🌐 MQ‑28A Ghost Bat: il drone “pipistrello fantasma” Usa
Il drone MQ‑28A Ghost Bat emerge come protagonista dell’evoluzione delle capacità militari Usa e alleate nel Pacifico, con la nuova versione Block 3 pensata per autonomia estesa e stiva interna per armamenti. La piattaforma autonoma, originariamente sviluppata per la Royal Australian Air Force, sta attirando interesse strategico per operazioni a lungo raggio, integrazione con forze convenzionali e potenziale impiego nella regione Indo‑Pacifico. Un approfondimento aggiornato sulle capacità tecniche, le strategie industriali e le implicazioni geopolitiche.
Il MQ‑28A Ghost Bat: da “gregario” a sistema operativo
Il MQ‑28A Ghost Bat è un drone da combattimento collaborativo avanzato—noto anche come “pipistrello fantasma”—che si sta progressivamente trasformando da sistema dimostrativo a piattaforma operativa. Il programma, guidato da Boeing Defence Australia in collaborazione con la Royal Australian Air Force (RAAF), è nato per fornire un “loyal wingman”: un velivolo senza pilota capace di operare insieme ad aerei pilotati come il F‑35A e il F/A‑18F. Il velivolo sfrutta l’intelligenza artificiale, sensori modulari e un’architettura aperta che gli consente di adattarsi a diverse missioni, dalla sorveglianza all’intercettazione autonoma.
Oggi, grazie agli ultimi sviluppi tecnologici e agli investimenti degli Stati Uniti nel contesto strategico indo‑pacifico, il Ghost Bat sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle discussioni sulla futura dottrina aerea.
La versione Block 3: armi interne e raggio operativo esteso
La svolta tecnica più recente riguarda la versione Block 3, svelata durante il Singapore Airshow 2026. Questa configurazione introduce stive interne per armamenti—capacità finora assente nelle precedenti varianti—che permettono l’alloggiamento di missili aria‑aria AIM‑120 AMRAAM e bombe guidate GBU‑39 Small Diameter Bomb all’interno della fusoliera, riducendo la resistenza aerodinamica e migliorando le prestazioni complessive.
Un’altra novità riguarda l’aumento dell’apertura alare, da circa 6 metri a 7,3 metri, che consente un incremento stimato di oltre il 30% della capacità di carburante e quindi un allungamento del raggio operativo, cruciale per le missioni nel vasto spazio pacifico.
Queste modifiche tecniche rendono il Ghost Bat non solo un velivolo di supporto, ma una piattaforma con potenziale combattivo integrato e operativa in scenari complessi.

Autonomia e integrazione con asset esistenti
La fase di test del MQ‑28A ha già dimostrato capacità impressionanti. Durante il programma Capability Demonstration 2025, condotto in Australia, il drone ha completato missioni operative simulate con successo, dimostrando comportamenti autonomi, operazioni multiship e integrazione con sistemi come l’E‑7A Wedgetail per il controllo e la condivisione dei dati.
In un recente test, un velivolo Ghost Bat ha operato in squadra con un E‑7A Wedgetail e un F/A‑18F Super Hornet, ricevendo comandi essenziali e gestendo autonomamente navigazione, intercettazione e rilascio di un’arma. Questa dimostrazione indica la maturità delle capacità autonome e la possibilità di impiego in scenari reali.
Parallelamente, il drone ha già compiuto oltre 100 ore di volo in prove tattiche e simulazioni di combattimento, consolidando la sua affidabilità come asset collaborativo.
Gli interessi Usa nel Pacifico
Pur nato come progetto australiano, l’interesse statunitense per il MQ‑28A è in rapida crescita. Il Pentagono ha già integrato esemplari del drone nei programmi di sperimentazione e sta valutando il suo impiego in strategie di lungo raggio, soprattutto alla luce delle crescenti tensioni nel teatro indo‑pacifico.
L’idea di utilizzare Ghost Bat accanto a velivoli crewed americani (come gli F‑35 o asset AEW&C) riflette la tendenza militare a incrementare l’uso di sistemi non pilotati per migliorare la sorveglianza e ridurre i rischi per gli equipaggi. La combinazione di autonomia, modularità e capacità di combattimento fa del Ghost Bat un potenziale moltiplicatore di forza in una regione cruciale per la sicurezza globale.

Il mercato internazionale
Il programma MQ‑28A ha già beneficiato di ingenti investimenti: l’Australia ha stanziato oltre 1,4 miliardi di dollari per lo sviluppo della piattaforma e sta continuando ad ampliare la propria flotta di droni, ordinando nuove unità Block 2 e Block 3.
Nel dicembre 2025, un ordine significativo ha portato l’impegno totale australiano a includere decine di velivoli fino al 2030, evidenziando una visione strategica a lungo termine.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, guardano al Ghost Bat come a un componente possibile nelle future alleanze di difesa nel Pacifico, dove la cooperazione con partner come Giappone e Australia potrebbe consolidare un network interoperabile di piattaforme avanzate.
Implicazioni geopolitiche e militari
La crescente attenzione al MQ‑28A non è neutra dal punto di vista geopolitico. Il Indo‑Pacifico rappresenta un teatro strategico dove Stati Uniti e alleati cercano di bilanciare l’espansione delle capacità militari cinesi. Un drone come il Ghost Bat, con autonomia estesa, capacità autonome avanzate e potenziale armato, può modificare la dinamica di deterrenza in una regione di contrasto crescente.
Inoltre, l’adozione di sistemi come il Ghost Bat segnala una transizione verso concetti operativi che integrano droni collaborativi con forze convenzionali, ampliando la portata, la resilienza e la flessibilità delle operazioni aeree nel Pacifico.
Un drone chiave per la sicurezza futura
Il MQ‑28A Ghost Bat si pone al centro di una trasformazione significativa delle capacità militari di Stati Uniti, Australia e potenziali partner. Con la versione Block 3 che introduce armamenti interni, maggiore autonomia e modularità, questa piattaforma rappresenta non solo un progresso tecnologico, ma anche una possibile svolta strategica nel teatro indo‑pacifico.
La combinazione di autonomia, interoperabilità con asset esistenti e potenziali capacità armate colloca il Ghost Bat tra i sistemi più osservati nella difesa aerea dell’era contemporanea. Il suo sviluppo e impiego futuro saranno indicatori chiave delle strategie di difesa collettiva e delle dinamiche di potere nel Pacifico.
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