🌐 Buco nero continua a eruttare anni dopo aver divorato una stella
Un buco nero continua a “eruttare” materiale anni dopo aver “mangiato” una stella, con emissioni di jet radio incredibilmente intense e persistenti che sfidano le teorie astronomiche. La scoperta, osservata per oltre sei anni, offre nuovi indizi sul comportamento caotico dei buchi neri e le dinamiche delle Tidal Disruption Events (TDE).
Un buco nero supermassiccio continua a “eruttare” materiale nello spazio anni dopo aver “divorato” una stella, dando vita a un fenomeno cosmico mai osservato prima di questa entità e durata. Situato in una galassia distante circa 665 milioni di anni luce dalla Terra, questo oggetto cosmico mostra un getto di energia e materia in continua intensificazione, che gli astronomi stanno monitorando con radio telescopi in New Mexico e Sud Africa.
Questo comportamento è legato a una Tidal Disruption Event (TDE), ovvero un evento in cui un buco nero distrugge una stella che si avvicina troppo, strappandola in frammenti a causa della sua gravità estrema. Tale processo, che inizialmente avrebbe dovuto concludersi anni fa, continua a produrre emissioni fortissime, diventando uno dei casi più luminosi e prolungati mai osservati nell’Universo.
Un’eruzione cosmica che dura anni
Circa sei anni fa, una stella di piccola massa, classificata come nana rossa, si è avvicinata troppo al buco nero, venendo spaghettificata dalla gravità, una sorta di allungamento drammatico della massa stellare prima di essere strappata a pezzi. Ciò ha dato vita a un enorme disco di accrescimento attorno al buco nero e, in seguito, a un’esplosione di energia visibile in banda radio.
In modo del tutto inaspettato, il flusso di materia espulsa – chiamato relativistic jet – ha iniziato a intensificarsi gradualmente, arrivando a essere circa 50 volte più luminoso di quando è stato scoperto per la prima volta. Questo dato è considerato senza precedenti per un oggetto di questo genere, soprattutto perché continua ad aumentare di intensità e non mostra segni di arresto.
Gli scienziati sottolineano che mentre una parte dei resti stellari è stata consumata dal buco nero, gran parte di ciò che osserviamo non ha mai attraversato l’orizzonte degli eventi (il confine oltre il quale nulla può più tornare indietro). Questa materia è probabilmente rimasta nel disco di accrescimento e, per ragioni ancora misteriose, solo anni dopo ha generato una fuoriuscita così potente.

La fisica dietro il “belch” cosmico
Si ritiene che campi magnetici estremamente intensi intorno al buco nero possano giocare un ruolo fondamentale nell’accelerare e convogliare materiale verso l’esterno, dando vita ai getti radio osservati. Tuttavia, le cause esatte di questa prolungata emissione non sono ancora comprese pienamente e rappresentano una delle maggiori sfide teoriche per gli astrofisici moderni. Alcuni modelli suggeriscono che la materia impiegata per formare i jet possa orbitare per anni prima di essere espulsa ad altissima velocità, quasi metà della velocità della luce.
Questo fenomeno è parte di una classe di eventi chiamati Tidal Disruption Events (TDE), durante i quali un oggetto celeste – spesso una stella – viene stritolato da forze mareali estreme provocate da un buco nero supermassiccio. Il risultato è un lampo di energia che può brillare quanto milioni di soli per mesi o anni. Le TDE aiutano gli astronomi a comprendere meglio il comportamento dei buchi neri e la fisica della materia nelle condizioni più estreme conosciute.
Nuovi dati e ricerche in corso
Negli ultimi anni, osservazioni con radio telescopi come quelli del Very Large Array (VLA) e altri strumenti hanno permesso di tracciare con continuità l’evoluzione di questo evento sorprendente. Gli scienziati prevedono che l’intensità del getto possa raggiungere un picco entro la fine di quest’anno o il prossimo e poi iniziare a decrescere gradualmente. Anche dopo il massimo, potrebbe rimanere osservabile per un altro decennio o più.
“È incredibilmente luminoso per un oggetto in onde radio e continuiamo a vedere segni di intensificazione,” ha commentato la ricercatrice Yvette Cendes, sottolineando come la longevità e l’intensità dell’emissione siano uniche rispetto a qualsiasi altro TDE osservato in precedenza.

Perché questa scoperta è importante
Questa scoperta non cambia solo la nostra comprensione dei buchi neri – oggetti già estremi e misteriosi – ma fornisce anche indizi su come la materia si comporta in condizioni di gravità estrema e come determinati processi fisici possano attivarsi anche anni dopo un evento catastrofico. I risultati stanno spingendo gli astronomi a rivedere alcuni modelli tradizionali di accrescimento e emissione.
In futuro, queste osservazioni potrebbero aiutare a chiarire non solo la dinamica delle TDE, ma anche a migliorare la nostra comprensione della crescita e dell’evoluzione dei buchi neri supermassicci nel cosmo. In attesa di ulteriori dati, gli scienziati continueranno a monitorare l’evento per decifrare il comportamento imprevedibile di uno degli oggetti più affascinanti dello spazio.
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