3:23 pm, 10 Febbraio 26 calendario

🌐 In Francia legittimo fermare cure nonostante biotestamento

Di: Redazione Metrotoday
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La Corte europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha stabilito che in Francia può essere legittimo fermare le cure mediche anche se contrarie a un biotestamento, con la decisione medica che può prevalere sulla volontà anticipata del paziente. Una sentenza destinata a creare un precedente per tutti gli Stati aderenti alla Convenzione europea dei diritti umani.

La decisione annunciata il 5 febbraio 2026 dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) ha riacceso il dibattito sul fine vita e sulla portata giuridica delle direttive anticipate di trattamento, comunemente note come biotestamento. La Corte con sede a **Strasburgo ha stabilito che, in determinate condizioni, le decisioni mediche possono prevalere sulla volontà espressa dal paziente in un biotestamento, senza violare il diritto alla vita garantito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti umani.

La vicenda riguarda il ricorso presentato dai familiari di un uomo francese che, dopo un grave incidente avvenuto nel maggio 2022, era stato ricoverato in condizioni disperate con assenza di attività cerebrale e riflessi del tronco encefalico. All’arrivo in ospedale, i medici avevano ritenuto che proseguire i trattamenti di sostegno vitale fosse clinicamente inutile, procedendo alla richiesta di autorizzazione al Consiglio di Stato francese per sospendere le cure, che fu accordata.

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Il paziente aveva però lasciato direttive anticipate chiare, in cui esprimeva il desiderio di essere mantenuto in vita, anche artificialmente, qualora fosse incapace di comunicare. La moglie e le sorelle dell’uomo si sono quindi rivolte alla Cedu sostenendo che la decisione di interrompere le cure fosse contraria a tali volontà e violasse il suo diritto alla vita.

Tuttavia, la Cedu ha respinto la richiesta, affermando che non vi è stata violazione dell’articolo 2 della Convenzione, poiché il quadro normativo francese — che consente ai medici di non seguire le direttive anticipate quando queste appaiono “manifestamente inappropriate” — rientra nel margine di discrezionalità riconosciuto agli Stati nella legislazione sul fine vita.

La sentenza costituisce un precedente giuridico importante, poiché ribadisce che la discrezionalità medica, nei casi estremi e nei sistemi normativi simili a quello francese, può prevalere sui desideri espressi nel biotestamento, senza che ciò rappresenti una violazione del diritto alla vita. La Corte ha inoltre sottolineato che il processo decisionale collegiale dei medici ha preso in considerazione non soltanto le volontà espresse dal paziente, ma anche le opinioni dei familiari e gli aspetti clinici rilevanti.

Giurisprudenza e reazioni: un frontiere etico‑giuridico in evoluzione

L’interpretazione della Cedu si inserisce in un contesto europeo in cui il rapporto tra autonomia del paziente, direttive anticipate e discrezionalità dei professionisti sanitari è oggetto di crescente attenzione. Negli ultimi anni, infatti, molte sentenze e dibattiti giuridici si sono concentrati su casi di fine vita, eutanasia e biotestamenti, esaminando in che misura lo Stato e i medici possono intervenire rispetto alle volontà personali di cure o non cure.

In Francia, la legge sul fine vita è già stata al centro di riforme e proposte legislative: in passato l’Assemblea nazionale aveva discusso modifiche alla normativa sulla sedazione profonda, sull’eutanasia e sulle direttive anticipate, pur rimanendo vincolata da un forte ruolo dei professionisti sanitari nel decidere caso per caso. Le interpretazioni giuridiche, tanto nazionali quanto europee, continuano ad influenzare il quadro normativo e le prassi cliniche.

La decisione della Cedu potrebbe quindi avere ripercussioni non solo in Francia, ma anche negli altri Stati membri della Convenzione europea sui diritti umani, dove questioni analoghe potrebbero essere portate davanti alla Corte per stabilire se e come bilanciare la volontà del paziente con le valutazioni mediche professionali.

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Critiche e difese: complessità etica e medico‑legale

Le reazioni alla sentenza sono già polarizzate. Sostenitori dei diritti dei pazienti e gruppi per l’autodeterminazione criticano la decisione, sostenendo che essa possa indebolire il valore legale delle direttive anticipate e aprire a interpretazioni arbitrarie da parte dei medici o delle istituzioni sanitarie. Essi argomentano che il biotestamento dovrebbe avere un valore vincolante, soprattutto quando esprime volontà esplicite e documentate.

D’altra parte, rappresentanti delle istituzioni sanitarie e giuristi favorevoli alla sentenza sottolineano che i quadri normativi nazionali devono poter contemperare diverse esigenze cliniche, etiche e legali, e che il margine di discrezionalità attribuito ai medici è giustificato nei casi in cui la continuazione delle cure sia priva di benefici clinici tangibili.

Prospettive future e riflessioni

La pronuncia della Cedu implica una riflessione più ampia sul ruolo delle direttive anticipate di trattamento nel contesto europeo: essa invita a ponderare non solo la volontà personale, ma anche criteri medici professionali, processi decisionali collegiali e requisiti di proporzionalità rispetto alla protezione del diritto alla vita.

In prospettiva, la sentenza potrebbe stimolare riforme legislative nei Paesi membri della Convenzione, con l’obiettivo di rendere più chiari i confini tra autonomia del paziente e responsabilità medica nelle scelte di fine vita. Al contempo, l’ampio dibattito pubblico e giuridico che essa ha suscitato riflette l’importanza di trovare un equilibrio tra diritti individuali, decisioni cliniche e valori etici condivisi.

La decisione della Cedu riapre dunque il dibattito sul biotestamento e la dignità della vita, mettendo in luce le sfide etiche e giuridiche alla base delle scelte di fine vita in Europa.

10 Febbraio 2026 ( modificato il 7 Febbraio 2026 | 14:02 )
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