8:03 pm, 8 Febbraio 26 calendario

🌐 Contro di me insulti minacce, Pucci rinuncia a Sanremo

Di: Redazione Metrotoday
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Rinuncia di Pucci a Sanremo 2026 dopo attacchi, insulti e minacce: la polemica esplode sui social, nella politica e nel mondo dello spettacolo, innescando un dibattito sulla satira, la libertà di espressione e la dignità personale.

Un episodio che travalica i confini della cronaca spettacoli e cultura per trasformarsi in un caso politico e sociale, il comico e conduttore Andrea Pucci ha deciso di rinunciare alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo 2026 dopo giorni di insulti, critiche e minacce online rivolte sia a lui che alla sua famiglia.

La notizia, che ha preso forma nel primo pomeriggio di domenica , è arrivata a pochi giorni dall’inizio della kermesse canora più seguita d’Italia, appuntamento annuale che unisce musica, costume e politica nel cuore dell’inverno televisivo italiano. La rinuncia di Pucci, annunciata con una nota pubblica, ha scatenato un’ondata di reazioni a catena tra giornalisti, commentatori, forze politiche e spettatori.

Una rinuncia annunciata tra insulti, minacce e “onda mediatica negativa”

Pucci ha spiegato che “gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ricevuti da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili ed inaccettabili”, definendo quanto accaduto come una “onda mediatica negativa” che ha alterato «il patto fondamentale con il pubblico» rendendo impossibile per lui esercitare serenamente la propria professione.

Nel testo della sua comunicazione, il comico ha ribadito come il suo lavoro sia sempre stato quello di far ridere, portando sul palco aspetti della vita quotidiana senza odio, omofobia o razzismo, rigettando le etichette che gli sono state affibbiate sui social media. “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più”, ha affermato, unendo il suo messaggio a un appello più ampio alla convivenza democratica.

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La decisione ha inevitabilmente offuscato il suo ritorno alla ribalta televisiva, dopo una carriera di oltre 35 anni nel mondo della comicità italiana tra palcoscenici televisivi e spettacoli teatrali.

Da Sanremo alla politica: un caso che divide l’Italia

La vicenda non si è fermata ai confini del mondo dello spettacolo, ma ha subito assunto una dimensione politica. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso solidarietà a Pucci, definendo «spaventosa la deriva illiberale della sinistra» che, a suo avviso, avrebbe contribuito a creare un clima di intimidazione nei confronti del comico.

Sostenitori politici di centrodestra, tra cui esponenti di primo piano, hanno commentato denunciando un’ambiente culturale ostile verso chi non aderisce a un pensiero unico, mentre molti esponenti del centrosinistra hanno difeso la legittimità delle critiche rivolte all’artista, sottolineando che la satira e l’umorismo possono e devono essere oggetto di dibattito pubblico, soprattutto quando risultano divisivi o potenzialmente offensivi per categorie sociali protette.

Il caso è rapidamente finito anche sotto l’attenzione dei social network e dei commentatori online, dove utenti, influencer e associazioni si sono schierati su fronti opposti: c’è chi ha difeso Pucci invocando libertà di espressione, e chi ha sostenuto che l’inclusività e il rispetto debbano prevaricare persino nelle scelte artistiche di eventi pubblici di grande visibilità.

L’annuncio e la polemica che ha preceduto la rinuncia

Tutto è iniziato nei giorni precedenti quando Carlo Conti, direttore artistico del Festival, aveva annunciato Andrea Pucci come co-conduttore della terza serata, suscitando immediatamente reazioni contrastanti. Secondo numerosi utenti, le posizioni politiche e alcune battute passate del comico – giudicate di estrema destra da critici e oppositori – lo rendevano una scelta inappropriata per il palco dell’Ariston.

La polemica aveva già investito la Commissione di Vigilanza Rai, con alcuni esponenti politici che contestavano apertamente la decisione della Rai di inserire Pucci in un ruolo di spicco nella produzione dell’evento più popolare della televisione italiana.

Negli stessi giorni, associazioni come il Codacons avevano espresso preoccupazione per la scelta di un personaggio ritenuto “divisivo”, paventando rischi per l’immagine e i valori associati al Festival.

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Dignità personale e libertà di satira: il dibattito resta aperto

La rinuncia di Pucci a Sanremo ha acceso un dibattito più ampio sulla libertà di espressione nel contesto pubblico e mediatico, soprattutto in un Paese come l’Italia dove satira, politica e spettacolo si intrecciano da sempre. Da un lato, c’è chi ritiene che l’artista debba essere libero di esprimersi senza subire intimidazioni o minacce, dall’altro chi sostiene che la satira non sia un diritto assoluto se a discapito della dignità e del rispetto verso gruppi sociali e categorie storicamente vulnerabili.

8 Febbraio 2026
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