🌐 Ponte sullo Stretto: il decreto “sblocca‑iter” rilancia l’opera
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ToggleIl Governo italiano approva un nuovo decreto per superare lo stop della Corte dei Conti e far ripartire ufficialmente l’iter per il Ponte sullo Stretto di Messina, con l’obiettivo di avviare la procedura autorizzativa e i lavori entro il 202
Il Consiglio dei Ministri italiano, nella seduta del 5 febbraio 2026, ha dato il via libera a un nuovo decreto-legge per sbloccare l’iter del Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera infrastrutturale che da oltre mezzo secolo divide politica, economia e società italiana. Questo provvedimento arriva dopo mesi di difficoltà burocratiche causate da un stop della Corte dei Conti che, tra ottobre e novembre 2025, aveva negato il visto di legittimità a precedenti atti legati alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), bloccando così l’avanzamento dell’opera.
Il nuovo “decreto sblocca‑iter” punta a sanare le criticità evidenziate dalla Corte dei Conti, integrando e rafforzando la documentazione tecnica e procedurale, soprattutto per quanto riguarda il Piano Economico Finanziario, le valutazioni ambientali secondo le normative europee e le valutazioni tecniche richieste per ottenere il visto definitivo. L’obiettivo è quello di ottenere nuovamente il parere di legittimità e di far ripartire formalmente la procedura autorizzativa entro la metà del 2026, con la prospettiva di portare avanti le successive fasi esecutive e la posa della prima pietra nei mesi successivi.

Uno stop tecnico, non politico… o quasi
L’adozione del decreto non segna una semplice accelerazione burocratica, ma costituisce una risposta istituzionale alle critiche sollevate dalla magistratura contabile, che aveva contestato la precedente delibera del Cipess per carenze nella documentazione e per dubbi sulla sostenibilità normativa e finanziaria del progetto. Il nuovo provvedimento ridefinisce, in molte parti, i criteri e i documenti da allegare per passare il vaglio della magistratura contabile, introducendo disposizioni più stringenti e mirate per evitare ulteriori rigetti.
L’iter autorizzativo per un’opera di tale portata è rimasto complesso nonostante la spinta politica degli ultimi anni. Nel 2025, i lavori avevano subito battute d’arresto proprio a causa dell’assenza del visto di legittimità della Corte dei Conti, con conseguente rallentamento e spostamento delle previsioni iniziali di apertura dei cantieri
Tempistiche e scenari futuri
Secondo quanto stabilito dal nuovo decreto, la priorità è completare il ciclo autorizzativo entro la metà del 2026, dopodiché la delibera ripresenterà la documentazione al nuovo esame della Corte dei Conti. Solo dopo l’ultimo via libera si potrà procedere con le fasi operative: progettazione esecutiva, espropri, opere propedeutiche e avvio del cantiere vero e proprio.
L’obiettivo strutturale per il Governo resta quello di arrivare a un avvio delle operazioni di costruzione dell’infrastruttura in tempi rapidi, potendo così avviare un progetto che potrebbe collegare Calabria e Sicilia con uno dei ponti sospesi più lunghi al mondo. Nel 2025, prima dello stop, il Cipess aveva già approvato il progetto definitivo dell’opera, con previsione di tagliare drasticamente i tempi di viaggio per persone e merci tra le due regioni.
Tuttavia, difficoltà tecniche, economiche e autorizzative hanno fatto slittare più volte le stime iniziali: se fino a poco tempo fa si ipotizzava l’apertura dei cantieri entro la fine del 2025, il nuovo quadro indica un possibile slittamento verso la seconda metà del 2026 o oltre a causa dei necessari passaggi burocratici.
Il ruolo delle istituzioni e dei territori
Il ponte sullo Stretto di Messina non è solo un’opera ingegneristica: è da decenni un tema politico centrale nel dibattito nazionale, tra sostenitori che ne evidenziano potenziali benefici economici, occupazionali e di coesione territoriale, e critici che sottolineano costi, impatti ambientali e la complessità dell’iter.
Gruppi locali, amministratori e forze politiche hanno più volte ribadito che l’infrastruttura rappresenta un’opportunità di sviluppo per la Sicilia e la Calabria, potenzialmente in grado di ridurre l’isolamento logisitico della Sicilia e favorire flussi commerciali e turistici. Nel frattempo, le opposizioni e alcune organizzazioni ambientaliste e civiche mantengono osservazioni critiche sulla realizzazione, puntando su alternative o revisioni progettuali.
Critici e osservatori indipendenti ricordano inoltre che il percorso amministrativo per un’opera di tali dimensioni è spesso influenzato non solo da valutazioni tecniche, ma anche da dinamiche politiche e di capacità di coordinamento tra ministeri, enti locali e organismi di controllo, il che rende difficile una previsione netta sull’effettiva partenza del cantiere e sulla conclusione dell’opera stessa.
Un’opera simbolo tra speranza e incertezze
Il Ponte sullo Stretto di Messina continua a essere un simbolo potente nel panorama delle grandi opere italiane: se portato a termine, segnerebbe un traguardo ingegneristico e infrastrutturale di livello globale, con potenziali riflessi sul traffico merci, passeggeri e sull’economia del Sud. Tuttavia, le tappe burocratiche rimangono delicate, e molti osservatori invitano alla prudenza su previsioni troppo ottimistiche.
Con il nuovo decreto approvato dal Governo e l’avvio di una fase di revisione e rafforzamento documentale, l’Italia prova ora a superare un nodo storico e tornare a imprimere una svolta reale alla saga del Ponte, ponendo l’attenzione su trasparenza, sostenibilità normativa e dialogo istituzionale.
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