🌐 Maialino di mare: il ruolo nell’ecosistema degli abissi oceanici
Il maialino di mare, un singolare animale abissale dal corpo paffuto e rosa, sta attirando l’attenzione di scienziati e appassionati di natura: vetta della biodiversità sconosciuta, vive nei fondali più remoti dell’oceano e rivela sorprendenti adattamenti biologici, confermando che gli abissi custodiscono gran parte della vita marina ancora da scoprire.
Nelle oscurità dell’oceano, dove la luce solare non arriva e la pressione è talmente alta da schiacciare ogni corpo umano, si aggira un animale che sembra uscito da un racconto di fantascienza: il maialino di mare, così soprannominato per il suo aspetto tondeggiante e paffuto e per il colore rosa dei suoi tessuti. Si tratta in realtà di un cetriolo di mare abissale, appartenente al genere Scotoplanes, e la sua scoperta continua a sorprendere studiosi e osservatori affascinati dalle meraviglie nascoste negli abissi oceanici.
Un nomignolo curioso per una creatura straordinaria
Il termine “maialino di mare” può far sorridere, ma dietro a quell’immagine un po’ buffa si cela uno degli organismi animali più adattati alla vita estrema sulla Terra. Questi piccoli echinodermi – parenti lontani di stelle marine e ricci – vivono solitamente tra i 1.200 e i 5.000 metri di profondità, dove le condizioni ambientali sono difficili e l’energia disponibile è scarsa.
Il loro corpo, lungo circa una decina di centimetri, è morbido e tondeggiante, mentre la colorazione rosa – ancor più accentuata in alcuni esemplari filmati nelle recenti spedizioni – contribuisce all’immagine surreale che questo animale trasmette ai ricercatori, quando appare nei video sottomarini come un piccolo fantasma che cammina sul fondo sabbioso.
Vita negli abissi: come sopravvive il maialino di mare
Contrariamente a quanto suggerisce il nome, il maialino di mare non è un mammifero, ma un echinoderma, strettamente imparentato con i cetrioli di mare più familiari ai subacquei poco profondi. La specie meglio conosciuta, Scotoplanes globosa, utilizza particolari appendici tubolari come “piedi” per spostarsi lentamente lungo il sedimento marino, muovendosi in cerca di nutrimento.
Si nutre di detriti organici – spesso chiamati “pioggia marina” – che lentamente affondano dalle acque superficiali: piante, animali morti e resti biologici che giungono fino agli abissi dopo un lungo viaggio. In un ambiente dove il cibo è scarso, questo stile di vita rende il maialino di mare un attento “spazzino” del fondale, contribuendo a riciclare nutrienti essenziali nell’ecosistema oceanico profondo.
Un organismo fragile eppure resistente
La vita negli abissi impone sfide estreme: pressioni enormi, temperature gelide e totale assenza di luce solare. Il maialino di mare possiede adattamenti sorprendenti per affrontare queste condizioni. Il suo corpo è calibrato per resistere alle pressioni abissali: portarlo in superficie significherebbe spesso comprometterne la sopravvivenza, proprio perché i tessuti non sono fatti per il cambiamento rapido delle condizioni fisiche.
Un altro elemento curioso riguarda la respirazione: come molti echinodermi, questi animali scambiano gas attraverso canali interni e attraverso la loro pelle sottile, che favorisce lo scambio dei gas con l’acqua fredda e ricca di ossigeno degli abissi.
Comportamenti sociali e interazioni ecologiche
Sebbene vivano agli estremi, i maialini di mare non sono sempre solitari. In molte osservazioni i ricercatori li hanno visti in “greggi” composti da decine o centinaia di individui, probabilmente attratti da ricche fonti di cibo come carcasse di balene o accumuli di materia organica. Questo comportamento collettivo suggerisce un ruolo ecologico chiave nel mantenimento della salute dei fondali oceanici più profondi.
Un altro aspetto affascinante riguarda le relazioni con altri organismi: alcuni giovani granchi reali sono stati osservati “trasportarsi a spese” del maialino di mare, utilizzando il suo corpo come rifugio o mezzo di spostamento sul fondo, senza apparente beneficio diretto per il cetriolo di mare. Questo tipo di comportamento, ancora poco compreso, mette in luce la complessità delle comunità biologiche abissali.

Nuove scoperte e biodiversità degli abissi
Le esplorazioni dei fondali profondi sono in costante evoluzione. Specialmente nella zona di Clarion‑Clipperton nel Pacifico, scienziati hanno documentato varietà di Scotoplanes sorprendentemente colorate – come il cosiddetto “Barbie Pig” – oltre a molte altre specie finora sconosciute alla scienza.
Queste scoperte sottolineano come gli abissi, pur essendo tra gli ambienti più estesi del pianeta, siano tra i meno esplorati: si stima infatti che solo una frazione delle specie che vivono sotto i 1.000 metri di profondità sia stata catalogata, lasciando immensi spazi di ignoto ai biologi marini di tutto il mondo.
Perché il maialino di mare ci interessa
Lo Scotoplanes non è solo una curiosità dalla forma bizzarra: è un indicatore degli equilibri degli ecosistemi abissali e un ponte per comprendere meglio il ciclo dei nutrienti negli oceani profondi. Capire come questi animali vivono, si nutrono e interagiscono con l’ambiente può aiutare gli scienziati a costruire modelli più precisi del funzionamento delle catene alimentari marine e dei cicli del carbonio.
In un periodo in cui la salute degli oceani è sotto pressione per l’inquinamento, la pesca industriale e il cambiamento climatico, studiare creature come il maialino di mare ci aiuta a ricordare che la biodiversità non finisce dove si interrompe la luce del Sole.
Il fascino degli abissi
Il maialino di mare rimane uno dei simboli più affascinanti della vita negli abissi: un corpo morbido e strano, che cammina sul fondo come un piccolo esploratore di un mondo alieno, una testimonianza della straordinaria capacità della vita di adattarsi a condizioni estreme.
Con ogni spedizione scientifica e con ogni nuova immagine catturata dai robot sottomarini, le profondità marine si rivelano sempre meno come un deserto oscuro e sempre più come un ecosistema ricco, dinamico e sorprendente — dove il maialino di mare non è solo un curioso abitante, ma un attore importante di un teatro biologico ancora tutto da svelare.
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