5:02 pm, 22 Febbraio 26 calendario

🌐 … e alla fine i “Bocchini” sono diventati “Muratori”

Di: Redazione Metrotoday
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Tre fratelli di Rimini hanno ottenuto ufficialmente dalla Prefettura di poter cambiare il proprio cognome imbarazzante, passando da quello paterno a quello della madre. Una scelta motivata dal disagio sociale e dalle continue prese in giro che il nome originario suscitava nella loro vita quotidiana, e che ora li porta a riappropriarsi di una nuova identità con serenità e senza la pressione delle battute o degli sguardi imbarazzati.

Una scelta sociale e personale

A Rimini, tre fratelli hanno deciso di cambiare il proprio cognome originario, considerato motivo di scherno e imbarazzo, rivolgendosi alla Prefettura per avviare la procedura prevista dalla legge italiana. In Italia il cambio di cognome non è automatico, ma può essere autorizzato se accompagnato da una motivazione valida e meritevole di tutela, come situazioni in cui il nome diventa causa di disagio psicologico o sociale.

Nel caso dei tre giovani riminesi, il cognome “Bocchini” è stato percepito come un peso, perché fonte di battute, prese in giro e situazioni imbarazzanti nei contesti scolastici, sociali e quotidiani. Dopo aver presentato l’istanza, la Prefettura ha valutato con attenzione le motivazioni, confermando che il disagio era reale e giustificato.

La prima richiesta è stata presentata nel 2022 dal fratello di mezzo, seguito successivamente dal fratello maggiore. In un secondo momento, i genitori hanno deciso di estendere il cambio anche al fratello più giovane, ancora minorenne, per garantire a tutti un futuro senza il peso del cognome che li aveva accompagnati fino a quel momento.

La procedura si è conclusa con successo e ora tutti e tre i ragazzi si chiamano “Muratori”, il cognome materno, che hanno scelto per superare le difficoltà legate al nome precedente.

Dal disagio sociale all’identità personale

La vicenda dei fratelli riminesi mette in luce come un cognome, apparentemente neutro, possa diventare un elemento centrale nella costruzione dell’identità personale e nella percezione di sé, specialmente durante l’adolescenza e la giovinezza. I ragazzi non hanno documentato episodi gravi di bullismo, ma le continue battute e il disagio sociale avevano un impatto significativo sulla loro quotidianità, tanto da spingerli a cercare un cambiamento formale.

Il padre dei ragazzi non si è opposto alla decisione, sottolineando che il passato resta e che l’importante era il benessere dei figli. La scelta di adottare il cognome della madre è stata condivisa in famiglia, con l’obiettivo di permettere ai fratelli di vivere con maggiore serenità e senza il timore di scherni legati al nome.

Le istituzioni che si occupano di anagrafe richiedono normalmente una motivazione giustificata per autorizzare un cambio di nome. Nel caso specifico, la Prefettura ha ritenuto che l’imbarazzo sociale causato dal cognome poteva avere impatti psicologici reali, soprattutto in età giovanile, e ha quindi accolto la richiesta dei fratelli.

Come funziona il cambio di cognome in Italia

In Italia il cambio di cognome è regolato dagli articoli 89-93 del DPR 396/2000, e richiede la presentazione di una domanda motivata al Prefetto della provincia di residenza o di nascita. La legge stabilisce che la modifica non è un diritto automatico, ma deve essere giustificata da motivi considerati validi, come ad esempio quando il cognome è ridicolo, fonte di imbarazzo o legato a situazioni familiari problematiche.

La procedura prevede l’istruttoria dell’autorità competente, che valuta caso per caso la richiesta e può approvarla o respingerla. Nel caso dei tre fratelli, le motivazioni legate all’imbarazzo sociale e all’impatto sulla qualità della vita sono state ritenute sufficienti per concedere il cambio.

Una storia che apre un tema più ampio

La vicenda dei fratelli riminesi ha suscitato riflessioni anche sul ruolo dei cognomi nella società contemporanea. Un cognome può apparire soltanto come una formalità anagrafica, ma in realtà incide profondamente su come le persone vengono percepite e trattate fin dalle prime fasi della vita. Quando un nome diventa oggetto di battute o imbarazzo, può influenzare l’autostima, le relazioni sociali e le dinamiche scolastiche o professionali.

Per alcuni, questa scelta rappresenta una forma di autodeterminazione e di tutela della propria dignità personale. Per altri, solleva domande su come bilanciare il rispetto delle tradizioni familiari con i bisogni individuali di crescita e benessere psicologico.

In Italia, la possibilità di cambiare cognome è uno strumento previsto dalla legge per casi particolari, e può essere utilizzato anche in situazioni come quelle in cui un cognome genera disagio significativo. Questa vicenda offre un’opportunità di approfondimento su come le norme amministrative e le esigenze sociali interagiscono nella tutela dei diritti individuali.

Un nuovo inizio con il cognome “Muratori”

La storia dei tre fratelli di Rimini che hanno cambiato il proprio cognome da “Bocchini” a “Muratori” racconta un percorso di liberazione personale e sociale, in cui la legge italiana ha riconosciuto il diritto di chiunque a una forma di identificazione che non rappresenti un peso o una fonte di imbarazzo. La decisione, condivisa in famiglia e sostenuta legalmente, rappresenta per i giovani un nuovo inizio e l’opportunità di affrontare il futuro con maggiore fiducia in sé stessi, lontano dalle battute e dai pregiudizi associati al nome precedente.

22 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 20:09 )
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