🌐 Jeff Bezos ha distrutto il Washington Post tra tagli e crisi
Jeff Bezos e il Washington Post: tagli drastici, crisi di modello e timori per l’indipendenza del giornalismo in America nel dibattito globale.
Il colosso digitale proprietario di un grande quotidiano: un paradosso?
Quando Jeff Bezos acquistò il Washington Post per 250 milioni di dollari, molti videro in quell’operazione l’inizio di una nuova era per il giornalismo digitale: fondi freschi, competenze tecnologiche e visione imprenditoriale avrebbero potuto garantire al giornale una seconda giovinezza. In realtà, la storia recente parla di una contrazione drastica della redazione e di una trasformazione che ha sollevato timori sulla qualità del lavoro giornalistico e sull’indipendenza dell’istituzione mediatica.
Un giornale ridimensionato
All’inizio di febbraio 2026, il Washington Post ha annunciato il licenziamento di oltre 300 dipendenti, pari a circa un terzo della redazione, con effetti che hanno toccato interi dipartimenti: sport, cultura, cronaca locale, e soprattutto rubrica esteri. Questi tagli, secondo i dirigenti, rientrano in una strategia di riorganizzazione per affrontare sfide economiche, riduzione delle entrate pubblicitarie e calo degli abbonamenti, ma hanno generato incertezza profonda.
È importante sottolineare che questa ristrutturazione è vista da molti professionisti del settore come un grave colpo alla capacità del giornale di svolgere il ruolo di “watchdog” della democrazia, ossia di controllare il potere e raccontare con profondità le questioni cruciali per il paese.
Dalle scelte editoriali al rapporto con il potere
Tra le decisioni più controverse vi è stata quella del proprietario di bloccare l’endorsement presidenziale del Post nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2024, con la motivazione ufficiale di voler preservare un’apparente neutralità. Questa mossa ha però causato la cancellazione di centinaia di migliaia di abbonamenti e l’allontanamento di lettori storici, indebolendo ulteriormente la base economica del quotidiano.
Critici e osservatori internazionali sottolineano come tali decisioni editoriali — percepite da molti come un allineamento verso posizioni politiche centriste o addirittura conservatrici — abbiano eroso la fiducia nel marchio e nella missione del quotidiano, un tempo simbolo di giornalismo investigativo di alto livello.
Dibattito interno e reazioni dei giornalisti
Le reazioni dentro e fuori la redazione sono state forti e cariche di preoccupazione. Alcuni giornalisti descrivono i recenti eventi come “tra i giorni più bui nella storia del Post”, sottolineando che la perdita di competenze ed esperienza indebolisce la capacità dell’organo di coprire notizie globali e locali in modo indipendente.
I sindacati e le organizzazioni dei lavoratori hanno più volte chiesto al proprietario di intervenire per tutelare la missione giornalistica e preservare le sezioni fondamentali del giornale, argomentando che un taglio indiscriminato può “ridurre a un’ombra” un pilastro della stampa americana.
Dimensione economica e trasformazioni del settore
Non si può ignorare che il Washington Post si trovi inserito in un più ampio contesto di crisi dell’editoria tradizionale globale, con modelli di business in difficoltà di fronte alla concorrenza delle piattaforme digitali, dei social network e dei modelli gratuiti di consumo delle notizie. Anche con una proprietà milionaria alle spalle, la sostenibilità economica di un grande quotidiano resta complessa, e molti media hanno fatto scelte analoghe di downsizing.

Il ruolo del proprietario: salvatore o causa del declino?
La questione se Bezos abbia effettivamente “distrutto” il Washington Post è complessa e non trova una risposta univoca. Di fronte alle critiche più severe, alcuni osservatori sostengono che il declino del giornale non sia esclusivamente attribuibile al suo proprietario: anche altri grandi quotidiani privati hanno affrontato perdite di reddito, tagli e trasformazioni strutturali negli ultimi anni.
Tuttavia, gran parte del dibattito si concentra proprio su alcune scelte strategiche del proprietario — come il blocco degli endorsement, le dinamiche interne e il pattern di investimenti — che hanno alimentato un senso di perdita di direzione e identità per la testata.
Un futuro incerto per l’istituzione di Washington
Oggi il Washington Post si trova a un bivio cruciale: può ridefinirsi attraverso nuove formule di giornalismo sostenibile e digitale, oppure rischiare di perdere progressivamente la sua influenza e rilevanza internazionale. L’esodo di lettori, i tagli alla redazione e le scelte editoriali polarizzanti hanno generato un’allerta generale non solo negli Stati Uniti, ma anche tra gli osservatori della stampa internazionale.
In conclusione, la domanda “Jeff Bezos ha distrutto il Washington Post?” resta aperta e dipende da come verrà valutato il valore attribuito alla missione giornalistica rispetto a criteri economici e strategici. Per ora, ciò che è certo è che il giornale sta attraversando una fase di profonda trasformazione che potrebbe ridefinire il suo ruolo nel panorama mediatico globale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






