🌐 Giustizia, chi vince tra SI e NO? Le ultime rilevazioni
Le ultime rilevazioni ad Omnibus fotografano un referendum sulla giustizia sempre più incerto, con i sondaggi che mostrano una forbice stretta tra chi voterebbe Sì (a favore della conferma della riforma costituzionale) e chi voterebbe No. Le intenzioni di voto si muovono intorno a un equilibrio precario e una quota significativa di indecisi potrebbe risultare decisiva il 22 e 23 marzo 2026, data fissata per la consultazione referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati e altre modifiche del sistema giudiziario italiano.
Il quadro delle intenzioni di voto sul referendum
Il referendum sulla giustizia è diventato uno degli appuntamenti politici più seguiti in vista delle urne del 22 e 23 marzo 2026: l’Italia si prepara a pronunciarsi sulla conferma o l’abrogazione di norme che riguardano l’ordinamento giurisdizionale, la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pm, e altre modifiche costituzionali.
Le ultime rilevazioni emerse ad Omnibus su LA7 descrivono un fronte elettorale in cui il SI e il NO sono molto vicini, con un margine di vantaggio che si è progressivamente ridotto man mano che la campagna elettorale entra nel vivo. Secondo i dati presentati, la forbice tra favorevoli al sì e sostenitori del no si è assottigliata, segnalando un confronto sempre più serrato tra i due schieramenti in lizza per il voto popolare.
Questo equilibrio è confermato anche da sondaggi comparativi pubblicati negli ultimi giorni, in cui emerge che il fronte del Sì resta leggermente in vantaggio, ma la proporzione tra chi voterebbe a favore e chi contro è talmente stretta da rendere possibile qualsiasi esito alla consultazione, specie se considerata l’elevata quota di indecisi che potrebbero orientare il risultato nei giorni immediatamente precedenti al voto.

Trend recente nei sondaggi: vantaggio sottile per il Sì
Negli studi più recenti, diversi istituti di ricerca hanno offerto fotografie divergenti ma convergenti sul fatto che la competizione sia equilibrata:
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Un sondaggio pubblicato nelle scorse settimane ha indicato un vantaggio del Sì al 55% contro il 45% per il No, con una previsione di affluenza superiore al 60% tra gli elettori italiani.
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Secondo un altro rilevamento più recente, la distanza si restringe ulteriormente, con il Sì poco sopra la soglia del 50% e il No che si avvicina a raggiungerlo, evidenziando una dinamica di testa a testa.
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Altri sondaggi indicano invece quote più ampie di indecisi, confermando la centralità di questa componente nel decidere l’esito finale.
Questi dati testimoniano una situazione fluida, in cui il margine di errore statistico, le scelte di partecipazione al voto e la comunicazione politica nei prossimi giorni potranno avere un impatto significativo.
Perché i dati sono così incerti. Il ruolo degli indecisi
Un elemento ricorrente nelle indagini demoscopiche è la alta percentuale di elettori ancora indecisi o poco informati sui dettagli del quesito referendario. In molte rilevazioni, la quota di cittadini che non ha ancora deciso se votare Sì o No si attesta su percentuali notevoli, spesso superiori al 20‑30%, con punte anche più elevate a seconda del campione considerato.
Questa incertezza è dovuta anche alla complessità del contenuto del referendum, che riguarda modifiche costituzionali tecniche legate all’ordinamento giudiziario, alla separazione delle carriere dei magistrati e al Consiglio Superiore della Magistratura. La difficile comprensione dei dettagli del quesito, insieme alla sovrapposizione con dinamiche politiche più ampie, contribuisce a rendere il voto referendario un banco di prova per la capacità di mobilitazione di entrambi i fronti.

Opinioni politiche e mobilitazione elettorale
Il dibattito pubblico sulla riforma della giustizia e sulla scelta tra Sì e No ha coinvolto profondamente i principali attori politici italiani. Schieramenti di governo e di opposizione hanno definito posizioni nette:
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Il fronte del Sì, sostenuto principalmente da forze di maggioranza e da alcuni promotori della riforma, punta sulla necessità di confermare il testo costituzionale approvato dal Parlamento e di introdurre definitivamente la separazione delle carriere dei magistrati come strumento di modernizzazione del sistema giudiziario.
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Sul fronte del No, oppositori politici e alcune componenti della società civile criticano gli aspetti della riforma ritenuti pericolosi per l’indipendenza della magistratura e avvertono dei rischi di un’eccessiva influenza del potere esecutivo sulle strutture giudiziarie.
Queste divisioni riflettono posizioni ideologiche e giuridiche profonde, che non si esauriscono solo nelle intenzioni di voto ma permeano il discorso pubblico e i media, contribuendo a polarizzare gli elettori.
I fattori che possono decidere il risultato
Diversi elementi chiave determineranno chi vincerà tra Sì e No il 22 e 23 marzo:
Affluenza al voto
A differenza di molti referendum abrogativi, in questo caso non è previsto un quorum di validità, il che significa che il risultato sarà determinato solo dalla maggioranza dei voti espressi. Ciò implica che anche un’affluenza relativamente bassa può risultare decisiva, aumentando l’importanza di mobilitare gli elettori su entrambi i fronti.
Comunicazione e informazione sugli effetti reali
La comprensione da parte dei cittadini delle conseguenze effettive del voto sulla riforma della giustizia potrebbe influenzare direttamente il loro orientamento: più gli elettori sono informati sui contenuti, più il dibattito potrebbe spostarsi dalle argomentazioni di carattere politico a quelle tecniche legate alle modifiche costituzionali.
Effetto delle campagne elettorali
La capacità di ciascun fronte di convincere gli indecisi e mobilitare i propri elettori stabili sarà probabilmente l’ago della bilancia. Sondaggi e analisti sottolineano che gli schieramenti stanno intensificando le proprie campagne mediatiche per convincere i cittadini più incerti.

Sostanziale equilibrio attuale tra Sì e No
L’analisi delle ultime rilevazioni e delle tendenze demoscopiche indica che la sfida tra Sì e No nel referendum sulla giustizia è oggi in una situazione di equilibrio molto stretto.
I dati suggeriscono che il Sì mantiene un lieve vantaggio in molte rilevazioni, ma il margine è ridotto e la percentuale di indecisi potrebbe ribaltare il risultato, rendendo la consultazione del 22 e 23 marzo un vero e proprio testa a testa.
La partita referendaria non è solo un confronto sulle intenzioni di voto, ma una battaglia politica e culturale che riguarda l’assetto dell’ordinamento giudiziario italiano, con profonde implicazioni per il sistema istituzionale e la percezione pubblica della giustizia.
Con quasi due mesi di campagna davanti, la competizione tra chi vota Sì e chi vota No resta aperta, e ogni spostamento di opinione potrebbe fare la differenza nel determinare il vincitore finale.
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