5:56 pm, 13 Febbraio 26 calendario

🌐 Il DNA dei tardigradi aiutarà l’uomo a sopravvivere nello spazio

Di: Redazione Metrotoday
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Grazie alla straordinaria capacità di sopravvivere in condizioni estreme, i tardigradi potrebbero rappresentare una risorsa fondamentale per le future missioni spaziali. La scoperta delle loro potenzialità potrebbe cambiare il nostro approccio alla vita nello spazio e alla sopravvivenza umana in ambienti ostili.

I tardigradi e il loro straordinario segreto

Immaginate di essere in grado di sopravvivere all’inimmaginabile: temperature da -272 °C a 150 °C, radiazioni letali, pressioni elevatissime, o addirittura assenza totale di acqua. Potrebbe sembrare fantascienza, ma c’è un piccolo organismo che è in grado di farlo. I tardigradi, noti anche come “orsetti d’acqua”, sono micro creature che possiedono un superpotere biologico unico: la capacità di entrare in uno stato di sospensione chiamato criptobiosi. Questo stato consente loro di sopravvivere anche nei luoghi più estremi del nostro pianeta, ma la vera scoperta sta nel fatto che questa capacità potrebbe essere cruciale per l’esplorazione spaziale e la sopravvivenza umana nello spazio.

Recenti studi, infatti, hanno mostrato che il DNA dei tardigradi, e in particolare le loro proteine specializzate nella sopravvivenza in criptobiosi, potrebbero essere utilizzate per sviluppare tecnologie che aiutano l’uomo a resistere alle condizioni difficili dello spazio, dove le risorse sono scarse e l’ambiente è spesso inospitale. Questo potrebbe rivoluzionare la nostra capacità di esplorare e vivere al di fuori del nostro pianeta.

Cosa rende i tardigradi così speciali

I tardigradi sono organismi microscopici che vivono in ambienti acquatici, ma la loro caratteristica più affascinante è la capacità di sopravvivere in condizioni che normalmente sarebbero fatali per la maggior parte degli altri esseri viventi. Quando l’acqua scarseggia, i tardigradi entrano in uno stato chiamato criptobiosi, che li rende praticamente privi di attività metabolica. In questo stato, i tardigradi possono sopravvivere in assenza di cibo, acqua, e in condizioni ambientali estreme come il vuoto spaziale.

Questa incredibile resistenza è dovuta a un meccanismo biologico che protegge le loro cellule. Le proteine e gli zuccheri specializzati nei tardigradi preservano la loro struttura cellulare e il loro DNA, consentendo loro di “riprendersi” quando le condizioni migliorano. Per quanto incredibile possa sembrare, alcuni tardigradi sono riusciti a sopravvivere anche nel vuoto dello spazio, quando sono stati inviati in orbita per esperimenti scientifici.

La criptobiosi come alleato nello spazio

La criptobiosi potrebbe quindi essere la chiave per affrontare le sfide legate alla sopravvivenza nello spazio. La vita su una stazione spaziale o durante un viaggio interplanetario implica enormi difficoltà. La radiazione cosmica, le temperature estreme e la scarsità di risorse vitali come l’acqua rappresentano ostacoli enormi. Qui entra in gioco la capacità dei tardigradi di entrare in uno stato di sospensione biologica, che potrebbe essere applicato anche all’uomo.

Immaginate un astronauta in grado di “ibernarsi” per periodi di tempo prolungati durante viaggi spaziali lunghi, riducendo così i rischi e il consumo di risorse. La criptobiosi potrebbe, infatti, consentire agli esseri umani di sopravvivere durante viaggi verso destinazioni lontane come Marte, riducendo il bisogno di risorse e minimizzando i danni fisici dovuti all’esposizione alle condizioni spaziali.

La possibilità di applicare la criptobiosi ai viaggi spaziali potrebbe ridurre enormemente i costi e le complessità logistiche delle missioni a lunga durata, consentendo agli astronauti di viaggiare in sicurezza attraverso spazi vastissimi e privi di risorse.

Un successo sperimentale

I tardigradi sono già stati protagonisti di esperimenti nello spazio. Nel 2007, una missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha inviato i tardigradi in orbita, dove sono stati esposti al vuoto spaziale e alle radiazioni cosmiche per circa una settimana. I risultati sono stati sorprendenti: i tardigradi sono riusciti a sopravvivere e, una volta ritornati sulla Terra, sono stati in grado di riprendersi e riprodursi. Questo ha dimostrato che i tardigradi possono sopravvivere a condizioni estreme, tra cui il vuoto e le radiazioni, senza subire danni permanenti.

Questo successo ha sollevato l’interesse della comunità scientifica e delle agenzie spaziali, che vedono nei tardigradi una risorsa fondamentale per le future missioni spaziali. Le loro capacità di resistere a condizioni inospitali possono essere un modello da cui trarre ispirazione per sviluppare soluzioni tecnologiche che rendano l’uomo più resistente alle difficoltà della vita nello spazio.

Le applicazioni del DNA dei tardigradi

Uno degli aspetti più promettenti delle ricerche sui tardigradi è la possibilità di utilizzare il loro DNA per sviluppare nuove tecnologie bio-ingegneristiche. Le proteine specializzate che proteggono i tardigradi potrebbero essere applicate in vari settori, dalla medicina alla biotecnologia, fino all’ingegneria spaziale. Alcuni scienziati stanno studiando come le proteine dei tardigradi possano essere utilizzate per proteggere le cellule umane dalla radiazione cosmica o per preservare il materiale biologico durante le missioni spaziali.

La bioingegneria potrebbe anche sfruttare il meccanismo di criptobiosi per sviluppare nuovi tipi di terapie mediche. Se i tardigradi possono “ibernarsi” per lunghi periodi senza danneggiare le loro cellule, la stessa tecnologia potrebbe essere applicata a organi o tessuti umani per conservare e ripristinare la funzionalità biologica.

La sfida della sopravvivenza umana

La possibilità di utilizzare i tardigradi come modello biologico per la sopravvivenza spaziale apre scenari affascinanti per l’esplorazione dello spazio profondo. La loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme non solo ci insegna di più sulla biologia della vita in ambienti estremi, ma ci fornisce anche gli strumenti per adattare l’uomo alle sfide della vita nello spazio.

Se queste tecnologie dovessero essere sviluppate con successo, gli astronauti del futuro potrebbero essere in grado di affrontare viaggi lunghi senza il rischio di danni biologici o di deperimento fisico. L’ingegneria biologica, unita alle scoperte sui tardigradi, potrebbe un giorno essere la chiave per garantire la sopravvivenza umana durante le missioni spaziali di lunga durata, aprendo la strada alla colonizzazione di altri pianeti.

13 Febbraio 2026 ( modificato il 7 Febbraio 2026 | 15:01 )
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