7:40 am, 8 Febbraio 26 calendario

🌐 Referendum: Mattarella firma il decreto per voto 22-23 marzo

Di: Redazione Metrotoday
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Referendum sulla giustizia: confermata la data del voto per il 22 e 23 marzo 2026 con decreto firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre il governo integra il quesito dopo l’ordinanza della Cassazione per rendere più chiara la consultazione.

Il referendum costituzionale sulla giustizia si terrà regolarmente il 22 e 23 marzo 2026, come stabilito nel decreto firmato oggi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La decisione arriva dopo che il Consiglio dei ministri ha integrato il testo del quesito referendario a seguito di un’ordinanza della Corte di Cassazione, ma ha mantenuto invariata la data della consultazione popolare.

Il referendum si concentra sulla riforma costituzionale della giustizia italiana, nota anche come “Riforma Nordio”, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante e istituisce nuovi meccanismi disciplinari per i magistrati. La firma del decreto presidenziale sul quesito conferma così il calendario elettorale, nonostante le tensioni politiche e giuridiche delle ultime settimane.

Una decisione controversa

La conferma della data del voto giunge in un clima di confronto istituzionale intenso. La Corte di Cassazione aveva recentemente accolto la richiesta di 15 giuristi promotori dell’iniziativa di modificare il quesito referendario originale, per aumentare la trasparenza e specificare gli articoli costituzionali coinvolti dalla riforma. La Cassazione ha riformulato il quesito, indicando esplicitamente gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione interessati dal referendum.

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Il governo, su proposta del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha deciso di recepire l’indicazione della Corte integrando il testo senza posticipare il voto, sostenendo che la modifica al quesito non giustifica un rinvio della consultazione popolare già indetta.

Secondo fonti istituzionali, il presidente Mattarella ha condiviso la scelta ritenendola giuridicamente ineccepibile, dopo un colloquio con la premier. La firma del decreto presidenziale sancisce così l’ufficialità della data, ponendo fine alle ipotesi di rinvio che circolavano nelle ultime ore.

Cosa cambia nel quesito referendario

La modifica introdotta nel testo del quesito non riguarda la sostanza della consultazione, ma mira a rendere più trasparente e comprensibile ai cittadini l’oggetto del voto, in particolare specificando quali articoli della Costituzione verrebbero toccati dalla riforma. In passato, il testo originale faceva riferimento solo al titolo della legge costituzionale approvata dal Parlamento, senza elencare i riferimenti costituzionali che verrebbero toccati.

Questa scelta, pur apparentemente tecnica, ha suscitato dibattito politico, poiché alcuni esponenti di opposizione hanno sostenuto che una modifica così significativa del quesito – in corso di campagna referendaria – avrebbe dovuto comportare una revisione complessiva del calendario. Tuttavia, il governo e il Quirinale hanno giudicato l’integrazione come un chiarimento legittimo che non altera l’essenza della consultazione, rendendo dunque non necessario uno slittamento.

Le reazioni politiche

La conferma della data ha polarizzato i principali schieramenti politici. Il Partito Democratico ha criticato la decisione definendola una “prepotenza istituzionale” del governo, sostenendo che l’integrazione del quesito avrebbe dovuto richiedere più tempo per permettere una campagna informativa equa e trasparente.

Accanto alle prese di posizione, alcuni esperti di diritto costituzionale hanno indicato che la modifica del quesito, pur inedita nella storia repubblicana, non comporta un cambiamento sostanziale dell’impianto referendario, giustificando così la scelta di mantenere la data fissata a fine marzo.

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Diritto di voto, organizzazione e logistica

In vista della consultazione di fine marzo, le autorità competenti hanno confermato l’attivazione delle procedure logistiche necessarie per garantire la regolarità del voto. Il Ministero dell’Interno ha ricordato che i cittadini italiani residenti all’estero potranno votare per corrispondenza, sulla base delle norme vigenti, mentre sul territorio nazionale saranno approntati i seggi e le misure di sicurezza sanitaria e operativa.

Gli enti territoriali e i comuni stanno già predisponendo le attività organizzative, tra cui la stampa delle schede elettorali con il nuovo testo del quesito e l’invio dei materiali ai circoli elettorali. I gruppi promotori delle diverse posizioni referendarie stanno intensificando la campagna di informazione per spiegare agli elettori i contenuti della riforma e le implicazioni del voto.

Il significato politico del voto

Il referendum sulla giustizia rappresenta uno degli appuntamenti più significativi nella recente storia costituzionale italiana, toccando temi sensibili come il ruolo della magistratura, l’autonomia dei giudici e la disciplina interna al sistema giurisdizionale. La conferma della data del 22 e 23 marzo ne fa un test nazionale non solo sul merito della riforma, ma anche sulla partecipazione civile e civica degli italiani, in un momento di forte dibattito pubblico.

Con la firma del decreto da parte di Mattarella il percorso verso le urne è dunque delineato, e negli ultimi giorni che precedono il voto è probabile che il confronto tra i promotori del “sì” e del “no” si intensifichi, rendendo la consultazione di marzo un evento centrale nel calendario politico italiano del 2026.

8 Febbraio 2026
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