🌐 Tucidide 2500 anni fa: “ I più deboli subiscono ciò che devono”
La massima di Tucidide — “i più forti fanno ciò che possono e i più deboli subiscono ciò che devono” — ripresa a 2500 anni di distanza, offre uno specchio inquietante sulla politica del potere e i rapporti internazionali, mostrando quanto l’antica riflessione sul realismo politico sia ancora cruciale nel mondo contemporaneo.
Questa affermazione — parte del celebre dialogo dei Melii, narrato dal grande storico ateniese — non è soltanto un aforisma antichissimo, ma è divenuta un principio interpretativo della politica internazionale e della natura del potere, studiato da generazioni di pensatori, diplomatici e strateghi.
Il contesto storico: Atene, Sparta e l’isola di Melos
La frase di Tucidide emerge dalla dramatica vicenda dell’isola di Melos, una piccola comunità greca che nel 416 a.C. aveva tentato di mantenere la propria neutralità nello scontro tra le grandi potenze dell’epoca: Atene e Sparta. Gli Ateniesi, desiderosi di consolidare la propria egemonia, offrirono ai Melii una scelta netta: sottomissione o distruzione.
I Melii invocarono il diritto alla propria indipendenza e cercarono di appellarsi alla giustizia, sostenendo che la neutralità non fosse una minaccia. Ma gli emissari ateniesi risposero con realismo crudo: **“sapete bene quanto noi che il diritto, nel mondo così com’è, è in questione solo tra pari in potere; mentre i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono”*.
Questa risposta — una dichiarazione esplicita della logica del potere sulla morale e sul diritto — non è lasciata alla retorica o alla fantasia: Tucidide la inserisce come parte di un dialogo che rivela, come pochi altri testi antichi, la dimensione brutale della politica tra Stati.

Tucidide: lo storico che plasmò il realismo politico
Tucidide (circa 460‑395 a.C.) non scriveva semplici cronache. La sua Storia della guerra del Peloponneso anticipa quella che oggi chiamiamo teoria realista nelle relazioni internazionali, secondo cui gli Stati agiscono in base alla ricerca del potere e della sicurezza, non semplicemente secondo principi morali o ideali astratti.
La famosa massima sui forti e i deboli ha rappresentato uno dei passaggi più studiati del realismo politico, ed è spesso citata per spiegare perché gli Stati più potenti tendano a imporre la propria volontà sugli altri.
La sua influenza è così profonda che concetti simili vengono tutt’oggi discussi nei corsi di relazioni internazionali nei college militari e nelle università di tutto il mondo, poiché incarnano una visione non idealistica ma realistico‑analitica della politica e della guerra.
Dal mondo antico alla geopolitica moderna
Una delle ragioni per cui questa massima è così persistente è che la stretta relazione tra potere e diritto non è confinata alla Grecia antica. Nel dibattito internazionale contemporaneo, leader e studiosi continuano a riflettere su come la forza, economica o militare, determini spesso le decisioni globali, così come avvenne tra Atene e Melos.
Ad esempio, osservatori della politica moderna comparano spesso questo principio alla dinamica delle relazioni tra grandi potenze, come Stati Uniti, Cina o Russia, dove gli interessi di sicurezza e di potere possono prevalere sulle norme internazionali.
In periodi di crisi, come guerre, sanzioni o negoziati internazionali, il realismo politico tacitato da Tucidide riemerge con forza: non è raro sentire commentatori che evocano la sua frase per spiegare perché le grandi potenze agiscono in modo determinato e perché quelle più piccole spesso devono accettare condizioni imposte.
Potere, morale e diritto
Il dialogo dei Melii è uno dei passaggi più studiati della guerra del Peloponneso perché mette in scena un confronto filosofico e politico tra diritto naturale, giustizia e potere militare. Gli Ateniesi dicono chiaramente che quando non vi è parità di forze, le considerazioni morali lasciano il posto alla pura logica del potere.
Questo episodio non è solo un momento di storia militare, ma funge da paradigma per comprendere come in molte situazioni internazionali la giustizia sia subordinata all’equilibrio di potere, un concetto che ha influenzato pensatori da Machiavelli a Hans Morgenthau e oltre.
La sorte tragica dei Melii — uomini uccisi e donne e bambini ridotti in schiavitù dopo il rifiuto di sottomissione — sottolinea la severità delle implicazioni del realismo politico. Non si tratta di un giudizio morale di Tucidide, ma di una descrizione lucida della realtà politica.

Una lezione storica con echi contemporanei
Oggi, la riflessione di Tucidide è spesso utilizzata come lente per interpretare scenari politici complessi. Nel corso delle crisi globali del XXI secolo, politici e analisti hanno riscoperto l’importanza di comprendere come la distribuzione di potere tra attori internazionali influenzi gli esiti degli eventi, dalla guerra in Ucraina alle tensioni nel Mar Cinese Meridionale.
La massima “i più forti fanno ciò che possono e i più deboli subiscono ciò che devono” non è quindi solo una citazione storica: è un monito — talvolta amaro — sulla natura delle relazioni umane e statali.
Nel contesto degli studi contemporanei di geopolitica, questa frase viene spesso evocata per ricordare che il diritto internazionale è vulnerabile alle dinamiche di potere, e che senza meccanismi efficaci di equilibrio e cooperazione, la dominanza dei forti può facilmente schiacciare le aspirazioni dei più deboli.
La saggezza di Tucidide oltre i secoli
A 2500 anni di distanza, Tucidide continua a offrirci una chiave di lettura potente e inquietante della politica internazionale. La sua analisi ci esorta a guardare la storia non come una sequenza di eventi isolati, ma come un laboratorio di dinamiche umane e politiche ripetute nel tempo.
La sua frase — tanto semplice quanto profonda — rimane un invito alla riflessione:
quando il potere è diseguale, la giustizia spesso viene piegata alla volontà dei forti, e i deboli devono accettare la sorte che ne deriva.
Non è soltanto un ritratto del passato: è uno specchio per il presente e un monito per il futuro delle relazioni tra Stati e tra uomini.
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