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🌐 Draghi: “Ordine globale è defunto, la minaccia è ciò che arriva””

Di: Redazione Metrotoday
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In un discorso all’Università di Ku Leuven, Mario Draghi lancia un allarme sull’ordine globale defunto e chiama l’Europa a superare divisioni e dipendenze. L’ex premier delinea come la vera minaccia sia il nuovo sistema che emerge al posto del vecchio ordine multilaterale

L’ordine globale che ha dominato la politica internazionale dalla Seconda guerra mondiale è “ormai defunto”, ha dichiarato Mario Draghi, ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Banca centrale europea, in un discorso pronunciato all’Università di Ku Leuven in Belgio, dove ha ricevuto una laurea honoris causa. La vera minaccia – ha avvertito – non è il collasso del vecchio sistema, ma ciò che sorgerà al suo posto.

Il discorso di Draghi, che riprende e amplia gli argomenti geopolitici che sta sviluppando da mesi, è un monito netto alle élite europee e ai capi di Stato: l’Europa, se rimane divisa e dipendente da altri attori globali, rischia di trovarsi “subordinata, divisa e deindustrializzata” nel nuovo equilibrio mondiale in formazione.

L’ordine mondiale “defunto”

Secondo Draghi, l’ordine internazionale basato sul diritto, sul multilateralismo e sulla cooperazione guidata dagli Stati Uniti ha fornito vantaggi concreti – sicurezza, prosperità e opportunità economiche – a molte nazioni, Europa inclusa. Tuttavia, la sua capacità di adattarsi alle profonde trasformazioni economiche e strategiche del XXI secolo è venuta meno. Tra questi cambiamenti, il ruolo crescente della Cina nelle catene globali del valore e la politica di potenza più assertiva di Washington giocano un ruolo chiave.

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In particolare Draghi ha sottolineato che l’interdipendenza economica, un tempo fonte di cooperazione, è ora utilizzata come leva di controllo e pressione. Questo fenomeno, ha spiegato, “ha seminato contraccolpi politici e resistenze verso l’apertura globale, complici distribuzioni dei guadagni sempre più ineguali e tensioni geopolitiche crescenti”.

La nuova minaccia non è il vuoto, ma ciò che lo riempie

È questa transizione verso un nuovo sistema globale – meno regolato, più conflittuale, più basato su interessi strategici piuttosto che su regole comuni – che preoccupa maggiormente Draghi. Un ordine mondiale meno affidabile nel garantire sicurezza e certezze normative potrebbe esporre l’Europa a rischi strutturali, ha ammonito: “La minaccia non è il crollo dell’ordine mondiale… il pericolo vero è ciò che lo sostituirà.”

Questa visione mette in luce come l’attuale frammentazione globale stia producendo una competizione fra grandi potenze in cui l’Unione europea, se rimane frammentata internamente, può essere costretta a subire decisioni altrui piuttosto che determinarle.

Draghi e il futuro dell’Europa: federalismo pragmatico

Per rispondere a queste sfide, Draghi ha proposto un “federalismo pragmatico” per l’Unione europea: un percorso di integrazione che, partendo dai settori in cui è possibile avanzare subito, costruisca gradualmente istituzioni capaci di esercitare poteri reali non solo in economia, ma soprattutto in difesa, politica estera e politica industriale.

Secondo l’ex premier, passare dalla logica confederale a una federale potrebbe consentire all’Europa di agire come un attore sovrano nel mondo, capace di proteggere i propri interessi strategici e di non essere compressa tra le grandi potenze.

Questa idea di rafforzamento europeo è stata già sostenuta da Draghi in passato, anche criticando l’inerzia delle istituzioni comunitarie nel tradurre in azioni concrete raccomandazioni su competitività e riforme strutturali.

Le reazioni internazionali

La posizione di Draghi ha acceso un dibattito internazionale. Alcuni analisti vedono nel suo discorso un richiamo necessario all’ambizione strategica dell’Europa, mentre altri osservano che affrontare un ordine post-globale più frammentato richiede una visione condivisa e maggior coesione interna più che semplici slogan.

La Comunità internazionale osserva con attenzione: se l’Europa non riesce a trasformare queste idee in politiche concrete, il rischio delineato da Draghi – quello di un continente strategicamente dipendente – può diventare realtà in un contesto di crescente competizione tra Stati Uniti e Cina.

Il quadro geopolitico più ampio

Le osservazioni di Draghi si inseriscono in un contesto di crescente riflessione globale sulla fine del vecchio ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti e sull’emergere di un mondo multipolare. Secondo altri leader e analisti, il modello attuale di interdipendenza è messo alla prova da nuove dinamiche di potere e da economie che competono su basi diverse da quelle della liberalizzazione totale.

La proposta di un’Europa più forte e unita, capace di difendere i propri valori e interessi, rappresenta una delle risposte politiche più ambiziose alle trasformazioni geopolitiche in corso. Ma realizzarla richiederà scelte politiche difficili e un consenso che attualmente è lontano dall’essere unanime.

Il messaggio di Mario Draghi è chiaro e senza eufemismi: il mondo come lo conoscevamo – con un ordine globale multilaterale e regole condivise – non esiste più, e ciò che verrà dopo potrebbe essere molto più insidioso di un semplice vuoto di potere. La sfida per l’Europa non è solo adattarsi, ma decidere attivamente il proprio ruolo e diventare, finalmente, una potenza coerente e autonoma.

14 Febbraio 2026 ( modificato il 9 Febbraio 2026 | 15:30 )
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