🌐 Iran a Ginevra per colloqui con USA e lo Stretto di Hormuz ribolle
L’Iran riapre il dialogo con Washington con una nuova tornata di colloqui nucleari a Ginevra mediata da Oman, mentre contemporaneamente il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avvia esercitazioni militari nello Stretto di Hormuz, nel contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti e alleati regionali.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato oggi a Ginevra per partecipare al secondo round di colloqui indiretti con gli Stati Uniti sul futuro del programma nucleare di Teheran, una fase di negoziazione cruciale mirata a ridurre le tensioni e prevenire un’escalation militare che coinvolga direttamente Washington e la Repubblica Islamica.
Questi incontri diplomatici, mediati dallo Stato del Oman, segnano la ripresa formale delle trattative tra i due Paesi dopo mesi di stallo e tensioni acute, incluse minacce di intervento militare e un rafforzamento della presenza navale statunitense nel Golfo. È la seconda tornata di colloqui dopo quella iniziale di inizio febbraio, che aveva dato un primo impulso al dialogo.
Araghchi ha dichiarato di essere in Ginevra “con reali idee per raggiungere un accordo equo e equilibrato”, ribadendo però che l’Iran non si piegherà “alle minacce” degli Stati Uniti.

Nucleare, sanzioni e sicurezza regionale
Il cuore dei colloqui è la disputa sul programma nucleare iraniano, con l’obiettivo di trovare un’intesa che possa limitare l’arricchimento di uranio e rafforzare la trasparenza con la comunità internazionale, in cambio di un significativo allentamento delle sanzioni economiche imposte a Teheran.
In precedenza l’Iran aveva espresso disponibilità a considerare compromessi, incluso un controllo internazionale più stringente delle sue attività atomiche, se accompagnato da benefici economici tangibili e dal ritorno dei beni iraniani congelati all’estero. Tuttavia, Teheran ha finora mantenuto ferme alcune “linee rosse”, rifiutando richieste USA di eliminare del tutto l’arricchimento e di limitare il suo programma missilistico.
Il capo della diplomazia iraniana ha anche incontrato oggi a Ginevra il direttore generale dell’International Atomic Energy Agency (IAEA), Rafael Grossi, per discussioni tecniche approfondite in vista delle negoziazioni ufficiali.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, insistono affinché i colloqui includano non solo la questione nucleare ma anche le attività missilistiche e il ruolo dell’Iran nel sostegno a gruppi armati e milizie in Medio Oriente. Questi punti restano però motivo di frizione, con Teheran che rifiuta di discuterne come prerequisito per un accordo.

Esercitazioni dell’IRGC nello Stretto di Hormuz
Mentre la diplomazia è in pieno svolgimento a Ginevra, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran ha avviato esercitazioni militari nell’importante corridoio marittimo dello Stretto di Hormuz, una via di transito vitale per circa il 20% del petrolio mondiale.
Queste manovre, denominate “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz”, servono a testare la prontezza operativa delle forze navali iraniane e la capacità di rispondere a “potenziali minacce di sicurezza e militari” nella regione, secondo il comunicato diffuso dai media statali. L’IRGC ha indicato che le esercitazioni mirano a rafforzare la rapidità di risposta delle sue unità, in un momento di forte tensione con le forze statunitensi e alleate presenti nel Golfo.
La decisione di esercitarsi proprio nello stretto riflette il ruolo strategico di questa via d’acqua — cruciale non solo per il commercio energetico globale ma anche come leva geopolitica. In passato, l’Iran ha più volte minacciato di chiudere lo stretto come possibile contromisura in caso di escalation con gli Stati Uniti o le forze alleate, pur non avendo mai messo in atto questa drastica misura.
Tensioni e pressioni esterne
Le tensioni tra Teheran e Washington sono aumentate nei mesi passati, con gli Stati Uniti che hanno rafforzato la loro presenza militare nel Golfo, incluso l’invio di una seconda portaerei e di gruppi da combattimento navali, in risposta alle crescenti preoccupazioni sulla stabilità regionale e sulla sicurezza delle rotte commerciali marittime. Il presidente USA Donald Trump ha più volte ribadito che una possibile soluzione pacifica è preferibile, ma ha anche sottolineato che il fallimento delle trattative potrebbe avere conseguenze gravi.
La situazione resta fluida: mentre alcune componenti dell’amministrazione americana parlano di un possibile “approccio più realistico” degli Stati Uniti alla questione nucleare, Teheran mantiene una posizione ferma nel non accettare imposizioni che ritiene ingiuste o unilateralmente svantaggiose.

Implicazioni per la stabilità regionale
La combinazione di diplomazia a Ginevra e manovre militari nello Stretto di Hormuz riflette un equilibrio estremamente delicato tra tentativi di negoziazione e strategie di deterrenza. Se da un lato la ripresa dei colloqui offre una via diplomatica per allentare le tensioni, dall’altro l’addestramento delle forze navali iraniane segnala che Teheran è pronta a utilizzare leve militari per proteggere i propri interessi e aumentare la pressione su Washington.
La comunità internazionale osserva con attenzione ogni sviluppo: un accordo potenziale potrebbe non solo influenzare direttamente la sicurezza nel Medio Oriente, ma anche avere impatti rilevanti sui mercati energetici globali e sulle relazioni multilaterali tra le principali potenze coinvolte.
La diplomazia e la deterrenza si intrecciano nel Golfo Persico: a Ginevra l’Iran e gli Stati Uniti cercano un accordo sul nucleare, ma nello stesso tempo le esercitazioni delle Guardie rivoluzionarie nello Stretto di Hormuz ricordano quanto sia fragile la pace e quanto sia alto il rischio di un’escalation.
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