🌐 Kennedy Jr: “Non ho paura dei germi, sniffavo cocaina dal water”
Il segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha rilasciato una dichiarazione che ha subito fatto il giro del mondo: “Non ho paura dei germi, sniffavo cocaina dalle tavolette del water”*, riferendosi a un episodio della sua gioventù durante un podcast. La confessione ha riacceso il dibattito sul suo passato di dipendenza da sostanze e sulle implicazioni di tali dichiarazioni da parte di una figura pubblica di alto profilo.
La dichiarazione è stata rilasciata nel corso di un’intervista a un popolare podcast americano, in cui Kennedy ha ripercorso la sua storia di tossicodipendenza, il lungo percorso di recupero personale e il rapporto con la pandemia di Covid‑19. L’uscita ha suscitato reazioni contrastanti negli Stati Uniti e all’estero, con critiche da parte di esperti di salute pubblica e commentatori politici sulla responsabilità di un alto funzionario nel trattare temi delicati come la salute e la dipendenza.
La confessione choc di Kennedy Jr: dalla cocaina al ruolo istituzionale
Durante un episodio del podcast “This Past Weekend”, condotto dal comico e podcaster Theo Von, Robert F. Kennedy Jr. ha dichiarato di non aver mai avuto paura dei germi, citando un episodio passato in cui sniffava cocaina dai bordi della tavoletta del water. “Non ho paura di un germe. Sniffavo cocaina dai sedili del water”, ha detto Kennedy nel corso della conversazione, spiegando che questa esperienza estrema faceva parte della sua storia di dipendenza, vissuta prima che lui intraprendesse il suo lungo percorso di recupero e sobrietà. Questa affermazione è stata ripresa dai principali media internazionali, generando discussioni sull’appropriatezza di tali confidenze da parte di un alto responsabile della salute pubblica.

Nel corso dell’intervista, Kennedy ha anche trattato altri aspetti della sua esperienza con la dipendenza: ha raccontato di aver continuato a frequentare gruppi di recupero quotidiani anche durante la fase più critica della pandemia di Covid‑19, nonostante le restrizioni sugli incontri di persona imposte in quel periodo. Per lui, la partecipazione ai meeting era una questione di “sopravvivenza”, e il rischio percepito di contrarre germi o infezioni non lo ha mai fermato.
Il percorso di recupero di Kennedy Jr
La storia personale di Kennedy Jr. con le sostanze stupefacenti è emersa in diverse occasioni pubbliche nel corso degli anni. Kennedy ha ammesso di aver lottato con la tossicodipendenza per molti anni, incluse esperienze con droghe come cocaina ed eroina, e ha descritto la sua decisione di intraprendere un percorso di recupero come un momento cruciale nella sua vita. Ha affermato che la partecipazione costante a incontri di recupero è stata fondamentale per la sua sobrietà e la sua capacità di mantenersi lontano dalle dipendenze.
Durante l’intervista, Kennedy ha spiegato che le riunioni di recupero alle quali partecipava durante la pandemia erano state sospese, ma lui e altri membri del gruppo avevano continuato a incontrarsi di persona, costituendo quello che ha definito un tipo di “gruppo pirata”. Questa scelta non è stata priva di critiche, ma per Kennedy era essenziale per la sua salute mentale e la sua sopravvivenza personale.
Kennedy ha inoltre parlato delle sfide legate alla gestione della sobrietà: ha affermato che la dipendenza è una malattia che poteva ucciderlo se non avesse trattato la propria condizione con costanza, frequentando incontri quotidiani e restando connesso con la comunità di supporto.

Critiche alle dichiarazioni di Kennedy Jr
Le dichiarazioni di Robert F. Kennedy Jr. non sono passate inosservate all’interno del dibattito pubblico internazionale. Alcuni esperti di salute pubblica hanno definito le sue affermazioni “inorridenti” e inadeguate per il ruolo di segretario alla Salute, evidenziando come tali confessioni possano essere fraintese o interpretate come una leggerezza nei confronti di questioni importanti come la prevenzione delle malattie e la sicurezza sanitaria.
Critici politici hanno sottolineato che una figura così centrale nella gestione della salute pubblica dovrebbe comunicare con grande cautela su temi legati alla violenza delle dipendenze e all’igiene, evitando di associarsi a immagini potenzialmente dannose o fraintendibili. Le reazioni sono arrivate sia da commentatori conservatori che da figure del mondo medico e scientifico, che hanno criticato la scelta di espresso Kennedy su un tema così delicato.*
Un passato di eccessi e una carriera istituzionale complessa
Robert F. Kennedy Jr., membro di una delle famiglie politiche più note degli Stati Uniti, ha avuto una carriera segnata da successi, controversie e discussioni pubbliche. Ha ricoperto il ruolo di segretario del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti dal 2025, ma il suo passato di attivismo scettico nei confronti dei vaccini e alcune sue posizioni di salute pubblica hanno generato critiche anche nelle fasi precedenti della sua carriera.
La sua apertura sulla dipendenza da sostanze e l’importanza del recupero riflette un tema molto discusso nella società contemporanea: la necessità di parlare apertamente di dipendenze e salute mentale, ma al contempo di farlo con responsabilità e consapevolezza, soprattutto per chi occupa ruoli istituzionali di alto profilo.
La tematica della dipendenza è complessa e profondamente radicata nelle dinamiche sociali, psicologiche e sanitarie. La scelta di rendere pubblica una testimonianza personale così estrema ha messo in evidenza il confine tra ricordo individuale e messaggio istituzionale, suscitando un dibattito più ampio sul ruolo delle figure pubbliche nel raccontare storie di vita personale.

Una confessione che divide tra trasparenza e responsabilità pubblica
La dichiarazione di Kennedy Jr. — “Non ho paura dei germi, sniffavo cocaina dal water” — ha immediatamente catalizzato l’attenzione internazionale, mettendo in luce aspetti della sua storia personale e professionale che vanno oltre l’aneddoto scioccante.
Se da un lato la confessione può essere vista come una forma di trasparenza sulla sua esperienza di tossicodipendenza e sulla lotta quotidiana per mantenere la sobrietà, dall’altro ha aperto interrogativi e critiche sulla pertinenza e il modo in cui tali dichiarazioni vengono rilasciate da una figura istituzionale responsabile della salute pubblica.
Il dibattito rimane aperto tra chi interpreta la dichiarazione come un segno di umanità e chi la considera un passo falso per chi guida le politiche sanitarie di una grande potenza mondiale, segnando un’altra pagina controversa nell’arena politica e mediatica globale.
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