1:41 pm, 9 Febbraio 26 calendario

🌐 Jimmy Lai condannato a 20 anni: attacco alla libertà d’espressione

Di: Redazione Metrotoday
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La condanna a 20 anni di carcere per Jimmy Lai, figura simbolo della democrazia e della libertà di stampa, è stata definita da Amnesty International “un attacco a sangue freddo alla libertà d’espressione” e solleva proteste internazionali sulla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong

La High Court di Hong Kong ha condannato il 78enne attivista e imprenditore dei media pro‑democrazia Jimmy Lai a 20 anni di carcere per collusione con forze straniere e pubblicazione sediziosa sotto la Legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Questa pena è la più severa inflitta finora sotto questo controverso quadro legislativo e costituisce un punto di svolta nella repressione delle libertà civili nella città.

Jimmy Lai, fondatore del quotidiano indipendente Apple Daily, era già in carcere dal dicembre 2020 e aveva accumulato altre condanne per reati correlati, per un totale di oltre sette anni di pena precedentemente inflitti. La sentenza arriva all’indomani di una lunga battaglia giudiziaria iniziata con il suo arresto dopo l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020, in risposta alle massicce proteste pro‑democrazia degli anni precedenti.

Una pena che equivale a una “condanna a morte” per i diritti umani

Amnesty International ha definito la condanna “un attacco a sangue freddo alla libertà d’espressione” e ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di Lai, sottolineando che incarcerare un uomo di 78 anni per aver esercitato i suoi diritti fondamentali è un “totale disprezzo per la dignità umana”.

L’organizzazione ha affermato che la Legge sulla sicurezza nazionale viene ripetutamente usata per trasformare attività fondamentali come l’espressione delle idee, la critica politica e il giornalismo in reati penali — un uso che, secondo i gruppi per i diritti umani, sta progressivamente smantellando le libertà civili che un tempo distinguevano Hong Kong come un centro internazionale di libertà di stampa e stato di diritto.

In una dichiarazione, la deputata regionale di Amnesty per l’Asia ha detto: “Ogni giorno che Lai passa in carcere è una grave ingiustizia.” L’organizzazione ha ribadito che Lai è un prigioniero di coscienza che non avrebbe mai dovuto trascorrere neanche un giorno dietro le sbarre.

Hong Kong, 20 anni di carcere per il 78enne Jimmy Lai. L’ira della comunità internazionale: “È una condanna a morte”

Le reazioni globali: dai governi alle organizzazioni internazionali

La sentenza ha suscitato forti critiche internazionali, con esponenti di diversi Paesi e istituzioni che la considerano politicamente motivata e lesiva dei diritti fondamentali. Secondo il Segretario agli Esteri del Regno Unito, il carcere per 20 anni di Lai è “tantamount to a life sentence” (paragonabile a una pena detentiva a vita), soprattutto data la sua età avanzata e le condizioni di salute.

Altri governi, tra cui quello australiano e membri dell’Unione Europea, hanno espresso preoccupazione per il deterioramento delle libertà civili a Hong Kong, chiedendo alle autorità locali di considerare il rilascio di Lai per motivi umanitari.

In risposta, le autorità di Hong Kong e i rappresentanti del governo cinese hanno difeso la sentenza come applicazione della legge e della sicurezza nazionale, sostenendo che tali provvedimenti non abbiano nulla a che vedere con la libertà di stampa ma siano necessari per proteggere l’ordine pubblico. Tuttavia, queste giustificazioni non hanno placato le critiche di gruppi per i diritti umani e di osservatori internazionali.

Un simbolo da abbattere. Jimmy Lai condannato a 20 anni a Hong Kong

Un simbolo per la libertà di stampa

Jimmy Lai non è solo un imprenditore, ma uno dei volti più riconoscibili della lotta per la democrazia e la libertà di espressione a Hong Kong. La sua esperienza riflette un cambiamento profondo e controverso nello scenario politico della città, con la legge sulla sicurezza nazionale che ha preso un ruolo sempre più centrale nel reprimere il dissenso e la stampa indipendente.

Apple Daily, il quotidiano che Lai aveva fondato nel 1995 e che era diventato baluardo del giornalismo indipendente, era stato costretto a chiudere nel giugno 2021 dopo un raid della polizia e il congelamento degli assetti aziendali. La chiusura del giornale fu vista come uno dei momenti più significativi nella riduzione dello spazio per la libertà di espressione nella regione.

Critici della sentenza sostengono che il caso Lai sia emblematico di come la legge sulla sicurezza nazionale sia stata interpretata in modo ampio e punitivo, ampiamente oltre l’ambito dichiarato di contrasto al terrorismo o alla sovversione. La penalizzazione di attività connesse alla gestione di media indipendenti e pubblicazioni critiche verso le autorità estende quella reprimenda ben oltre il dissenso politico isolato.

Un futuro incerto per Hong Kong

La condanna di Jimmy Lai rappresenta una ferita profonda nello status di Hong Kong come polo di libertà di stampa e dissenso pacifico. Organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International temono che la città sia sempre più governata “dalla paura”, con un forte contrasto agli ideali di pluralismo e diritti umani.

In un momento storico in cui le tensioni geopolitiche tra Cina e Occidente restano elevate, il caso Lai è osservato come uno spartiacque nella tutela delle libertà individuali in un territorio un tempo caratterizzato da un relativo rispetto per la stampa e la società civile.

Con appelli internazionali che chiedono il suo rilascio immediato e riferimenti alla sua condanna come una “sentenza a morte” in senso figurato per la libertà di stampa, la vicenda di Jimmy Lai continuerà probabilmente a essere un simbolo polarizzante nella battaglia globale per i diritti civili e l’indipendenza dei media.

9 Febbraio 2026
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