9:45 am, 16 Febbraio 26 calendario

🌐 150 specie resistenti all’estinzione di massa: cosa ci insegnano

Di: Redazione Metrotoday
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Scoperta paleontologica in Cina e nuovi studi sulla vulnerabilità delle specie al cambiamento climatico con parole chiave “specie resistenti estinzione di massa biodiversità”

Una comunità fossile di 150 specie mostra come alcuni organismi siano sopravvissuti a una delle più antiche estinzioni di massa, illuminando il tema attuale della resilienza biologica mentre oggi oltre mille specie sono minacciate dalla crisi climatica e dalla perdita di habita.

Negli scorsi giorni, paleontologi internazionali hanno annunciato la scoperta di una sorprendente comunità di circa 150 specie fossili in una grotta della provincia di Hunan, in Cina, che sembra avere superato una delle antiche estinzioni di massa che hanno segnato la storia biologica del nostro pianeta, oltre 500 milioni di anni fa. Questo ritrovamento offre una straordinaria testimonianza del concetto di specie resistenti all’estinzione di massa, un tema che oggi riveste una rilevanza cruciale alla luce delle pressioni antropiche sull’ambiente globale.

Un ritrovamento che riscrive la resilienza biologica

Nella grotta cinese i ricercatori hanno identificato 150 specie diverse, di cui 91 completamente nuove per la scienza, appartenenti a gruppi di animali primitivi come meduse, vermi, spugne e artropodi marini. Questi organismi risalgono a un’epoca in cui la Terra attraversava grandi transizioni ambientali e biologiche, spesso caratterizzate da forti oscillazioni climatiche e paleogeografiche. La loro presenza in strati sedimentari successivi a un evento di crisi biologica suggerisce che alcuni organismi posseggano tratti di resilienza biologica che consentono loro di sopravvivere alle perturbazioni globali.

La rilevanza di questo ritrovamento è duplice: da un lato, costituisce un record prezioso per i paleoecologi che studiano le dinamiche delle estinzioni antiche; dall’altro, offre spunti per comprendere meglio i fattori che oggi influenzano la sopravvivenza delle specie minacciate, nel contesto di cambiamenti climatici senza precedenti.

Il significato di “estensione di massa” oggi

Un’estinzione di massa è un episodio nel quale si verifica il rapido declino e la scomparsa di una frazione enorme della biodiversità del pianeta, spesso in seguito a catastrofi geologiche o climatiche. Nel passato, eventi come l’estinzione Permiano-Triassico o quella del Cretaceo-Paleogene, che spazzarono via rispettivamente oltre il 90% e circa l’80% delle specie allora esistenti, sono esempi lampanti di crisi globali che trasformarono radicalmente gli ecosistemi della Terra.

Questi eventi hanno infatti selezionato alcuni organismi resistenti che, grazie a tratti evolutivi specifici come ampi areali di diffusione, adattabilità fisiologica o cicli di vita flessibili, sono riusciti a sopravvivere dove altri non ce l’hanno fatta. La scoperta in Cina di 150 specie così resilienti aiuta a illustrare questo concetto di “selective survival” che ha modellato l’evoluzione della vita.

Un fenomeno in accelerazione a causa dell’uomo

Tuttavia, a differenza delle estinzioni antiche causate da impatti cosmici o eruzioni vulcaniche, l’attuale crisi della biodiversità è in larga parte guidata da attività umane: distruzione degli habitat, cambiamenti climatici, inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse e introduzione di specie invasive.

Secondo recenti ricerche, almeno 3.500 specie animali sono già minacciate dal cambiamento climatico, con impatti che vanno dalle ondate di calore alla perdita di habitat e interruzione delle reti alimentari. Il rischio di estinzione dovuto al clima riguarda una larga fascia della biodiversità globale e, senza azioni urgenti, potrebbe portare a perdite irreversibili.

Inoltre, valutazioni più ampie della biodiversità globale indicano che circa 1 milione di specie su circa 8 milioni conosciute sono ora a rischio di estinzione a causa dell’attività umana, con percentuali particolarmente elevate tra anfibi, coralli e molte specie marine e terrestri.

Le specie che “vincono” e quelle che rischiano scomparire

Nel contesto di estinzioni antiche e moderne emerge un pattern interessante: le specie con ampi areali di distribuzione, alta plasticità ecologica e capacità di tollerare variazioni ambientali estreme tendono a sopravvivere meglio alle perturbazioni. Di fatto, alcuni gruppi come spugne, vermi semplici e organismi marini adattabili sono spesso ritrovati nei fossili successivi ai picchi di estinzione.

Al contrario, specie altamente specializzate, con habitat ristretti o esigenze ecologiche sofisticate — ad esempio molte specie di anfibi o piante e animali tropicali — risultano molto più vulnerabili alle perturbazioni rapide, inclusi i cambiamenti climatici attuali.

Questa dualità tra “vincitori” e “vinti” dei grandi eventi biologici si ripresenta anche nello scenario odierno: mentre alcune specie possono mostrare una resistenza relativa alle pressioni ambientali, molte altre sono a rischio concreto di scomparire se non vengono intraprese misure di conservazione efficaci.

Una scoperta fondamentale 

La scoperta delle 150 specie fossili nella grotta di Hunan non è soltanto un capitolo affascinante per la paleontologia: essa offre una lente attraverso cui guardare alla resilienza biologica in un’epoca di crisi ambientale globale. Capire quali tratti hanno consentito ad alcuni organismi di sopravvivere a estinzioni passate potrebbe aiutare a modellare strategie di conservazione per oggi, dove la perdita di biodiversità è un’emergenza planetaria.

In un’epoca in cui studio e protezione delle specie minacciate sono più urgenti che mai, conoscere le storie di sopravvivenza del passato può ispirare e guidare azioni concrete per il futuro della vita sulla Terra.

16 Febbraio 2026 ( modificato il 8 Febbraio 2026 | 9:53 )
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