7:18 pm, 11 Febbraio 26 calendario

🌐 Furto alla moglie di Fabio Capello: gioielli per oltre 240 mila€

Di: Redazione Metrotoday
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Si chiude con quattro condanne il caso del furto dei gioielli della moglie dell’ex allenatore Fabio Capello: il trolley con preziosi del valore di oltre 240 mila euro era stato dimenticato all’aeroporto di Malpensa nel 2017 e finì nelle mani di ricettatori che lo avevano spogliato del contenuto e rivenduto. La sentenza del tribunale di Busto Arsizio infligge pene fino a tre anni per ricettazione, segnando un capitolo giudiziario lungo quasi un decennio.

Nel giugno del 2017 Fabio Capello e sua moglie, di ritorno da un viaggio in Germania e in transito all’aeroporto di Malpensa, dimenticarono un trolley su un marciapiede esterno mentre salivano su un taxi diretto a Lugano. Nel bagaglio non c’erano solo vestiti ma un vero e proprio tesoro: gioielli di lusso, tra cui orologi e bracciali Cartier, collane in platino e diamanti, un anello Buccellati, collane di perle, due iPhone, un Apple Watch e persino un Buddha in corallo, per un valore complessivo superiore a 240 000 euro.

La scoperta della scomparsa del trolley fu immediata da parte dei coniugi Capello, che provarono a contattare l’aeroporto ancora dal taxi, ma della valigia non c’era più traccia. Dopo la denuncia, partita per mano dell’ex tecnico di alcune delle squadre più prestigiose del calcio mondiale, le indagini si svilupparono rapidamente.

Dalla dimenticanza al furto

Secondo la ricostruzione investigativa, il trolley fu prelevato da un dipendente di un parcheggio vicino all’aeroporto, che, insieme al titolare della struttura, lo portò in azienda e lo aprì trovandosi davanti ai preziosi. Invece di restituire il bagaglio ai legittimi proprietari, decisero di inserirne il contenuto nel mercato illecito dei beni di lusso. Questo comportamento diede il via a un ampio giro di ricettazione nei dintorni di Malpensa, che attirò l’attenzione dei carabinieri della compagnia di Gallarate.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza dello scalo furono fondamentali per ricostruire l’intera filiera del furto e della successiva messa in circolazione dei gioielli, consentendo alle forze dell’ordine di risalire agli autori del reato.

Il processo e le condanne definitive

Dopo anni di indagini e fasi processuali, martedì 10 febbraio il tribunale di Busto Arsizio (Varese) ha pronunciato le condanne per quattro degli imputati coinvolti nella ricettazione dei gioielli rubati dalla valigia della moglie di Capello. Il giudice Roberto Falessi ha accolto le richieste della pubblica accusa, condannando ciascuno dei quattro a pene comprese tra 2 anni e 6 mesi e 3 anni di reclusione per ricettazione.

La posizione di un quinto imputato è stata stralciata e trasferita alla competenza territoriale di Novara, dove proseguirà il procedimento.

Degli altri soggetti coinvolti nella vicenda giudiziaria, due avevano optato per riti alternativi: uno ha patteggiato 5 mesi di reclusione, mentre un altro è stato condannato a 1 anno e 600 euro di multa con rito abbreviato, sempre in relazione ai reati collegati al furto e alla ricettazione dei beni.

Lo svolgimento delle indagini

Nel corso del procedimento, lo stesso Fabio Capello fu ascoltato in aula nel settembre del 2022, contribuendo alla ricostruzione degli eventi e confermando il contenuto del bagaglio e le circostanze del furto. La testimonianza rappresentò un momento chiave per chiarire dinamiche e impatti del furto, considerando anche il valore storico e affettivo di alcuni degli oggetti sottratti.

Le indagini coordinate dalla sostituta procuratrice Nadia Calcaterra e dalla pubblica accusa Laura Martello si sono basate su un’analisi meticolosa delle immagini di videosorveglianza e su una accurata ricostruzione delle transazioni che portarono alla vendita dei beni rubati.

Impatti e riflessioni sulla sicurezza degli aeroporti

Il caso del trolley dimenticato e poi saccheggiato a Malpensa ha richiamato l’attenzione sul tema della sicurezza dei bagagli di accompagnamento e della responsabilità dei parcheggi e dei dipendenti di strutture aeroportuali. Episodi simili, pur in contesti e scale diverse, sottolineano come anche un semplice momento di distrazione possa trasformarsi in una lunga vicenda penale, con implicazioni per le vittime e per l’ordine pubblico.

In particolare, la vicenda evidenzia l’importanza della videosorveglianza e della cooperazione tra forze dell’ordine e autorità giudiziaria nel collocare responsabilità e contrastare la ricettazione di beni di alto valore.

Con le condanne inflitte in primo grado, si chiude una complessa vicenda giudiziaria iniziata quasi nove anni fa, offrendo un senso di conclusione per una delle pagine più singolari di cronaca legate alla sicurezza e ai reati negli scali italiani. Il ricorso ai riti abbreviati da parte di alcuni imputati e lo stralcio di altri profili giudiziari mostrano però come la giustizia faccia i conti con tempi lunghi e iter articolati quando si tratta di reati di ricettazione con elementi internazionali e locali intrecciati.

11 Febbraio 2026
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