11:12 am, 17 Febbraio 26 calendario

🌐 Buco nero continua a eruttare anni dopo aver divorato una stella

Di: Redazione Metrotoday
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Un buco nero continua a “eruttare” materiale anni dopo aver “mangiato” una stella, con emissioni di jet radio incredibilmente intense e persistenti che sfidano le teorie astronomiche. La scoperta, osservata per oltre sei anni, offre nuovi indizi sul comportamento caotico dei buchi neri e le dinamiche delle Tidal Disruption Events (TDE).

Un buco nero supermassiccio continua a “eruttare” materiale nello spazio anni dopo aver “divorato” una stella, dando vita a un fenomeno cosmico mai osservato prima di questa entità e durata. Situato in una galassia distante circa 665 milioni di anni luce dalla Terra, questo oggetto cosmico mostra un getto di energia e materia in continua intensificazione, che gli astronomi stanno monitorando con radio telescopi in New Mexico e Sud Africa.

Questo comportamento è legato a una Tidal Disruption Event (TDE), ovvero un evento in cui un buco nero distrugge una stella che si avvicina troppo, strappandola in frammenti a causa della sua gravità estrema. Tale processo, che inizialmente avrebbe dovuto concludersi anni fa, continua a produrre emissioni fortissime, diventando uno dei casi più luminosi e prolungati mai osservati nell’Universo.

Un’eruzione cosmica che dura anni

Circa sei anni fa, una stella di piccola massa, classificata come nana rossa, si è avvicinata troppo al buco nero, venendo spaghettificata dalla gravità, una sorta di allungamento drammatico della massa stellare prima di essere strappata a pezzi. Ciò ha dato vita a un enorme disco di accrescimento attorno al buco nero e, in seguito, a un’esplosione di energia visibile in banda radio.

In modo del tutto inaspettato, il flusso di materia espulsa – chiamato relativistic jet – ha iniziato a intensificarsi gradualmente, arrivando a essere circa 50 volte più luminoso di quando è stato scoperto per la prima volta. Questo dato è considerato senza precedenti per un oggetto di questo genere, soprattutto perché continua ad aumentare di intensità e non mostra segni di arresto.

Gli scienziati sottolineano che mentre una parte dei resti stellari è stata consumata dal buco nero, gran parte di ciò che osserviamo non ha mai attraversato l’orizzonte degli eventi (il confine oltre il quale nulla può più tornare indietro). Questa materia è probabilmente rimasta nel disco di accrescimento e, per ragioni ancora misteriose, solo anni dopo ha generato una fuoriuscita così potente.

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La fisica dietro il “belch” cosmico

Si ritiene che campi magnetici estremamente intensi intorno al buco nero possano giocare un ruolo fondamentale nell’accelerare e convogliare materiale verso l’esterno, dando vita ai getti radio osservati. Tuttavia, le cause esatte di questa prolungata emissione non sono ancora comprese pienamente e rappresentano una delle maggiori sfide teoriche per gli astrofisici moderni. Alcuni modelli suggeriscono che la materia impiegata per formare i jet possa orbitare per anni prima di essere espulsa ad altissima velocità, quasi metà della velocità della luce.

Questo fenomeno è parte di una classe di eventi chiamati Tidal Disruption Events (TDE), durante i quali un oggetto celeste – spesso una stella – viene stritolato da forze mareali estreme provocate da un buco nero supermassiccio. Il risultato è un lampo di energia che può brillare quanto milioni di soli per mesi o anni. Le TDE aiutano gli astronomi a comprendere meglio il comportamento dei buchi neri e la fisica della materia nelle condizioni più estreme conosciute.

Nuovi dati e ricerche in corso

Negli ultimi anni, osservazioni con radio telescopi come quelli del Very Large Array (VLA) e altri strumenti hanno permesso di tracciare con continuità l’evoluzione di questo evento sorprendente. Gli scienziati prevedono che l’intensità del getto possa raggiungere un picco entro la fine di quest’anno o il prossimo e poi iniziare a decrescere gradualmente. Anche dopo il massimo, potrebbe rimanere osservabile per un altro decennio o più.

“È incredibilmente luminoso per un oggetto in onde radio e continuiamo a vedere segni di intensificazione,” ha commentato la ricercatrice Yvette Cendes, sottolineando come la longevità e l’intensità dell’emissione siano uniche rispetto a qualsiasi altro TDE osservato in precedenza.

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Perché questa scoperta è importante

Questa scoperta non cambia solo la nostra comprensione dei buchi neri – oggetti già estremi e misteriosi – ma fornisce anche indizi su come la materia si comporta in condizioni di gravità estrema e come determinati processi fisici possano attivarsi anche anni dopo un evento catastrofico. I risultati stanno spingendo gli astronomi a rivedere alcuni modelli tradizionali di accrescimento e emissione.

In futuro, queste osservazioni potrebbero aiutare a chiarire non solo la dinamica delle TDE, ma anche a migliorare la nostra comprensione della crescita e dell’evoluzione dei buchi neri supermassicci nel cosmo. In attesa di ulteriori dati, gli scienziati continueranno a monitorare l’evento per decifrare il comportamento imprevedibile di uno degli oggetti più affascinanti dello spazio.

17 Febbraio 2026 ( modificato il 11 Febbraio 2026 | 23:16 )
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