🌐 La Nuova Zelanda vuole uccidere con esche milioni di gatti randagi
Il governo neozelandese annuncia l’inserimento dei gatti ferali nella strategia “Predator Free 2050”, con l’obiettivo di eradicare oltre 2,4–2,5 milioni di felini randagi entro il 2050 per proteggere fauna autoctona, scatenando un acceso dibattito su metodi, impatti e alternative
Il governo della Nuova Zelanda ha confermato l’intenzione di includere i gatti ferali nella strategia nazionale Predator Free 2050, un piano pluriennale che mira a eliminare predatori introdotti dall’uomo per proteggere la fauna autoctona del paese. L’obiettivo dichiarato è eradicare le popolazioni di gatti selvatici entro il 2050, una misura che potrebbe interessare oltre 2,4–2,5 milioni di animali sparsi tra foreste, terreni agricoli e isole remote.
Perché il piano è stato proposto
La Nuova Zelanda ospita una delle biodiversità più uniche e vulnerabili al mondo, con molte specie di uccelli, pipistrelli, lucertole e insetti che non hanno evoluto difese contro i mammiferi predatori introdotti dopo l’arrivo dell’uomo. I gatti ferali, che vivono e cacciano completamente indipendenti dalle persone, sono stati identificati come predatori che contribuiscono significativamente al declino di specie native, spingendo alcuni volatili verso l’estinzione.
Il ministro della Conservazione, Tama Potaka, ha descritto i gatti ferali come “stone‑cold killers” (“assassini a sangue freddo”), sottolineando che le popolazioni di questi animali “mettono una forte pressione” su uccelli, pipistrelli, lucertole e insetti. Il governo sostiene che la protezione della biodiversità richiede misure forti e coordinate per gestire le specie invasive.
Come potrebbe funzionare la riduzione delle popolazioni
Secondo le discussioni ufficiali e proposte di controllo, le strategie potrebbero includere metodi letali coordinati a livello nazionale. Alcuni programmi pilota prevedono l’uso di esche con veleno (come il 1080) e altri strumenti per ridurre la presenza di gatti ferali nelle aree critiche per la fauna autoctona.
Tuttavia, queste tecniche sollevano preoccupazioni etiche e pratiche:
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Gruppi come la Society for the Prevention of Cruelty to Animals (SPCA) ammettono che i gatti ferali rappresentano una minaccia ecologica ma si oppongono all’uso di metodi non umani, come trappole o veleni, che possono causare sofferenze prolungate.
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Esperimenti e alternative non‑letali — ad esempio deterrenti sonori o progetti di Trap‑Neuter‑Return (cattura, sterilizzazione e rilascio) — vengono proposti da alcuni scienziati e attivisti per ridurre le popolazioni senza abbatterle.
Le reazioni e il dibattito pubblico
La decisione di includere i gatti ferali nel programma ha diviso l’opinione pubblica neozelandese e internazionale.
Sostenitori della misura affermano che:
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I predatori introdotti stanno causando danni irreversibili alla fauna autoctona.
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Senza interventi drastici, numerose specie native continuerebbero a diminuire o scomparire del tutto.
Critici e gruppi animalisti sostengono invece che:
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Misure letali su larga scala sono crude e controverse e rischiano di includere anche animali che non sono ferali.
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Il problema è stato creato dall’uomo, poiché i gatti non sono specie native e la loro proliferazione è dovuta all’introduzione storica.
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Alcuni sostengono che tecniche più umane e preventive, come la sterilizzazione e l’educazione sui proprietari di animali, potrebbero ridurre gradualmente la popolazione senza massacri.
Critiche anche per iniziative collaterali
In passato competizioni locali di caccia ai gatti ferali, talvolta con premi, avevano suscitato forte indignazione pubblica e proteste da gruppi per i diritti degli animali, portando alla cancellazione di alcune di queste gare.
Un piano nel contesto globale della conservazione
Il progetto di Nuova Zelanda rientra nella più ampia iniziativa Predator Free 2050, che al di là dei gatti include anche la lotta contro furetti, donnole, ratti, opossum e altri predatori introdotti per salvaguardare gli ecosistemi fragili del paese. È uno degli obiettivi di conservazione più audaci al mondo, con una scadenza fissata a fine decennio.
Tuttavia, la questione solleva dilemmi complessi tra conservazione, etica e diritti degli animali, creando un dibattito che va ben oltre i confini neozelandesi. La sfida per il governo sarà quella di bilanciare la protezione della biodiversità con pratiche che rispettino il benessere animale e l’opinione pubblica.
Mentre la Nuova Zelanda si avvicina alla definizione dettagliata delle strategie operative, il futuro dei gatti ferali e della fauna autoctona resta uno dei temi ambientali e morali più discussi del momento
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