3:40 pm, 15 Febbraio 26 calendario

🌐 Afghanistan: promozione turistica, ma le donne sono cancellate

Di: Redazione Metrotoday
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Il turismo in Afghanistan viene rilanciato dal governo talebano come nuova destinazione “esotica” per visitatori stranieri, ma questa apertura contrasta duramente con l’esclusione e la negazione dei diritti fondamentali delle donne afghane.

L’Afghanistan sotto il controllo dei talebani sta cercando di presentarsi al mondo come una destinazione turistica in crescita, ma dietro le immagini promozionali di paesaggi antichi e città storiche si cela una dolorosa realtà di diritti umani negati — soprattutto per le donne afghane. In una manovra che mira ad attirare visitatori stranieri e a generare entrate, il governo de facto ha reso più accessibili i visti per turisti e ha incentivato tour operator internazionali a includere l’Afghanistan nei loro programmi. Tuttavia, questa apertura al turismo straniero coesiste con l’esclusione totale delle donne afghane dalla vita pubblica e dalla libertà di movimento.

Negli ultimi anni le autorità talebane hanno riaffermato la loro volontà di incrementare il numero di stranieri che visitano il paese, puntando a valorizzare siti culturali e naturali, comprese città come Herat, Balkh e la valle del Panjshir, e a facilitare voli commerciali da hub internazionali. Secondo testimonianze raccolte, l’industria “turistica” è diventata un strumento anche di propaganda per migliorare l’immagine internazionale del regime.

Contraddizioni di un mercato turistico in crescita

Nonostante i tentativi di attrarre visitatori, le cifre restano basse e il turismo in Afghanistan è ancora un fenomeno di nicchia, attirando soprattutto viaggiatori avventurosi, fotografi, influencer e gruppi organizzati da paesi come Cina, Regno Unito e Grecia. Alcuni turisti raccontano di aver sperimentato l’ospitalità afghana e di sentirsi liberi di esplorare città e musei, una libertà che, paradossalmente, è negata alle cittadine del paese.

Molti tour operator stranieri promuovono l’Afghanistan come un luogo sicuro e ricco di storia, con pacchetti creati anche per viaggiatrici donne. Tuttavia, questa narrazione ha suscitato forti critiche di attiviste, osservatori internazionali e donne afghane, che definiscono tali iniziative una forma di “whitewashing” della repressione del regime nei confronti delle donne, smorzando l’attenzione globale sulle loro sofferenze.

Il paradosso delle libertà concesse ai turisti

Gran parte delle testimonianze di viaggiatori stranieri sottolineano come le regole riguardanti le donne siano massicciamente diverse per i visitatori rispetto alle cittadine afghane. Donne turiste possono camminare, visitare musei e scattare fotografie senza un accompagnatore maschile — libertà che le donne afghane non possono godere. Questa disparità ha fatto sorgere interrogativi etici sul turismo di “esotico avventurismo” in un paese dove la popolazione locale femminile è sottoposta a regole estremamente restrittive.

Questo contrasto crea una narrazione confusa: agli occhi dei visitatori, l’Afghanistan può sembrare una meta culturalmente affascinante, ma la percezione esteriore non riflette la dura realtà sociale per milioni di donne e ragazze.

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Le restrizioni imposte alle donne afghane

Nel corso degli ultimi anni, il regime talebano ha promulgato decine di editti che hanno progressivamente cancellato i diritti delle donne e delle ragazze. Tra le restrizioni più gravi:

  • Le donne non possono muoversi liberamente senza un accompagnatore maschile (mahram). Questo limita gravemente la loro capacità di lavorare, di studiare o di accedere ai servizi sanitari.

  • L’istruzione secondaria per le ragazze è stata vietata, e milioni di ragazze sono escluse dalla scuola.

  • Le donne sono escluse dal lavoro nelle ONG, dalle università e, in molti casi, persino dai luoghi pubblici come parchi e spazi ricreativi.

  • Groupi moralistici talebani hanno vietato alle donne anche la semplice presenza in spazi pubblici come parchi e luoghi di ritrovo.

Questi divieti, avvertono organizzazioni internazionali, sono parte di un sistema di discriminazione talvolta definito “apartheid di genere”. La segregazione istituzionalizzata ha effetti devastanti sulla salute, l’educazione e l’autonomia economica delle donne afghane, con conseguenze profonde per l’intera società.

Critiche internazionali e rischi per la sicurezza

Le politiche talebane hanno attirato ripetute condanne da parte di governi e organismi internazionali. Gli avvertimenti alla popolazione straniera circa i rischi di viaggiare in Afghanistan sono netti: molte autorità di viaggio sconsigliano categoricamente qualsiasi spostamento nel paese a causa dell’instabilità, del terrorismo e della possibilità di arresti arbitrari. In particolare, si segnala che donne afghane e straniere potrebbero affrontare gravi restrizioni e rischi.

In questo scenario, il turismo diventa un terreno scivoloso dove la ricerca di immagini pittoresche e di esperienze uniche si intreccia con la necessità di affrontare questioni morali e geopolitiche complesse.

Una narrazione ambigua e controversa

Il rilancio del turismo volto a mostrare l’Afghanistan come paese sicuro e accogliente rischia di mascherare le condizioni reali vissute dagli abitanti, in particolare dalle donne. Ogni immagine “instagrammabile” di strade e monumenti è accompagnata dalla consapevolezza che nel paese le libertà fondamentali sono neglette a una significativa parte della popolazione.

Mentre il regime talebano continua a cercare approvazione attraverso i visitatori stranieri, il contrasto con le restrizioni imposte alle donne afghane rimane una delle questioni umanitarie e sociali più urgenti nel cuore dell’Asia centrale.

15 Febbraio 2026 ( modificato il 9 Febbraio 2026 | 15:45 )
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