2:02 pm, 7 Febbraio 26 calendario

🌐 Migranti, mille dispersi per il ciclone Harry nel Mar Mediterraneo

Di: Redazione Metrotoday
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L’allarme di Mediterranea Saving Humans sul ciclone Harry scuote l’Europa: potrebbero essere fino a mille i migranti dispersi nel mare Mediterraneo dopo il passaggio della tempesta, con imbarcazioni scomparse e soccorsi difficili sotto condizioni meteorologiche estreme. Una tragedia senza precedenti sulle rotte migratorie centrali mette in luce i rischi dei viaggi via mare e la fragilità del sistema di salvataggio internazionale.

Negli ultimi giorni, l’ong Mediterranea Saving Humans ha lanciato un allarme drammatico in merito alla situazione dei migranti nel Mediterraneo centrale dopo il passaggio del ciclone Harry, una perturbazione meteorologica che ha provocato condizioni marine estremamente pericolose, con onde alte, venti forti e visibilità limitata. Secondo le stime dell’organizzazione, fino a mille persone potrebbero essere disperse in mare dopo aver affrontato la traversata tra le coste tunisine e quelle europee proprio nel pieno dell’ondata di maltempo.

Si tratta di una delle emergenze più gravi degli ultimi anni lungo le rotte migratorie del Mediterraneo centrale, dove imbarcazioni sovraffollate di persone fuggite da guerre, povertà e persecuzioni hanno tentato di raggiungere l’Europa nonostante gli avvertimenti di condizioni meteorologiche proibitive.

Il ciclone Harry e le condizioni di traversata

Il ciclone Harry, che ha colpito il Mar Mediterraneo a fine gennaio e nei primi giorni di febbraio, ha generato mare agitato e venti oltre la norma stagionale in un’area già nota per i rischi legati alla migrazione via mare. Queste condizioni meteorologiche avverse hanno reso estremamente difficili, se non impossibili, le operazioni di search and rescue (SAR), ostacolando il salvataggio di imbarcazioni in difficoltà e aumentando il pericolo per uomini, donne e bambini a bordo.

Centro di partenza di molte imbarcazioni è stata la Tunisia, dove gli operatori umanitari e le reti di supporto migranti hanno segnalato partenze di decine di barche verso l’Italia e le isole italiane, spesso condotte da trafficanti senza scrupoli su gommoni e imbarcazioni non idonee alla navigazione incerta.

Il bilancio provvisorio: numeri e stime

Le cifre relative ai dispersi nel Mediterraneo sono al momento ancora frammentarie e difficili da confermare ufficialmente, anche per la mancanza di un sistema di monitoraggio centralizzato che tenga traccia esatta di partenze, arrivi e soccorsi. Tuttavia, dalle ricostruzioni delle ong e dalle testimonianze raccolte lungo le coste libiche e tunisine emergono diverse stime:

  • Almeno 380 persone risultano disperse e non raggiunte dai soccorsi ufficiali secondo le prime dichiarazioni di mezzi di soccorso e autorità marittime.

  • Le stime più allarmanti delle associazioni umanitarie e delle reti di migranti parlano di circa mille persone scomparse nel Mediterraneo centrale dopo il ciclone, facendo di questo episodio una delle tragedie più gravi in mare degli ultimi anni.

Questi numeri includono uomini, donne e bambini di diverse nazionalità, molti dei quali rimasti intrappolati su imbarcazioni sovraccariche e mal equipaggiate, incapaci di affrontare le condizioni oceaniche avverse nel tratto di mare tra Tunisia, Libia e le coste italiane.

Le reazioni delle organizzazioni umanitarie

Le organizzazioni come Mediterranea Saving Humans e Refugees in Libya hanno sollevato forti critiche nei confronti delle istituzioni italiane, maltesi ed europee, accusandole di non fornire sufficienti risposte operative e di comunicazione di fronte a una potenziale strage in mare. Secondo le ong, una combinazione di silenzio istituzionale e mancanza di coordinamento ha contribuito a ritardi nei soccorsi mentre le condizioni meteo peggioravano.

La presidente di Mediterranea ha definito la situazione come una potenziale “più grande tragedia degli ultimi anni”, denunciando una risposta giudicata insufficiente da parte dei governi europei mentre le condizioni del mare diventavano sempre più estreme.

Le difficoltà nei soccorsi e il ruolo delle autorità

Le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale coinvolgono una complessa rete di attori: la Guardia Costiera italiana, le autorità marittime internazionali, navi militari e civili, oltre a navi delle ONG impegnate nelle attività di search and rescue. Tuttavia, le condizioni atmosferiche causate dal ciclone Harry hanno spesso impedito l’accesso alle aree in cui si sospetta siano avvenuti naufragi o difficoltà per i migranti.

Inoltre, molte partenze sono avvenute da punti costieri lontani dai radar e dai sistemi di monitoraggio ufficiali, complicando ulteriormente la localizzazione e il soccorso dei migranti in difficoltà.

Il quadro più ampio della crisi migratoria

La tragedia legata al ciclone Harry si inserisce in un contesto migratorio già estremamente delicato: il Mediterraneo centrale è da anni uno dei corridoi più pericolosi al mondo per chi tenta di raggiungere l’Europa via mare, con migliaia di morti e dispersi registrati nel corso degli ultimi decenni.

La combinazione di traffico di esseri umani, imbarcazioni pericolose, condizioni metereologiche avverse e risorse di soccorso limitate crea un ambiente in cui le vite dei migranti sono costantemente in bilico, esposte a rischi estremi.

Pressione politica e richieste di intervento

La situazione ha già suscitato dibattito politico in Italia e in Europa, con richieste di maggiori risorse per la sorveglianza marittima, un ruolo più incisivo delle istituzioni europee nei soccorsi e una revisione delle politiche migratorie che tenga conto della centralità dei diritti umani e della protezione delle persone in pericolo in mare.

Gruppi per i diritti umani e ONG internazionali chiedono una migliore cooperazione tra Stati costieri, un sistema di allerta tempestivo e un impegno concreto per prevenire ulteriori tragedie sul mare, sottolineando che ogni perdita di vite umane rappresenta una sconfitta umanitaria per l’intera comunità internazionale.

7 Febbraio 2026 ( modificato il 6 Febbraio 2026 | 14:09 )
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