🌐 Gargoyle: la bellezza nella bruttezza di un carcere
Il nostro paese, si sa, non è un paese particolarmente dedito alla lettura, piazzandosi agli ultimi posti della classifica europea. Gli italiani che leggono almeno un libro all’anno solo solo il 35% e questa percentuale precipita vertiginosamente se i libri passano a due. Ogni tanto capita, però, che nel panorama letterario italiano, qualche piccola perla di narrativa attragga particolarmente l’interesse dei lettori.
E’ il caso di Gargoyle, un romanzo scritto da un insegnante dell’IIS Pertini di Albano Laziale, alle porte di Roma, Alfredo Vassalluzzo, che come tanti insegnanti, in attesa del ruolo, ha vagato da una scuola all’altra della provincia fino ad approdare a una cattedra all’interno di un carcere maschile, cattedra che ricopre per due anni. L’esperienza, sicuramente inusuale per un insegnante, ispira un romanzo, edito da Sensibili alle Foglie, la storica casa editrice fondata dall’ex brigatista Renato Curcio. Curcio fa della casa editrice una voce autorevole di editoria sociale e Gargoyle ha trovato, presso di essa, la sua naturale collocazione. Il romanzo di Vassalluzzo, però, non ha niente a che vedere con la politica né con la protesta di quegli anni, puntando lo sguardo su una dimensione ben diversa.

Protagonista del romanzo è Alfredo, insegnante appunto che, per pura necessità, accetta l’incarico tra mille domande e mille paure. Il primo giorno viene accolto dalla Bestia, fatta di mura alte, cancelli e porte telecomandate. Fin da subito affiora il paradosso: l’insegnamento che dovrebbe essere coinvolgimento lì è separazione. Non è che l’inizio però: Alfredo, nel corso di quei due anni, intraprende un viaggio catartico che lo conduce alla demolizione di ogni pregiudizio. I detenuti, prima ritenuti pericolosi e ostili, calano le maschere e Alfredo ne scopre la nuda umanità. Amr, Ling, Ernesto, Valerio, non sono caratteri nè caricature ma personaggi veri, con le loro brutture e debolezze.
La domanda inespressa che permea tutto il romanzo è: se la meritano un’altra alternativa? E, se la meritano, chi ha la competenza per deciderlo? La domanda fa da sottofondo a tutto il romanzo tra situazioni paradossali, allegre, ironiche, commoventi, tristi. Un romanzo corale che la bravura di Vassalluzzo fa emergere magistralmente. Ogni detenuto viene messo sotto la lente del lettore e assume le sembianze che il lettore stesso si costruisce leggendo, assumendo una incredibile vicinanza. L’autore utilizza volutamente un linguaggio non artefatto, non ricercato perché farlo significherebbe snaturare quell’ambiente e i suoi abitanti. Le dinamiche che l’insegnante Alfredo riesce a creare con i detenuti lo conducono però nel pieno di una crisi, la difficoltà di discernere il dentro dal fuori, il lecito dall’illecito, tutti accomunati, sorprendentemente, dalla stessa umanità.

Gargoyle è un testo che pone quesiti al lettore e il lettore si interroga su quale possa essere la risposta migliore. Quella di Vassalluzzo è evidente: il carcere, così com’è concepito oggi, non rieduca e, di conseguenza, non è in grado di svolgere il suo ruolo. Una volta scontata la pena, quali possibilità avranno quegli uomini col timbro dell’ex detenuto, di riabilitarsi nella società.? Chi gliela darà una possibilità? Per ora, Vassalluzzo gli ha dato voce, una bella voce.
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