🌐 La lezione esistenziale di Bukowski sulla vita e il tempo
In un mondo frenetico dove la gentilezza sembra vacillare sotto il peso dell’indifferenza e dell’egoismo, emerge con forza un messaggio asciutto ma potente proveniente dalle parole di Charles Bukowski: “Sii gentile”. Non si tratta di una semplice esortazione cortese, ma di una riflessione esistenziale profonda su ciò che significa vivere — e il prezzo di una vita sprecata. Questa poesia, getta luce su un tema universale: la responsabilità individuale, il rispetto per gli altri e, soprattutto, per se stessi.
Un invito radicale alla gentilezza autentica
📌 Nel testo “Sii gentile” (“Be Kind” in inglese), Bukowski non parla di un gesto effimero o retorico: la gentilezza è intesa come una forma di verità, una scelta morale che trascende la mera cortesia. La poesia, infatti, invita a comprendere il punto di vista altrui, anche quando appare “antiquato”, “sciocco” o addirittura “odioso”. L’esortazione non è quella di ignorare i fallimenti o gli errori — bensì di guardarli con partecipazione, consapevoli che molti di noi invecchiano portando i segni di scelte non pienamente esplorate.
Bukowski afferma che “l’età è la somma delle nostre azioni”: gli anni non sono semplicemente un numero, ma il risultato concreto delle vite che abbiamo condotto. Coloro che invecchiano “male” lo fanno perché hanno vissuto “fuori fuoco” e si sono rifiutati di “vedere”, ovvero di riconoscere la loro realtà, le loro responsabilità e la profondità delle proprie scelte.

Gentilezza e responsabilità: un binomio inevitabile
Il fulcro poetico di Bukowski è provocatorio: non basta offrire pietà o comprensione a chi ha sprecato la propria esistenza. La vera gentilezza — secondo l’autore — è legata all’onestà, alla chiarezza, alla responsabilità. Nella poesia, il “nascondere il proprio punto di vista per paura della paura altrui” è visto come un compromesso doloroso, una rinuncia alla verità che rende vano il valore reale della gentilezza.
Bukowski non nega l’amarezza e il pudore che possono accompagnare il confronto con chi ha vissuto male: ma ciò che rifiuta è una gentilezza superficiale, quella che evita di dire, che tempera i fatti per non turbare. La poesia suggerisce invece un ethos diverso — uno spazio in cui la verità non si piega ma si offre con delicatezza, senza nascondersi dietro ipocrisie.
La vergogna della vita sprecata: un tema universale
Ogni verso di “Sii gentile” conserva un peso morale profondo: per Bukowski, non è un crimine invecchiare, ma è una vergogna — un fallimento — avere deliberatamente “sprecato” la propria vita. E non è un monito esclusivamente per gli altri: il poeta stesso si interroga, chiedendosi “di chi è la colpa?” se non di lui che osserva, che ha un punto di vista, che non può tacere per il timore della paura dell’altro.
Questa riflessione è dolorosa e radicale perché punta al cuore dell’esistenza di ciascuno: la responsabilità non è solo un tema collettivo, ma profonda, personale, irriducibile alle scuse sociali o alle convenzioni. La vita, secondo Bukowski, non è semplicemente un dono, ma un’opera che richiede impegno e coscienza ogni giorno.

Un messaggio che parla anche a noi oggi
A più di trent’anni dalla sua scomparsa, Bukowski resta un autore controverso e amato per la sua «onestà sporca», come lo descrivono molti critici. La scelta di proporre “Sii gentile” non è casuale: la gentilezza di Bukowski non è una gentilezza ipocrita, ma un atto di maturità interiore, una forma di amore verso se stessi e verso gli altri.
In tempi segnati da individualismo, prepotenza digitale, egoismi sociali, la poesia ci invita a un’umanità più consapevole. La gentilezza che propone Bukowski non è debolezza, ma forza: quella forza che nasce da chi ha guardato la propria vita, ha riconosciuto gli errori e ha scelto di non sprecare il tempo. È un messaggio resiliente, che mette al centro il valore del tempo, dell’integrità e della verità.
Il significato profondo della gentilezza secondo Bukowski
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Gentilezza come consapevolezza: non solo apertura verso gli altri, ma anche verso sé stessi — e verso il bilancio delle nostre scelte.
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Età e responsabilità: invecchiare non è un destino, ma un esito delle azioni che abbiamo compiuto.
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Verità come forma di gentilezza: non nascondere la propria prospettiva per non turbare, ma offrire una presenza autentica, anche scomoda.
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Vita sprecata: non basta vivere, occorre vivere con intenzione, senza sacrificare la profondità per il comodo.
Una poesia che rimane
“Sii gentile” non è un semplice componimento poetico: è un invito, una sfida. È una dichiarazione di fedeltà alla vita, anche quando essa è stata vissuta in modo imperfetto. La gentilezza, qui, diventa una forma di onore — un modo per dire che siamo ancora presenti, capaci di guardare, di capire e di rispettare.
Non è un messaggio consolatorio, ma un richiamo. Un richiamo a non arrendersi alla mediocrità, a non nascondere la verità, a vivere con la dignità di chi sa che ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio costruisce il proprio esistere.
Per Bukowski, essere gentili significa essere fedeli a se stessi. È la gentilezza che non tradisce la vita.

Sii gentile di Charles Bukowski
Ci viene sempre chiesto
di capire
il punto di vista dell’altro,
non importa quanto
superato,
sciocco
o odioso.
Ci viene chiesto
di guardare
il loro errore totale,
il loro spreco di vita,
con
gentilezza,
soprattutto se
sono anziani.
Ma la vecchiaia è la somma
di ciò che abbiamo fatto.
Sono invecchiati male
perché hanno vissuto
fuori fuoco,
hanno rifiutato
di vedere.
Non è colpa loro?
Di chi, allora?
Mia?
Mi si chiede di nascondere
il mio punto di vista
per paura
della loro
paura.
La vecchiaia non è un crimine.
Ma la vergogna
di una vita deliberatamente
sprecata,
tra tante vite
deliberatamente
sprecate,
lo è.
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