🌐 Rottamazione estesa alle cartelle degli enti locali: cosa cambia
La rottamazione cartelle enti locali potrebbe diventare realtà in Italia grazie alla nuova rottamazione‑quinquies varata nella Legge di Bilancio 2026: i contribuenti potranno sanare debiti fino al 31 dicembre 2023, con benefici fiscali concreti, mentre Comuni e Regioni acquisiscono autonomia per definire sanatorie locali su tributi come IMU, Tari e multe.
Con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026 prende forma una delle misure fiscali più attese degli ultimi anni: la cosiddetta rottamazione‑quinquies delle cartelle esattoriali, una definizione agevolata dei debiti affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. L’obiettivo dichiarato del Governo è chiaro: alleggerire il massiccio “magazzino” di cartelle accumulate da decenni e dare ai contribuenti una concreta opportunità di regolarizzazione, senza oneri aggiuntivi legati a sanzioni e interessi di mora.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato l’importanza di estendere questo spirito di “pace fiscale” anche alle risorse tributarie maturate verso Comuni e altre amministrazioni locali, invitando gli enti territoriali ad adottare proprie forme di definizione agevolata per i tributi locali.
Che cos’è la rottamazione‑quinquies
La rottamazione‑quinquies è stata inserita nella Legge di Bilancio 2026 come una nuova “pace fiscale”, successiva alle precedenti edizioni già sperimentate negli anni passati. A differenza delle rottamazioni precedenti, questa misura è pensata per definire agevolmente cartelle ormai datate, offrendo ai contribuenti uno strumento più accessibile per mettersi in regola.
In pratica, chi aderisce alla rottamazione potrà pagare soltanto il capitale dovuto — ossia l’imposta o il contributo non versato — oltre alle spese di notifica e di riscossione, mentre sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione saranno cancellati.
La procedura richiede una domanda telematica da presentare entro il 30 aprile 2026 tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione con SPID o altro sistema di autenticazione digitale.
Quali debiti rientrano nella rottamazione
Secondo le linee guida della riforma, la rottamazione quinquies riguarda principalmente i debiti derivanti da:
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Cartelle esattoriali relative a imposte dichiarate e non pagate nell’arco 2000‑2023;
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Contributi previdenziali Inps omessi e affidati alla riscossione;
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Alcune sanzioni riportate nella cartella;
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Debiti già oggetto di precedenti rottamazioni decadute per mancato pagamento delle rate.
Le sanzioni e gli interessi di mora sono azzerati, mentre rimane dovuto il capitale e le spese di notifica.
Tuttavia, non tutti i debiti possono essere automaticamente sanati: i tributi locali come IMU, Tari, TASI e multe emesse dalle polizie locali non rientrano nella rottamazione statale automatica, ma saranno oggetto di eventuali rottamazioni locali decise dagli enti territoriali stessi.

Enti locali e rottamazione locale
È questa l’innovazione più significativa per Comuni e Regioni: mentre la rottamazione quinquies riguarda principalmente gli avvisi di pagamento affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, gli enti locali possono adottare proprie sanatorie per i tributi locali, decidendo autonomamente quali debiti includere e in che termini.
Questo significa che IMU, Tari, multe comunali, affitti di immobili pubblici o rette per servizi possono essere oggetto di definizioni agevolate separate, se e quando ciascun ente delibererà l’adozione della misura. Gli enti locali non sono obbligati ad attivare la rottamazione, ma hanno l’autonomia per farlo, nel rispetto dei vincoli di equilibrio di bilancio e di trasparenza.
Il contributo degli enti locali alla definizione agevolata è visto da molti amministratori come un’opportunità per smaltire crediti difficili da recuperare, alleggerendo i bilanci comunali e offrendo ai cittadini una via d’uscita per ridurre i debiti accumulati negli anni.
Dibattito e critiche
La rottamazione quinquies, nonostante sia attesa da milioni di contribuenti, non è esente da critiche. Alcuni esperti e osservatori evidenziano come questa misura possa premiare chi ha accumulato debiti senza pagarli, penalizzando i contribuenti regolari, con il rischio di disincentivare l’adempimento spontaneo delle tasse.
In particolare, la Corte dei Conti aveva già messo in guardia su questo rischio, sottolineando come la prospettiva di continui condoni possa ridurre l’incoraggiamento al pagamento regolare e, nel lungo periodo, provocare minori entrate per lo Stato.
In più, la complessità dell’operazione può creare confusione tra contribuenti e amministrazioni locali, soprattutto per quanto riguarda la distinzione tra cartelle statali e debiti locali, e la necessità di deliberazioni specifiche da parte di ciascun Comune o Regione.

Tempistiche e modalità operative
Per aderire alla rottamazione quinquies la data chiave è il 30 aprile 2026: entro quel termine i contribuenti devono presentare la domanda telematica scegliendo il piano di pagamento o l’estinzione in un’unica soluzione. La prima rata, secondo le bozze della normativa, è prevista per il 31 luglio 2026, con successivi versamenti programmati anche in 54 rate bimestrali distribuite fino al 2035.
Per quanto riguarda i tributi locali, invece, gli enti delibereranno autonomamente tempistiche e modalità operative, che varieranno da Comune a Comune. Ciò comporta che il cittadino dovrà monitorare il sito istituzionale dell’ente locale di riferimento per cogliere l’avvio delle procedure, i termini e i requisiti specifici.
Impatto economico e sociale
La rottamazione cartelle enti locali con rottamazione quinquies rappresenta una delle manovre fiscali più significative della stagione 2026, con potenziali benefici per milioni di contribuenti. Alleggerire l’onere degli arretrati può aiutare famiglie e imprese in difficoltà, ridurre procedure coattive come pignoramenti e fermi amministrativi e dare ossigeno a conti pubblici appesantiti da crediti inesigibili.
Allo stesso tempo, la solidarietà fiscale offerta da queste misure dovrà confrontarsi con la sostenibilità dei conti pubblici e la responsabilità fiscale dei cittadini, in un equilibrio che il legislatore e gli enti locali dovranno cercare di mantenere con attenzione.

La rottamazione cartelle enti locali inserita nel quadro della rottamazione‑quinquies e delle sanatorie locali rappresenta un passo importante nella definizione dei debiti dello scorso ventennio, ma porta con sé scelte complesse e implicazioni politiche e sociali. Per i cittadini, offerisce un’opportunità concreta per chiudere posizioni pregresse, ma richiede precisione nella presentazione della domanda, attenzione alle scadenze e informazione sulle scelte degli enti locali.
Resta da vedere come Comuni e Regioni interpreteranno questa autonomia e quante amministrazioni decideranno di aprire procedure locali per i tributi propri, ma resta chiaro che il 2026 segna un anno di svolta nel rapporto tra fisco e contribuenti in Italia.
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