12:25 pm, 9 Febbraio 26 calendario

🌐 Educazione alimentare a scuola: la vuole il 91% degli italiani

Di: Redazione Metrotoday
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Secondo un sondaggio Coldiretti/Censis il 91% degli italiani chiede l’introduzione dell’educazione alimentare a scuola già dalla scuola primaria per contrastare i cibi ultra-processati e promuovere stili di vita sani.

In un’Italia sempre più consapevole dell’importanza di un’alimentazione sana, la maggioranza schiacciante dei cittadini – il 91% – ritiene fondamentale introdurre stabilmente l’educazione alimentare nel curriculum scolastico, già a partire dalla scuola primaria. Il dato emerge da un’indagine Coldiretti/Censis presentata durante il panel “Sport e cibo sano: il futuro si allena oggi” al Villaggio Coldiretti Valtellina di Bormio, nell’ambito delle Olimpiadi invernali.

Perché gli italiani chiedono l’educazione alimentare

La richiesta diffusa di educazione alimentare non è casuale: cresce la preoccupazione per l’elevato consumo di cibi ultra-processati, spesso ricchi di zuccheri aggiunti, grassi poco salutari e additivi. Secondo gli italiani, insegnare ai bambini fin dai primi anni di scuola a riconoscere e scegliere cibi salutari può contribuire significativamente a sviluppare abitudini alimentari corrette e a contrastare l’aumento di sovrappeso e obesità nella popolazione.

All’interno delle famiglie, inoltre, la scarsa conoscenza delle etichette alimentari e dei principi di nutrizione equilibrata è percepita come un problema che rischia di influenzare negativamente le scelte quotidiane dei più giovani. Per questo, il 91% degli intervistati ritiene che la scuola debba diventare un luogo di formazione non solo culturale, ma anche nutrizionale.

Il ruolo della scuola nella salute dei bambini

Educare i bambini a mangiare bene non significa solo parlare di cibo, ma sviluppare consapevolezza sui comportamenti alimentari e sulle loro conseguenze sulla salute a lungo termine. In molte scuole italiane progetti educativi integrano lezioni teoriche e attività pratiche, come laboratori sul riconoscimento degli alimenti, presentazioni sulla piramide alimentare e percorsi ludici dedicati alla corretta alimentazione.

Oltre alle lezioni in classe, esperienze come quelle offerte da programmi dedicati – in cui si impara a preparare piatti equilibrati, a comprendere le etichette nutrizionali e a conoscere l’origine degli alimenti – stanno guadagnando terreno nelle scuole primarie e secondarie.

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Cibi ultra-processati: un pericolo percepito

Uno dei motivi principali alla base del consenso degli italiani è la crescente diffusione dei cibi ultra-processati nelle abitudini quotidiane, che secondo molti esperti sono associati all’insorgenza di malattie croniche come diabete, obesità e disturbi cardiovascolari. La percezione che questo tipo di alimentazione stia danneggiando la salute collettiva è uno dei fattori che spinge la popolazione a chiedere percorsi educativi nelle scuole.

Le iniziative proposte da Coldiretti e da altre organizzazioni includono anche lo stop ai distributori automatici di snack ultra-processati negli istituti scolastici e un maggiore utilizzo di prodotti a filiera corta e stagionali nelle mense, in modo da rendere il momento del pasto un’esperienza educativa oltre che nutriente.

Differenze generazionali e opinioni giovanili

L’interesse per l’educazione alimentare non è uniforme in tutte le fasce d’età. Nei giovani tra i 18 e i 34 anni, ad esempio, un’indagine precedente ha rilevato un consenso ancora più alto – il 93% – sulla necessità di introdurre questi percorsi già alla scuola primaria. Questo segmento di popolazione vede nella scuola un partner essenziale ai genitori per trasferire competenze pratiche sull’alimentazione quotidiana.

Questo sostegno giovanile riflette un fenomeno più ampio: sempre più studenti chiedono un’educazione che vada oltre le tradizionali materie scolastiche, includendo un’attenzione concreta alla salute, all’ambiente e al benessere attraverso il cibo.

Ostacoli per l’introduzione

Nonostante l’ampio consenso sociale, l’introduzione ufficiale dell’educazione alimentare nel curriculum scolastico continuo a incontrare ostacoli pratici e istituzionali. Molti insegnanti sottolineano la difficoltà di integrare nuovi contenuti in un programma già molto fitto, mentre altri esperti evidenziano la necessità di formazione specifica per il corpo docente e di risorse dedicate per progetti strutturati.

Un altro punto critico riguarda lo spazio fisico: in molte scuole non esistono ambienti dedicati all’educazione alimentare o laboratori attrezzati, un limite che rende più difficile realizzare esperienze pratiche coinvolgenti per gli studenti.

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Le proposte in campo

Per rispondere alla richiesta dell’opinione pubblica, diverse organizzazioni e istituzioni stanno proponendo misure concrete:

  • Programmi educativi strutturati già dalla scuola dell’infanzia e dalla primaria;

  • Collaborazioni con agricoltori locali per portare frutta, verdura e prodotti genuini nella mensa scolastica;

  • Corsi di formazione per insegnanti per migliorare le competenze sulla nutrizione;

  • Materiali didattici e attività ludiche per coinvolgere i bambini in modo attivo.

Queste proposte mirano non solo a insegnare i principi della corretta alimentazione, ma anche a creare una cultura del cibo che duri tutta la vita, capace di contrastare la diffusione dei cibi ultra-processati e di promuovere stili di vita più sani fin dall’infanzia.

Una richiesta che guarda al futuro

L’ampio consenso – con il 91% degli italiani favorevoli all’introduzione dell’educazione alimentare a scuola – indica che la società italiana vede nella scuola un luogo chiave per formare cittadini consapevoli e responsabili in tema di salute e nutrizione. La sfida ora è trasformare questa richiesta in politiche educative concrete, integrate nei programmi scolastici e sostenute da investimenti mirati.

9 Febbraio 2026
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