9:19 am, 7 Febbraio 26 calendario

🌐 Pakistan, Isis rivendica attentato nella capitale: almeno 31 morti

Di: Redazione Metrotoday
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Un attentato suicida in Pakistan durante le preghiere del venerdì a Islamabad provoca decine di morti e feriti; l’Isis rivendica l’attacco, mentre il governo condanna l’azione e coordina la risposta di sicurezza.

Un attentato suicida rivendicato dall’Isis ha sconvolto la capitale del Pakistan, causando una scia di vittime e feriti durante le preghiere del venerdì alla moschea sciita Imam Bargah Qasr‑e‑Khadijatul Kubra nella zona di Tarlai. L’attentato è tra i più letali mai registrati nella capitale negli ultimi decenni, ed è stato confermato dal gruppo estremista come un’azione diretta contro i fedeli riuniti per il culto. L’esplosione ha ucciso almeno 31 persone e ferito centinaia di altre, mentre le autorità e le comunità locali lavorano tra lutto, confusione e interrogativi sulla sicurezza nazionale.

L’attacco durante le preghiere: dinamica e impatto immediato

L’esplosione è avvenuta durante le preghiere del venerdì, il momento in cui le moschee sono affollate. Secondo fonti locali, il kamikaze è riuscito ad avvicinarsi alla congregazione dove centinaia di fedeli stavano pregando, detonando un giubbotto esplosivo che ha scosso l’edificio e le aree circostanti. Testimoni descrivono un’esplosione potente e un caos immediato, con feriti trasportati d’urgenza negli ospedali di Islamabad e operazioni di soccorso in corso.

Le autorità di Islamabad hanno dichiarato che la maggior parte delle vittime sono civili innocenti, tra cui uomini, donne e anziani, presenti per le preghiere settimanali. Centinaia di feriti sono stati ricoverati, molti in condizioni critiche, mentre i soccorritori hanno lavorato tra detriti e scene di distruzione per assistere i sopravvissuti e recuperare i corpi.

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Isis rivendica l’attacco: messaggio e motivazioni dichiarate

L’organizzazione Isis – in particolare la sua branca presente nella regione, nota come Islamic State Khorasan Province (ISKP) – ha rivendicato l’attacco tramite canali affiliati, definendolo un’azione deliberata contro la comunità sciita e promettendo ulteriori operazioni. Il gruppo ha affermato che il kamikaze ha preso di mira i fedeli per ragioni religiose e ideologiche, sottolineando la sua opposizione a minoranze e avversari nel paese.

La rivendicazione arriva in un momento in cui Pakistan sta affrontando una nuova ondata di violenza estremista, con attentati multipli negli ultimi mesi che avevano già messo in allerta forze di sicurezza e comunità civili. L’attacco nella moschea di Islamabad è considerato uno dei più gravi dall’attentato alla Marriott Hotel nel 2008, segnalando una pericolosa escalation del terrorismo urbano.

Reazioni del governo pakistano e sicurezza nazionale

Le principali autorità pakistane, tra cui il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Presidente Asif Ali Zardari, hanno condannato l’attacco definendolo un “crimine contro l’umanità” e promettendo che i responsabili saranno identificati e portati davanti alla giustizia. Il governo ha anche ordinato un rafforzamento delle misure di sicurezza e una piena cooperazione tra forze dell’ordine, servizi di intelligence e centri medici per affrontare le conseguenze dell’attacco.

Il Ministro della Difesa e il Ministro dell’Interno hanno ribadito che la sicurezza nazionale rimane una priorità assoluta, con piani per intensificare le operazioni contro gruppi estremisti e potenziali cellule terroristiche all’interno del paese. Le autorità stanno analizzando prove e movimenti del kamikaze, incluse possibili connessioni internazionali o percorsi di addestramento estero.

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Il contesto interno: terrorismo, tensioni e vulnerabilità

Pakistan ha subito diversi attacchi negli ultimi anni da varie fazioni estremiste, incluse quelle affiliate a organizzazioni come Isis e i talebani pakistani. Le violenze sono spesso rivolte a obiettivi civili, locali religiosi, forze di sicurezza o infrastrutture simboliche, con l’obiettivo di creare instabilità e tensioni religiose o etniche. Il recente attacco a Islamabad evidenzia come anche centri urbani fino a poco tempo considerati relativamente sicuri non siano immuni alla minaccia estremista.

L’esplosione di venerdì segue un altro grave attentato suicida a Islamabad nel novembre 2025, quando un kamikaze colpì vicino a un tribunale, uccidendo dozzine di persone e inaugurando un periodo di crescente allarme tra le autorità. Questo nuovo episodio sottolinea la persistente fragilità della sicurezza pakistana, con un aumento di attacchi che richiede risposte sia operative che strategiche a livello nazionale.

Reazioni internazionali: condanne e solidarietà

La comunità globale ha reagito con ferma condanna dell’attentato suicida, con dichiarazioni di solidarietà da parte di diverse nazioni e organismi internazionali, inclusi gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Russia, l’Arabia Saudita e le Nazioni Unite. Il Segretario Generale dell’ONU ha definito l’attacco “un atto di barbarie” e ha chiesto che i responsabili siano assicurati alla giustizia, ribadendo il rifiuto di ogni forma di terrorismo e violenza contro civili e luoghi di culto.

Altre potenze regionali come la Turchia e la Germania hanno espresso sostegno al Pakistan, riaffermando la necessità di un impegno collettivo contro l’estremismo violento e l’importanza di proteggere la libertà di culto e l’incolumità dei civili.

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Settore sanitario e risposta d’emergenza

Ospedali e centri sanitari di Islamabad sono al limite nella gestione dell’afflusso dei feriti, con medici e infermieri impegnati in turni estenuanti per curare le vittime. Le autorità sanitarie hanno dichiarato che la priorità è stabilizzare i feriti più gravi, con alcuni pazienti trasferiti in altre strutture per trattamenti specialistici. Volontari e organizzazioni umanitarie hanno mobilitato raccolte sangue e sostegno logistico per assistere le famiglie colpite.

Implicazioni future e sicurezza regionale

L’attentato suicida di Islamabad rappresenta un monito sulla persistente minaccia dell’estremismo violento nelle aree urbane del Sud Asia, con potenziali ripercussioni sulla stabilità regionale. Analisti della sicurezza sottolineano che gruppi come Isis cercano di sfruttare divisioni settarie e momenti di vulnerabilità per colpire obiettivi simbolici, spingendo i governi a rivalutare le strategie di prevenzione e controllo.

7 Febbraio 2026
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