5:04 pm, 13 Febbraio 26 calendario

🌐 Vecchioni ai giovani: “Latino e greco sono l’origine di tutto”

Di: Redazione Metrotoday
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Il cantautore e docente Roberto Vecchioni lancia un appello ai giovani a riscoprire latino e greco come radici imprescindibili della nostra cultura: non correte, fermatevi ad ascoltare e interrogare il passato per comprendere il presente.

Nel dibattito sulla scuola italiana e sulle materie che dovrebbero formare i giovani cittadini, una voce fuori dal coro – ma carica di esperienza – è quella di Roberto Vecchioni, figura unica nel panorama culturale italiano: cantautore, maestro, professore di lettere, appassionato di lingue classiche e testimone dell’importanza dei classici nel mondo contemporaneo. In una recente intervista Vecchioni ha rivolto ai giovani un invito a rallentare, fermarsi e leggere latino e greco, perché “sono l’origine di tutto” e non semplici vestigia del passato.

Un appello culturale nel tempo dell’accelerazione

Nel corso dell’intervista rilasciata al quotidiano Il Giorno, Vecchioni ha sottolineato come, nel mondo di oggi, dominato dalla velocità, la frenesia rischia di far perdere di vista le radici profonde della nostra cultura. “Non procedete in accelerazione, ma soffermatevi sull’ascolto e coltivate l’antico per comprendere il presente”, ha detto, spiegando che latino e greco non sono esercizi scolastici di nicchia ma strumenti per leggere e comprendere l’Occidente.

La proposta è tanto educativa quanto esistenziale: non si tratta di una nostalgia per tempi scolastici passati, ma di un invito a considerare il patrimonio classico come una chiave di interpretazione del mondo. La civiltà greca e latina – dalle arti alla filosofia, dalla scienza alla democrazia – ha infatti plasmato le fondamenta della cultura occidentale e il pensiero critico che ancora oggi ci guida.

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Vecchioni docente: dal liceo alle università

Roberto Vecchioni non parla per sentito dire. Prima di diventare icona della musica italiana, infatti, ha insegnato greco, latino e italiano nei licei classici e ha proseguito l’insegnamento delle lingue classiche anche all’università, con corsi sulla poesia e sulla contemporaneità dell’antico.

Questa doppia vocazione – artisticamente riconosciuta e pedagogicamente radicata – dà peso alle sue parole. Sono pochi i cantautori italiani che hanno un percorso di studi classici così profondo, e Vecchioni ha spesso parlato dell’importanza di quelle discipline anche come strumenti di costruzione del pensiero critico e della sensibilità linguistica (come emerge anche dalle sue numerose interviste passate).

Perché latino e greco sarebbero “l’origine di tutto”?

Secondo Vecchioni, il mondo occidentale non sarebbe comprensibile senza il greco e il latino, perché non esiste disciplina del nostro sapere che non derivi in qualche modo dall’eredità greca e latina. Filosofia, matematica, poesia, scienza e persino interrogativi sul mondo e sull’essere – tutte queste dimensioni sono state pensate per la prima volta nel mondo classico, ha detto.

Questa visione trova riscontri nella storia culturale: ad esempio, il poeta Quinto Ennio è considerato “il padre della letteratura latina”, avendo portato il greco modello poetico nell’ambito letterario romano, contribuendo a plasmare la tradizione poetica occidentale.

Rallentare per capire: un metodo contro la superficialità

La proposta di Vecchioni non è solo sull’oggetto dello studio, ma sul modo stesso di approcciarsi alla conoscenza: non correre, ma fermarsi ad ascoltare e decifrare. Studiare latino e greco significa fare i conti con una grammatica rigorosa, con strutture linguistiche complesse e con testi che richiedono attenzione e tempo: un esercizio di lentezza e disciplina mentale in un’epoca di scrolling compulsivo e informazioni rapide senza profondità.

È un’affermazione pedagogica che tocca anche discussioni più ampie, tra cui il valore delle discipline umanistiche in un mondo fortemente orientato alla tecnologia e alle competenze digitali. In paesi come il Regno Unito, ad esempio, istituzioni storiche come l’Eton College includono ancora latino e greco nei loro curricula proprio perché ritenute fondamentali nella formazione completa di una mente critica.

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Il classico come dialogo tra passato e presente

La lettura dei testi antichi non ha mai cessato di essere popolata da significati che trascendono l’epoca in cui furono scritti. Dal profondo significato dell’inno studentesco “Gaudeamus igitur”, locuzione latina che invita a godere della giovinezza – e che viene ancora cantato nelle cerimonie accademiche – all’influenza delle strutture linguistiche classiche nel pensiero filosofico e nella costruzione delle prime democrazie, il classico è un dialogo continuo con il presente.

Vecchioni sottolinea come il passato non sia un altrove irrilevante, ma una presenza viva nelle strutture della nostra cultura e linguaggio, «continua ad agire in ciò che facciamo, diciamo, pensiamo».

Tra entusiasmi e resistenze: un dibattito aperto

Naturalmente, non mancano posizioni critiche o scettiche sul ruolo delle lingue classiche nella scuola contemporanea, che vedono latino e greco come materie “morte” o poco utili nella vita professionale moderna. Ma proprio questo punto polarizza il dibattito: molti educatori difendono lo studio del greco e del latino come strumenti per sviluppare pensiero critico, comprensione linguistica e capacità interpretative, oltre a offrire una prospettiva storica profonda sul nostro patrimonio culturale.

Più in generale, i sostenitori dello studio classico – studenti, insegnanti e cultori – ritengono che leggere direttamente i testi antichi, senza filtri, dia accesso alla fonte originaria delle idee che hanno formato il pensiero occidentale. Questo approccio non solo aiuta nella comprensione di parole e concetti, ma permette di cogliere il significato profondo di come la nostra civiltà ha pensato concetti fondamentali come democrazia, giustizia e individuo.

Una riflessione che va oltre l’istruzione scolastica

Il messaggio di Vecchioni travalica i muri delle aule: è un invito a riscoprire senso e lentezza in un mondo che corre verso l’efficienza e la superficialità, attraverso l’incontro con testi che richiedono tempo e meditazione. È anche un appello a rivalutare la cultura umanistica come parte integrante della formazione personale e collettiva, in un’epoca in cui si tende a separare netamente competenze tecniche da quelle umanistiche.

In definitiva, l’appello di Vecchioni – “non correte, fermatevi ad ascoltare l’antico” – è un richiamo alla profondità contro l’effimero, alla lentezza contro la fretta, alla riflessione contro la reazione immediata. In un mondo in cui la conoscenza è spesso mossa dalla rapidità e dall’accessibilità digitale, ritornare al latino e al greco può essere un atto di resistenza culturale e di arricchimento personale.

13 Febbraio 2026 ( modificato il 6 Febbraio 2026 | 12:19 )
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