1:07 am, 9 Febbraio 26 calendario

🌐 Trump vs Hess: gelo alle Olimpiadi, il presidente all’attacco

Di: Redazione Metrotoday
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Scontro tra politica e sport alla Milano-Cortina 2026: il presidente Donald Trump critica duramente lo sciatore olimpico Hunter Hess dopo le sue dichiarazioni su rappresentare gli Stati Uniti, scatenando un acceso dibattito nazionale e internazionale sul ruolo degli atleti e della libertà di espressione.
Alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, nata come celebrazione globale dell’eccellenza sportiva, si è accesa una delle polemiche più divisive dell’intera manifestazione. Tutto è iniziato quando Hunter Hess, sciatore freestyle della squadra olimpica statunitense, ha espresso in conferenza stampa un sentimento di “emozioni contrastanti” nel rappresentare gli Stati Uniti su un palcoscenico internazionale così prestigioso, citando un clima politico interno difficile da ignorare. 

Hess, 27 anni, originario dell’Oregon e medagliato negli X Games, ha dichiarato che “indossare la bandiera non significa rappresentare tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”, evidenziando come per lui la gara sia un omaggio alla sua famiglia, agli amici e a “tutte le cose buone” del Paese, pur riconoscendo che ci sono aspetti della politica interna che non condivide.

L’attacco social di Donald Trump

La risposta non si è fatta attendere: su Truth Social, ex presidente Donald Trump ha definito Hess “un vero perdente”, sostenendo che se non sente di rappresentare il Paese avrebbe dovuto rinunciare alla squadra. Nel post, Trump ha scritto che è “molto difficile fare il tifo per qualcuno del genere” e ha aggiunto che “se è così non avrebbe dovuto nemmeno provare ad entrare nella squadra”.

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L’attacco ha polarizzato immediatamente l’opinione pubblica americana e mondiale. Da una parte, i critici di Trump parlano di un nefasto mix tra politica e sport; dall’altra, sostenitori dell’ex presidente sostengono che chi gareggia per gli Stati Uniti dovrebbe esprimere un forte senso di patriottismo verso l’intera nazione.

Il dibattito politico-sportivo che divide l’America

La reazione di Trump non è un caso isolato in questa edizione dei Giochi. Altri atleti statunitensi hanno rilasciato dichiarazioni critiche sulla situazione politica interna, in particolare relative alle politiche migratorie e alla condotta di enti federali come Immigration and Customs Enforcement (ICE), tema che sta creando tensioni anche tra i cittadini americani.

La dichiarazione di Hess ha quindi innescato un dibattito più ampio sul ruolo degli atleti come portavoce di valori sociali e politici, soprattutto in un contesto internazionale come quello olimpico, dove la libertà di espressione si scontra con l’aspettativa di “rappresentare” un Paese in blocco.

Il giornalismo internazionale ha riportato che molti americani — dentro e fuori il team olimpico — stanno sostenendo l’idea che uno sportivo possa parlare di questioni sociali senza per questo essere accusato di slealtà verso la propria nazione. Questa posizione trae linfa anche dalla tradizione di altri atleti che, in passato, hanno utilizzato la ribalta olimpica per sollevare questioni di giustizia sociale o politica.

Reazioni su social e politica: tra attacchi e solidarietà

Non si sono fatte attendere le reazioni sui social. Alcuni sostenitori di Trump e figure pubbliche conservatrici hanno attaccato Hess, consigliandogli di “andarsene se non ama rappresentare gli Stati Uniti”, mentre molti cittadini e altri atleti lo hanno difeso, sostenendo il suo diritto di esprimere una visione complessa del proprio ruolo.

Il dibattito si è esteso oltre il confine delle Olimpiadi: commentatori politici, analisti sportivi e attivisti hanno discusso sul significato di patriottismo oggi e sulla distinzione tra rappresentare un popolo e schierarsi politicamente con un’amministrazione o con un governo specifico.

Il senso profondo della polemica

Questa controversia riflette una domanda più ampia: che cosa significa davvero rappresentare una nazione in un evento sportivo globale? Per alcuni, come Trump e i suoi sostenitori, la rappresentanza significa un riconoscimento unanime dei simboli nazionali e di tutte le scelte politiche del Paese. Per altri, come Hess e tanti altri atleti, significa competere con orgoglio mentre si mantiene la libertà di esprimere idee e valori personali.

La posizione dello sciatore — che ha cercato di separare la sua identità sportiva da una blindatura totale verso la politica interna — ha evidenziato le fratture culturali e ideologiche che attraversano l’America contemporanea.

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Uno scontro destinato a durare

Con l’avanzare delle competizioni a Milano-Cortina 2026, è probabile che la tensione tra politica e sport non si placherà. Atleti provenienti da altri Paesi hanno espresso solidarietà e dibattito, sottolineando come i Giochi Olimpici debbano essere uno spazio di inclusività e di rispetto per la pluralità di opinioni.

Lo scontro tra Trump e Hess lascia già un segno indelebile in questa edizione dei Giochi, sollevando interrogativi su quanto la politica debba permeare lo sport e su quale sia il vero significato di rappresentare una nazione nel mondo moderno — un equilibrio difficile da raggiungere ma sempre al centro delle grandi competizioni internazionali.

9 Febbraio 2026
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