2:22 pm, 11 Febbraio 26 calendario

🌐 Rinascita del colombo testarossa dopo la rimozione di 131 gatti

Di: Redazione Metrotoday
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L’eccezionale recupero del colombo testarossa sulle isole Ogasawara dopo la rimozione di 131 gatti randagi mette in luce un successo di conservazione e rilancia il dibattito sul ruolo dei predatori invasivi negli ecosistemi insulari.

Miracolo ecologico nell’arcipelago delle Ogasawara

Nel cuore dell’oceano Pacifico, circa mille chilometri a sud di Tokyo, si estende l’arcipelago delle isole Ogasawara, un sito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco noto per la sua biodiversità unica e fragile. In passato segnato dalla presenza di specie autoctone evolutesi per millenni nell’isolamento, questo ecosistema era stato profondamente alterato dall’arrivo dell’uomo e di specie invasive. Tra gli invasori più dannosi figuravano i gatti randagi, introdotti accidentalmente e diventati predatori instancabili nei confronti della fauna locale.

Tra le specie più colpite dalla predazione felina c’era il colombo testarossa delle Ogasawara (Columba janthina nitens), un uccello endemico dall’aspetto distintivo con testa rossastra e corpo grigio-bruno. Fino a pochi anni fa, la sua sopravvivenza appariva a rischio estremo, con la popolazione ridotta a meno di un centinaio di individui alla fine degli anni 2000.

La svolta: rimozione di 131 gatti e risultati sorprendenti

Per cercare di invertire la tendenza, esperti di conservazione hanno avviato tra il 2010 e il 2013 un intervento mirato di cattura e rimozione dei gatti randagi dall’isola di Chichijima, una delle principali dell’arcipelago. In totale sono stati catturati e trasferiti sulla terraferma 131 gatti, riducendo drasticamente la pressione predatoria su nidi e pulcini.

I risultati hanno sconvolto la comunità scientifica: nel giro di pochi anni la popolazione di colombi testarossa è cresciuta in modo esponenziale, passando da poche decine di adulti a oltre novecento, mentre i giovani sono passati da meno di dieci a centinaia. Questo boom demografico è considerato eccezionale per una specie che aveva attraversato un “collo di bottiglia” evolutivo potenzialmente irreversibile.

La rimozione dei gatti ha dunque dato spazio alla natura di rigenerarsi, offrendo un esempio concreto di come la gestione delle specie invasive possa ribaltare scenari di declino biologico.

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Perché i gatti sono un problema negli ecosistemi insulari

La situazione delle Ogasawara non è un caso isolato. I gatti, soprattutto nelle isole, rappresentano tra le specie invasive più dannose conosciute a livello mondiale. In assenza di predatori naturali, i felini introdotti si nutrivano di uccelli, rettili e piccoli mammiferi incapaci di evolvere difese efficaci, contribuendo all’estinzione di molte specie endemiche.

Questo fenomeno è confermato da studi globali che inseriscono i gatti tra i primi predatori introdotti responsabili di impatti negativi sulla fauna insulare. La loro capacità di adattarsi e riprodursi rapidamente rende difficile il controllo senza misure umane strutturate.

Resilienza genetica inaspettata

Oltre alla semplice rimozione dei predatori, ciò che più ha colpito gli scienziati è stata la rapidità e la portata del recupero demografico del colombo testarossa. Per comprendere meglio questo fenomeno, il team di ricerca dell’Università di Kyoto ha sequenziato il genoma della specie, scoprendo caratteristiche genetiche che suggeriscono una resilienza maggiore del previsto nonostante la ridotta variabilità genetica.

Contrariamente a quanto ci si aspetta in popolazioni colpite da gravi colli di bottiglia (che spesso soffrono di depressione da inbreeding), in questo caso sembra che un processo evolutivo di “purga genetica” possa aver eliminato molte mutazioni dannose nel corso di generazioni, lasciando una popolazione piccola ma sorprendentemente robusta.

Questo risultato mette in discussione alcune teorie consolidate della biologia della conservazione, aprendo nuove prospettive su come le specie minacciate possano rispondere a condizioni di stress ambientale estremo.

Un successo che genera discussione e responsabilità

La storia delle Ogasawara è spesso citata nei circoli scientifici come uno degli esempi più eclatanti di recupero ecologico indotto dall’uomo senza interventi drastici sull’habitat se non la gestione dei predatori invasivi. Tuttavia, gli esperti sottolineano che non esiste una soluzione unica per tutte le specie o tutti gli ecosistemi: ogni intervento richiede analisi attente e piani di monitoraggio a lungo termine.

Allo stesso tempo, questa vicenda rilancia il dibattito su come bilanciare la protezione della biodiversità con il benessere degli animali invasivi. Se da un lato la rimozione dei gatti ha favorito il ritorno di una specie iconica, dall’altro solleva questioni etiche sulla gestione delle popolazioni di felini, spesso soggetti di affetto e interesse pubblico.

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Il futuro del colombo testarossa e delle Ogasawara

Nonostante il recupero spettacolare, il colombo testarossa non è ancora fuori pericolo: la popolazione resta al di sotto dei livelli storici e la variabilità genetica limitata potrebbe influire sulla capacità di adattarsi a nuove minacce come malattie emergenti o cambiamenti climatici.

In questi anni, il continuo monitoraggio da parte di ricercatori giapponesi e internazionali sta contribuendo a consolidare dati a lungo termine sulla biologìa della specie, utile non solo per la salvaguardia delle Ogasawara ma anche come modello per progetti simili in altre parti del mondo.

La straordinaria rinascita del colombo testarossa sulle isole Ogasawara dopo la rimozione di 131 gatti randagi rappresenta una delle storie di conservazione più sorprendenti del nostro tempo, dimostrando che interventi mirati possono invertire anche situazioni critiche di biodiversità. Allo stesso tempo, questa vicenda pone nuove domande sulla gestione delle specie invasive e sulla resilienza delle popolazioni in ambienti estremamente vulnerabili.

11 Febbraio 2026 ( modificato il 1 Febbraio 2026 | 14:27 )
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