🌐 Vietato casco con foto atleti ucraini uccisi, tradimento del Cio
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha vietato al skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych di gareggiare con un casco che ritrae atleti ucraini uccisi nella guerra, giudicato una violazione della neutralità politica delle Olimpiadi; il CIO ha indicato un bracciale nero come compromesso alternativo, suscitando critiche e accuse di tradimento da parte di Kiev e dello stesso atleta.
Una delle controversie più dibattute ai Giochi Olimpici Invernali di Milano‑Cortina 2026 riguarda la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di proibire a Vladyslav Heraskevych, atleta ucraino di skeleton, di indossare durante la gara un casco speciale con le immagini di compatrioti sportivi uccisi nella guerra in Ucraina.
Heraskevych, 27 anni e portabandiera della delegazione ucraina, aveva presentato il cosiddetto “helmet of remembrance”, un casco personalizzato con i volti di atleti e tecnici morti nel conflitto, che ha usato nelle sessioni di allenamento come simbolo di memoria e tributo.

Il CIO ha ritenuto che il casco contravvenisse alle disposizioni dell’articolo 50.2 della Carta Olimpica, che vieta qualsiasi forma di manifestazione politica, religiosa o razziale sui campi di gara. Questa regola è pensata per preservare la neutralità degli eventi e impedire che messaggi politici interferiscano con lo svolgimento delle competizioni.
Di fronte alla richiesta di Heraskevych di competere con il proprio casco commemorativo, il Comitato Olimpico Internazionale ha deciso di vietarne l’uso ufficiale durante la gara, ma ha “consentito un’eccezione” permettendo all’atleta di indossare un bracciale nero in competizione per ricordare le vittime della guerra. Questa soluzione è stata proposta come un compromesso fra il desiderio di commemorare e l’obbligo di mantenere l’evento “neutro”.
Reazioni dall’Ucraina
La decisione del CIO ha scatenato reazioni forti in Ucraina e nel mondo sportivo internazionale. Heraskevych ha definito la scelta “straziantе” e ha detto che gli spezza il cuore, sostenendo che il casco non era un messaggio politico ma un tributo a colleghi e amici dello sport caduti nella guerra. L’atleta ha espresso amarezza sul fatto che quegli atleti non possano più “mettere piede nell’arena sportiva” e che il divieto sembri un atto di tradimento nei confronti della memoria di chi non è più vivo per competere.
Parallelamente, il primo ministro ucraino ha criticato duramente la decisione, definendola “profondamente sbagliata” e sostenendo che ricordare chi è morto non può essere considerato un atto politico. Kiev ha sottolineato che oltre 650 atleti e tecnici ucraini sono stati uccisi dalla guerra con la Russia, e che onorarli è un gesto di dignità umana, non di propaganda.

Una disputa sulla neutralità sportiva
La controversia evidenzia la persistente tensione tra l’intento del CIO di mantenere i Giochi liberi da influenze politiche e le pressioni crescenti degli atleti che cercano di usare la vetrina olimpica per diffondere messaggi di solidarietà o consapevolezza su tragedie e conflitti reali. La Carta Olimpica è chiara nel vietare manifestazioni o propaganda di carattere politico sui campi di gara, alle cerimonie o sulle tribune, ma sempre più sportivi ritengono che certi gesti simbolici vadano oltre la mera protesta politica.
Non è la prima volta che il tema della libera espressione degli atleti crea tensioni alle Olimpiadi. In passato, azioni simboliche come la protesta di Tommie Smith e John Carlos nel 1968 o recenti gesti a favore di diritti sociali hanno sollevato dibattiti simili sulla distinzione tra attivismo e messaggio personale. Tuttavia, nel caso di Heraskevych l’elemento chiave è la memoria delle vittime di guerra, piuttosto che una dichiarazione politica esplicita.
Il compromesso del bracciale nero
Il compromesso proposto dal CIO — il bracciale nero — mira a consentire a Heraskevych di ricordare i caduti senza violare formalmente le norme di neutralità dell’articolo 50.2. Tuttavia, l’accoglienza di questa soluzione è mista: l’atleta ha detto di non essere certo se indosserà il bracciale, pur apprezzando la possibilità di un simbolo in gara; molti osservatori e tifosi si interrogano sulla coerenza nell’applicazione delle regole quando altri tipi di simboli o messaggi vengono tollerati o puniti.
Critici della decisione sottolineano che la distinzione tra politica e memoria non è sempre netta, e che la rigida applicazione delle norme può apparire insensibile alle tragedie umane. In un mondo in cui sempre più atleti emergono come voci influenti su questioni globali, il caso Heraskevych solleva interrogativi su come e quando gli individui possano esprimere solidarietà o commemorare eventi storici durante competizioni che pretendono di essere apolitiche.

I precedenti e il contesto più ampio
Nei Giochi precedenti, l’applicazione delle norme sull’espressione personale è stata variabile. Nel 2021 e nel 2024 alcuni gesti sono stati puniti, altri sono passati senza sanzioni se considerati “generici” o non offensivi. La situazione di Heraskevych mette in evidenza la difficoltà delle organizzazioni sportive nel tracciare una linea netta tra ciò che è consentito e ciò che non lo è, soprattutto in un conflitto che coinvolge direttamente atleti e membri della comunità olimpica.
Per ora, il casco rimane vietato per le gare, e resta da vedere se ulteriori richieste o mediazioni tra la delegazione ucraina e il CIO possano modificare la posizione dell’organizzazione. Nel frattempo, la disputa ha acceso un dibattito globale su etica sportiva, memoria collettiva e i limiti dell’espressione personale alle Olimpiadi.
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