🌐 Mummie Sahara: comunità umana sconosciuta da 7.000 anni nel deserto
Straordinaria scoperta archeologica nel deserto del Sahara rivela che due mummie di circa 7.000 anni fa appartenevano a una comunità umana finora sconosciuta, offrendo nuove chiavi di lettura sulla preistoria africana e sulla dispersione umana nell’“Africa umida” che precedette il deserto attuale.
Nel Sahara, in una delle regioni più inospitali oggi al mondo, la scoperta di due mummie risalenti a circa 7.000 anni fa ha riacceso l’interesse della comunità scientifica internazionale. Gli studi genetici condotti su questi antichi resti riportano alla luce una popolazione umana finora sconosciuta e offrono nuove prospettive sulla complessa storia antica del Nord Africa, quando il Sahara non era un mare di sabbia ma una terra verde e fertile.

Questi resti sono stati ritrovati nel riparo roccioso di Takarkori, situato nelle montagne Tadrart Acacus nel sud‑ovest dell’attuale Libia. In epoche remote, nella cosiddetta “African Humid Period” – un periodo che si estende tra circa 14.800 e 5.500 anni fa – l’area era caratterizzata da laghi, savane e un clima favorevole alla vita umana e animale, ben diverso dall’aridità attuale.
Le analisi del DNA estratto dalle mummie hanno rivelato una linea genetica completamente distinta da quella delle popolazioni africane contemporanee, sia sub‑sahariane che nordafricane, suggerendo che queste antiche comunità vissero isolate per millenni e conservino tracce genetiche di una “popolazione fantasma” fino ad oggi mai documentata direttamente.
Una popolazione “fantasma”: identità e isolamento genetico
Gli archeogenetisti, guidati da esperti dell’Istituto Max Planck per l’Antropologia Evoluzionistica, sono riusciti ad analizzare i genomi di due donne mummificate naturalmente in questo sito. Nonostante il clima arido del Sahara renda rarissima la conservazione del DNA, il materiale genetico recuperato ha fornito dati sorprendenti.
I risultati mostrano che gli antenati di queste donne si separarono dalle popolazioni sub‑sahariane circa 50.000 anni fa, un periodo corrispondente all’espansione degli esseri umani moderni fuori dall’Africa, ma rimasero isolati a lungo rispetto ad altri gruppi umani. Questo isolamento ha permesso lo sviluppo di una linea genetica unica, non direttamente riscontrabile in nessuna popolazione attuale.

Un altro aspetto rilevante riguarda la presenza di tracce di DNA neandertaliano: sebbene sia presente, è molto più bassa rispetto agli europei moderni, ma comunque superiore a quella delle popolazioni sub‑sahariane, indicando contatti indiretti con gruppi nordafricani o eurasiatici antichi.
Il Sahara “verde”: un mondo lontano dal deserto attuale
La presenza di questa comunità nel Sahara 7.000 anni fa si colloca in un periodo climatico molto diverso dall’odierno: il Sahara era allora un mosaico di falde acquifere, laghi, e pascoli, che favorì la diffusione di agricoltura, allevamento e insediamenti umani.
Gli archeologi hanno ipotizzato che l’agricoltura e il pastorale si diffusero nella regione attraverso scambi culturali piuttosto che a seguito di grandi ondate migratorie. Le comunità locali sembrano aver sviluppato avanzate tecniche di lavorazione di ceramiche, strumenti e tessuti, adattandosi alle risorse di un ambiente ricco e diversificato.
Questa evidenza contraddice molte teorie precedenti, secondo le quali il Sahara era un semplice corridoio migratorio tra Nord e Sub‑Sahara, indicando invece che la regione ospitava popolazioni stabili e geneticamente distinte.
Impatto sulla comprensione della preistoria africana
La scoperta e l’analisi delle mummie hanno impatti potenzialmente rivoluzionari sulla comprensione delle prime società umane in Africa. Il fatto che queste persone presentassero una linea genetica fino ad oggi sconosciuta suggerisce che l’evoluzione umana in Nord Africa fosse più complessa di quanto ipotizzato, con popolazioni isolate che contribuirono in modi finora poco compresi alla diversità genetica globale.
Gli studi indicano anche che l’interazione genetica tra gruppi africani del nord e del sud era molto limitata durante l’Era Umida, e che le popolazioni locali avevano sviluppato proprie traiettorie evolutive. Ciò potrebbe avere importanti implicazioni per la ricostruzione delle antiche migrazioni, delle tecnologie e delle reti culturali dell’Africa preistorica.
La ricerca futura
Nonostante questi progressi, molte domande restano aperte. Ad esempio, non è ancora chiaro dove si fossero spostati i progenitori di questi gruppi tra i 50.000 e i 15.000 anni fa, prima che il Sahara tornasse verde durante l’Era Umida. Inoltre, gli scienziati devono ancora comprendere pienamente come, e in quale misura, le culture e le tecnologie si diffusero nella regione senza corrispondenti flussi genetici significativi.
La continua analisi di resti umani antichi, unitamente a studi sul clima e sull’archeologia ambientale, potrà offrire nuovi indizi sulla vita, le abitudini e le reti sociali di queste popolazioni antiche. Studi futuri mirano anche a individuare altre sepolture, analizzare materiali associati e costruire una cartografia più dettagliata delle popolazioni che abitarono il Sahara milioni di anni fa.
Un nuovo capitolo dell’evoluzione umana
La scoperta delle mummie di 7.000 anni nel Sahara e la dimostrazione della loro appartenenza a una comunità umana finora sconosciuta segnano un passo fondamentale nella ricerca sull’antichità dell’Africa e sull’origine dell’uomo. Questi ritrovamenti non solo forniscono una visione diretta di popolazioni antiche isolate, ma ampliano la nostra conoscenza delle dinamiche evolutive, culturali e ambientali di un continente chiave per comprendere la storia umana.
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