🌐 USA e Iran negoziano in Oman tra profonde divisioni
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ToggleIn un momento di tensioni estremamente elevate, gli Stati Uniti e l’Iran hanno avviato colloqui mediati dall’Oman a Muscat, con l’obiettivo di affrontare la disputa nucleare e ridurre il rischio di un conflitto più ampio in Medio Oriente. Le profonde differenze sull’agenda negoziale, in particolare su missili balistici e politica regionale, mettono a dura prova la diplomazia.
Un dialogo diplomatico di altissimo rischio è iniziato in Oman, dove delegazioni di Stati Uniti e Iran si sono sedute a un tavolo negoziale mediato dal Sultanato per cercare di superare profondi contrasti sul programma nucleare di Teheran e altre questioni di sicurezza regionale.
Le trattative, che si inseriscono in un contesto di tensioni già acute tra Washington e Teheran, mirano a evitare uno scontro su vasta scala in Medio Oriente e a riprendere un percorso diplomatico che negli ultimi mesi sembrava in stallo. La situazione è resa ancora più fragile dalla costruzione navale statunitense nel Golfo, dalle recenti repressioni interne in Iran e dalla forte retorica politica.
Un’agenda negoziale che divide
L’elemento centrale dei colloqui riguarda ciò che le parti intendono includere nell’agenda. Gli Stati Uniti vogliono che il negoziato non si limiti alla sola questione nucleare, ma affronti anche il programma di missili balistici iraniani, il sostegno di Teheran a gruppi armati nella regione e il trattamento delle proteste interne.
L’Iran, invece, insiste che i colloqui si concentrino esclusivamente sul suo programma nucleare, rifiutando di discutere altri temi che considera interferenze nelle sue politiche interne e di difesa. Questa divergenza è una delle principali fonti di tensione nei negoziati in corso a Muscat.
Diplomatici coinvolti nelle consultazioni indicano che la struttura delle conversazioni seguirà una forma di diplomazia indiretta, con messaggi scambiati tramite mediatori omaniti, poiché la fiducia tra le due capitali rimane estremamente bassa.

Il contesto regionale: rischio conflitto in aumento
Il dialogo diplomatico si svolge su uno sfondo di crescenti timori di un conflitto più ampio in Medio Oriente, alimentati da recenti eventi militari e da una massiccia presenza di forze statunitensi nella regione. Gli Stati Uniti hanno schierato una significativa forza navale e aerea nel Golfo Persico, una misura spesso interpretata come deterrente contro possibili azioni iraniane ma anche come possibile preludio a escalation militari.
Le autorità iraniane hanno anche espresso preoccupazione circa possibili attacchi esterni, sottolineando che un’offensiva militare straniera non solo metterebbe in pericolo la sicurezza nazionale, ma potrebbe anche innescare nuove ondate di instabilità interna.
L’intenso quadro geopolitico comprende altresì forti preoccupazioni internazionali riguardo alla stabilità economica globale, influenzata anche da possibili interruzioni nel flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle arterie energetiche più importanti al mondo.
Posizioni contrapposte su temi chiave
Programma nucleare:
Gli Stati Uniti chiedono garanzie più stringenti sulle attività nucleari iraniane, con particolare attenzione ad eventuali capacità verso armamenti. Negli ultimi mesi, Washington ha chiarito che vuole vedere progressi significativi e verificabili per evitare che l’Iran sviluppi capacità nucleari militari.
Missili balistici:
Teheran considera il suo programma di missili balistici un elemento essenziale della sua difesa nazionale e si rifiuta categoricamente di negoziarne limiti. Washington, invece, ha indicato che la questione è intrinsecamente legata alla sicurezza regionale e alla deterrenza.
Sostegno a gruppi armati nella regione:
Un’altra linea di frattura riguarda il sostegno iraniano a milizie e gruppi alleati in paesi come Iraq, Libano e Yemen, una politica che gli Stati Uniti e alcuni alleati vedono come destabilizzante per la regione. L’Iran respinge tali critiche, sostenendo di supportare movimenti che difendono la sovranità dei loro Paesi.
Prospettive di successo e ostacoli diplomatici
Gli osservatori internazionali sottolineano quanto sia delicata e incerta la portata dei negoziati. Pur riconoscendo segnali di apertura da parte di entrambe le delegazioni, numerosi esperti temono che le profonde divergenze sui punti chiave possano impedire progressi significativi. Le difficoltà includono anche il contesto interno iraniano, scosso da repressioni contro proteste popolari e da preoccupazioni economiche profonde.
In passato, l’Oman ha svolto un ruolo essenziale come mediatore discreto tra Stati Uniti e Iran, ospitando round negoziali importanti nel 2025 volti a limitare le attività nucleari di Teheran senza conflitti militari. Tuttavia, anche in quei cicli, le differenze su missili e controllo delle centrifughe hanno costituito ostacoli persistenti.

Risposte internazionali e dinamiche geopolitiche
L’inizio di questi colloqui ha attirato l’attenzione di molti Paesi mediorientali e globali, alcuni dei quali hanno incoraggiato entrambe le parti a non abbandonare il tavolo negoziale. Tensioni simili potrebbero avere ramificazioni politiche e militari estese, coinvolgendo attori come Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e potenze globali come Russia e Cina, anch’esse interessate alla stabilità regionale.
Alcuni analisti sottolineano come un accordo, anche parziale, potrebbe contribuire a ridurre la pressione sui mercati energetici globali e a prevenire ulteriori escalation, ma riconoscono che il percorso è lungo e tortuoso.
Diplomazia sotto pressione
Le trattative in Oman rappresentano un momento cruciale di diplomazia multilaterale nel tentativo di affrontare una delle dispute più gravi tra Stati Uniti e Iran da anni. La capacità di entrambi i Paesi di superare profonde divisioni su agenda, sicurezza regionale e diritti sovrani determinerà non solo l’esito delle consultazioni, ma anche il futuro della stabilità in Medio Oriente e oltre.
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