🌐 Giorno del Ricordo, Meloni: “Pagina dolorosa della nostra storia”
In occasione del 10 Febbraio, Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano‑dalmata, la premier Giorgia Meloni ha sottolineato che l’Italia non permetterà mai più che questa storia sia negata e ha invitato il Paese a fare memoria di una “pagina dolorosa” del Novecento, superando silenzi e negazionismi per costruire una memoria condivisa.
Oggi, 10 febbraio, l’Italia celebra il Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime dell’eccidio delle foibe e all’esodo forzato di migliaia di italiani da Istria, Fiume e Dalmazia dopo la Seconda guerra mondiale, una vicenda storica caratterizzata da violenze, deportazioni e profonde ferite collettive che sono state a lungo trascurate nel dibattito pubblico. La cerimonia ufficiale si è svolta nell’Aula di Montecitorio alla presenza delle più alte cariche dello Stato, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Oggi si celebra il Giorno del Ricordo, una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”, ha scritto la premier Meloni sui propri canali social per ricordare le sofferenze e i sacrifici di centinaia di migliaia di connazionali. “L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene solo a una porzione di confine ma all’Italia intera.”

Una cerimonia simbolica e partecipata
La commemorazione si è aperta alle 10 del mattino con gli interventi istituzionali nell’Aula di Montecitorio, accompagnati da momenti di testimonianza e riflessione. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha ricordato la violenza delle repressioni titine contro civili italiani durante e dopo il conflitto, sottolineando l’importanza di affrontare con consapevolezza queste vicende per evitare che vengano dimenticate.
Anche il presidente del Senato ha preso la parola per ribadire che ricordare è un atto di verità e giustizia, necessario non solo per onorare le vittime, ma per impedire che simili tragedie si ripetano. La cerimonia ha previsto momenti culturali come la proiezione di documentari e letture tratte da opere che raccontano le storie di chi ha vissuto quei drammi.
Memoria e responsabilità nazionale
Il discorso della premier ha avuto un forte tono civico e identitario: Meloni ha invitato la Nazione a non temere di affrontare una verità storica complessa, respingendo ogni negazionismo o riduzionismo, e ha definito il ricordo non come un sentimento di rancore ma come “giustizia” e fondamento di una memoria condivisa che unisce il Paese.
La premier ha richiamato all’impegno istituzionale e sociale per trasmettere questa memoria alle nuove generazioni, sottolineando iniziative come il “Treno del Ricordo”, un progetto che attraversa idealmente l’Italia da Nord a Sud per raccontare l’esperienza degli esuli e mantenere viva la testimonianza delle loro scelte e sofferenze.

Un contesto storico spesso dimenticato
La tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano‑dalmata riguarda eventi drammatici avvenuti negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, quando migliaia di italiani furono uccisi o costretti a lasciare le proprie case in seguito all’avanzata delle forze jugoslave guidate da Josip Broz Tito e alle tensioni nazionali e politiche nel confine orientale. Per lungo tempo questi fatti sono stati marginalizzati nella memoria collettiva italiana, considerati tabù o dimenticati nelle narrazioni ufficiali del dopoguerra.
L’istituzione del Giorno del Ricordo nel 2004 ha rappresentato un primo passo verso il riconoscimento nazionale di queste tragedie, indicando la necessità di una riflessione storica e morale sulle violenze subite e sulle difficoltà degli esuli nel preservare la propria identità. Tuttavia, il dibattito storico e pubblico sulle foibe è rimasto spesso polarizzato e fonte di tensioni politiche e culturali.
Il ruolo della scuola e delle nuove generazioni
Tra le iniziative legate alla commemorazione, grande rilievo è stato dato al ruolo della scuola e della cultura nella trasmissione della memoria storica. In occasione del Giorno del Ricordo, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha promosso concorsi e progetti educativi per coinvolgere studenti e docenti nella conoscenza diretta dei fatti e nella riflessione sui temi della memoria, dell’identità e della convivenza civile.
L’obiettivo dichiarato è rendere la memoria storica non un semplice ricordo del passato, ma un elemento di consapevolezza civile che rafforzi i valori di libertà, rispetto e pacifica convivenza tra i popoli. La partecipazione delle istituzioni scolastiche e dei giovani alla commemorazione testimonia l’importanza di questo impegno nel presente.

La memoria come monito e punto di incontro
L’evento ha ricordato anche le sofferenze delle famiglie esuli, molte delle quali persero ogni cosa e furono costrette a ricostruire la propria vita altrove. Le testimonianze di chi visse quei momenti tragici hanno arricchito la cerimonia, rendendo evidente che la memoria storica non riguarda solo il passato, ma influenza il presente e orienta il futuro delle comunità.
In un contesto europeo segnato da nuovi conflitti e tensioni internazionali, la riflessione sul Giorno del Ricordo assume anche un significato contemporaneo più ampio: imparare dai drammi del passato per costruire una società che rifiuti ogni forma di intolleranza, discriminazione e violenza.
Nel Giorno del Ricordo la premier Giorgia Meloni ha ribadito con forza che l’Italia non permetterà mai più che la storia delle foibe sia negata o cancellata, invitando il Paese a fare memoria di una pagina dolorosa ma fondamentale della propria storia, promuovendo iniziative istituzionali, culturali e educative per mantenere viva questa memoria collettiva.
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