contrastanti: se da una parte esponenti dell’amministrazione Trump avevano in passato contrastato apertamente l’annessione del West Bank, l’attuale protesta formale è stata più contenuta rispetto alla condanna espressa da paesi arabi ed europei.
Un nodo difficile nel conflitto israelo-palestinese
La decisione di registrare vaste aree della Occupied West Bank come proprietà statale rappresenta un ulteriore elemento di tensione in una regione da decenni al centro di conflitti e negoziati internazionali. Critici e governi esteri temono che questa mossa possa segnare un punto di non ritorno, accelerando dinamiche di annessione e consolidando un nuovo status legale sul terreno. La comunità internazionale è ora chiamata a reagire con decisione per evitare un’escalation che potrebbe avere effetti destabilizzanti ben oltre i confini del Medio Oriente.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






