🌐 Crisi turistica a Cuba: crollo del 18% nel 2025
La crisi del turismo a Cuba si aggrava: nel 2025 gli arrivi internazionali sono scesi del 18%, segnando il peggior dato dal 2002. Il settore, vitale per l’economia dell’isola, è alle prese con black-out, carenze energetiche, calo dei principali mercati e concorrenza delle destinazioni caraibiche.
La crisi del turismo a Cuba si è trasformata in emergenza strutturale nel 2025, con un crollo degli arrivi internazionali pari al 18% rispetto all’anno precedente, portando il totale a circa 1,8 milioni di visitatori, il livello più basso dal 2002, escluse le annate segnate dalla pandemia.
Secondo i dati ufficiali dell’Istituto nazionale di statistica cubano (ONEI), il settore turistico, che rappresenta una delle principali fonti di valuta estera per l’economia nazionale, non ha recuperato dai profondi cali iniziati all’indomani della pandemia di Covid-19 e ha continuato a perdere terreno anche nel corso del 2025. Il risultato è il peggior anno per il turismo dal 2002, con un calo drastico dopo i record del 2018, quando furono registrati oltre 4,6 milioni di turisti.
Cause multiple, effetti devastanti
La crisi del turismo cubano è alimentata da una combinazione di fattori economici, infrastrutturali e geopolitici. Black-out elettrici prolungati, carenze di carburante, reti di trasporto inadeguate e una generale incertezza economica stanno scoraggiando i turisti internazionali. Questi problemi si sommano alla forte concorrenza di altre mete caraibiche – come Giamaica, Repubblica Dominicana e Porto Rico – che continuano ad attrarre visitatori con infrastrutture più efficienti e offerte turistiche competitive.
Il quadro delle difficoltà è ulteriormente aggravato dalle tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti: l’embargo commerciale in vigore da decenni e le nuove minacce di tagliare forniture di petrolio stanno mettendo sotto pressione l’economia cubana, con possibili ripercussioni sulla capacità di mantenere servizi turistici essenziali.

Principali mercati in contrazione
La contrazione dei visitatori non ha risparmiato nessun mercato chiave. I dati evidenziano che Canada, Russia, Stati Uniti e Messico hanno registrato forti diminuzioni nel numero di turisti inviati a Cuba nel 2025 rispetto al 2024:
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Canada: circa -12,4%.
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Russia: circa -29%.
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Stati Uniti: -22,8%.
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Messico: -10,2%.
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Nei paesi europei la situazione è ancora più critica, con Germania, Spagna e Francia che hanno registrato cali rispettivamente di -49,5%, -28,5% e -26%.
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Solo Argentina e Colombia mostrano segni di crescita, con aumenti di oltre il 10%.
Queste flessioni testimoniano come Cuba stia perdendo progressivamente la capacità di attrarre flussi turistici da mercati storicamente importanti, aggravando la dipendenza economica da fonti più instabili e meno consistenti di visitatori.
Dinamiche interne e concorrenza regionale
Il calo degli arrivi internazionali si traduce in un effetto domino sulle imprese locali e sulla forza lavoro del settore. Hotel con tassi di occupazione bassissimi, strutture di ristorazione con pochi clienti e riduzione dei servizi turistici stanno diventando la norma, anche in località un tempo fiorenti come Varadero o L’Avana. Alcuni alberghi hanno iniziato a chiudere o a riconvertire le loro attività, mentre altri operatori turistici cercano alternative per sopravvivere alla crisi.
Inoltre, la concorrenza di destinazioni regionali con migliori collegamenti aerei, infrastrutture moderne e pacchetti turistici competitivi attrae sempre più viaggiatori, facendo perdere ulteriore terreno a Cuba nel mercato internazionale del turismo.
Ripercussioni sull’economia nazionale
Il turismo rappresenta storicamente uno dei principali generatori di valuta estera per l’economia cubana, insieme alle rimesse e alle esportazioni di beni limitati. Il drastico calo degli arrivi influenza negativamente le entrate in dollari, aggravando il contesto di scarsità di combustibile, medicine e beni di consumo. Queste carenze non solo deprimono la qualità dei servizi turistici, ma incidono anche sulla vita quotidiana dei cittadini.
Gli esperti economici sottolineano come il settore turistico cubano stia vivendo una transizione involutiva, passando da un pilastro di sviluppo a un elemento di vulnerabilità, con effetti collaterali sulla bilancia commerciale e sull’occupazione locale.

Possibili scenari per il 2026 e oltre
La prospettiva per il 2026 non appare facile. Con il perdurare delle difficoltà interne — blackout, carenza di carburante e tensioni politiche — e la concorrenza internazionale più forte che mai, Cuba deve affrontare la sfida di rilanciare un settore che è stato per decenni un simbolo della sua apertura internazionale.
Gli analisti ritengono che la ripresa potrebbe richiedere un ripensamento delle politiche turistiche, investimenti in infrastrutture essenziali e possibili riforme strutturali per migliorare l’attrattività globale della destinazione. Tuttavia, senza un cambiamento significativo nella strategia e un miglioramento delle condizioni interne, il turismo cubano rischia di rimanere in una spirale negativa, con conseguenze profonde sull’economia nazionale e sul tessuto sociale dell’isola.
Una crisi che investe l’intero settore
Questa crisi turistica rappresenta più di un semplice calo statistico: è il riflesso di una crisi economica e infrastrutturale più ampia che investe Cuba in profondità, mettendo in discussione la capacità del paese di conservare il suo appeal come destinazione turistica internazionale. La sfida per il futuro sarà non solo arrestare l’emorragia di visitatori, ma costruire un modello turistico più resiliente, sostenibile e competitivo nel panorama globale post-pandemico.
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