4:11 pm, 14 Febbraio 26 calendario

🌐 Calo entrate gas in Russia: l’India si sfila e peggiora il deficit

Di: Redazione Metrotoday
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In Russia le entrate da oil & gas sono ai minimi da anni a causa del calo dei prezzi globali, delle sanzioni occidentali e della riduzione delle importazioni da parte dell’India: il risultato è un forte aumento del deficit di bilancio, esacerbato dalla crisi economica e dall’incertezza sui mercati energetici.

La principale fonte di entrate per il bilancio della Federazione Russa — le esportazioni di petrolio e gas — sta vivendo una crisi profonda e prolungata, tra prezzi bassi sulle piazze internazionali, il peso delle sanzioni occidentali e un crescente disimpegno di partner energetici strategici come l’India. Questo mix negativo ha portato a un crollo delle entrate energetiche e all’aumento del deficit di bilancio, mettendo sotto pressione l’economia di Mosca e gli equilibri finanziari interni.

Entrate al collasso: numeri e trend

Nel gennaio 2026, le entrate russe da petrolio e gas sono diminuite di circa il 50% rispetto ai livelli storici, segnando il livello più basso da anni e una battuta d’arresto significativa per l’economia fortemente dipendente dai combustibili fossili.

Questa contrazione non è un fenomeno isolato: nel 2025 le entrate energetiche complessive sono state inferiori di oltre un quinto rispetto all’anno precedente, segnando uno dei cali più marcati nella storia recente del settore russo.

Secondo le proiezioni di un think‑tank legato al governo, il deficit di bilancio russo potrebbe quasi triplicare nel 2026, raggiungendo ampi livelli rispetto alle previsioni ufficiali, proprio per l’aumento delle spese pubbliche combinato con la caduta delle entrate da esportazioni energetiche.

Russia's budget deficit may almost triple this year as oil revenues decline

Perché l’onda negativa non si ferma

La crisi delle entrate energetiche russe è il frutto di tre fattori principali che si intrecciano:

Calo dei prezzi globali del petrolio

Nel 2025 il prezzo dell’Urals — il greggio di riferimento per la Russia — è sceso a livelli storicamente bassi, con quotazioni anche sotto i $40‑$50 al barile che riducono drasticamente i proventi delle esportazioni.

Questi prezzi bassi non compensano nemmeno i costi di estrazione e produzione in molte aree, con alcuni lotti venduti con sconti estremi per mantenere i volumi di vendita

Sanzioni e meccanismi di prezzo

Le sanzioni imposte da Stati Uniti, Unione Europea e alleati — insieme a un sistema di “price cap” concordato dalle principali potenze — hanno limitato la capacità di Mosca di vendere a prezzi di mercato pieno. Questi vincoli costringono la Russia a offrire il suo petrolio a forti sconti per mantenere i flussi di esportazione.

Inoltre, l’applicazione di misure restrittive su compagnie chiave e servizi di supporto logistico ha complicato l’accesso ai mercati internazionali e aumentato i costi operativi per gli esportatori russi, riducendo ulteriormente i margini di guadagno.

Meno importazioni da New Delhi

Per anni, l’India è stata uno dei principali partner di Mosca nell’acquisto di petrolio e gas, compensando in parte la perdita dei mercati europei. Tuttavia, negli ultimi mesi le importazioni indiane di greggio russo sono crollate sensibilmente a causa delle pressioni per rafforzare i legami con gli Stati Uniti e per evitare complicazioni legate alle sanzioni.

Statistiche recenti indicano che India è scivolata al terzo posto tra i maggiori acquirenti dei combustibili russi, con un calo delle importazioni che ha spinto altri paesi come la Turchia a prendere il suo posto tra i partner energetici principali.

La decisione interna a New Delhi di tagliare gli acquisti di petrolio russo fa parte di una strategia più ampia per rafforzare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, ma ha effetti dirompenti sulle entrate di Mosca, che ora perde un cliente fondamentale e redditizio.

Impatto sul deficit e sui conti pubblici

La combinazione di prezzi più bassi, riduzione dei volumi e sconti forzati ha comportato che il settore energetico, storicamente pilastro delle finanze russe, non riesca più a coprire una quota significativa del bilancio statale.

Il governo russo ha dovuto quindi affrontare un deficit fiscale molto superiore alle previsioni, spingendo le riserve valutarie a scendere e aumentando la pressione per ritocchi alla spesa pubblica — comprese quelle militari — in un momento in cui la spesa per la difesa rimane alta.

Tale situazione potrebbe costringere Mosca a rivedere i suoi modelli di spesa, con possibili tagli a programmi sociali ed economici o ad aumentare l’indebitamento interno ed estero, se disponibili. Anche la valuta nazionale, il rublo, potrebbe subire pressioni se le entrate in valuta estera continuano a calare.

All’interno della Russia le autorità continuano a difendere l’efficacia delle strategie energetiche, sottolineando che il paese è riuscito a mantenere volumi di esportazione relativamente stabili nonostante le sanzioni. Tuttavia, analisti economici avvertono che l’era in cui l’energia sosteneva generosamente il bilancio statale potrebbe essere al tramonto, e che è urgente diversificare l’economia per evitare stagnazione prolungata.

Altre voci chiedono una politica più aggressiva in termini di negoziazione di nuovi accordi commerciali con paesi asiatici e africani, ove la domanda di energia resta forte, ma avvertono che anche i mercati emergenti stanno diventando più cauti di fronte alla complessità delle sanzioni globali.

Implicazioni per l’economia globale

La crisi delle entrate energetiche russe non riguarda solo Mosca: un drastico calo delle esportazioni di petrolio e gas da uno dei principali produttori mondiali può influenzare i mercati globali, modificando gli equilibri di offerta e domanda e creando spazi per altri fornitori di riempire il vuoto lasciato da un mercato russo sempre più sotto pressione.

Inoltre, la riduzione delle esportazioni russe verso partner cruciali come l’India potrebbe alterare le dinamiche geopolitiche legate all’energia, costringendo importatori a riorientare le loro catene di approvvigionamento e a sviluppare alternative più sostenibili o strategiche.

La combinazione di calo dei prezzi globali del petrolio, effetto delle sanzioni e la riduzione degli acquisti da parte dell’India ha prodotto una profonda crisi delle entrate da oil & gas per la Russia, portando a un significativo aumento del deficit di bilancio e a un ripensamento delle strategie economiche nazionali.

Se i prezzi non dovessero riprendersi e la diversificazione dei mercati non fosse sufficiente a compensare le perdite, la Russia potrebbe trovarsi di fronte a una delle più gravi sfide economiche dalla caduta dell’Unione Sovietica, con conseguenze interne e internazionali destinate a farsi sentire nei prossimi anni.

14 Febbraio 2026 ( modificato il 9 Febbraio 2026 | 16:16 )
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