🌐 Allerta Nipah virus: India conferma casi, rischio globale
Il recente outbreak di virus Nipah in India con casi confermati nello stato del Bengala Occidentale ha riacceso i riflettori su uno dei patogeni più letali al mondo, con tassi di mortalità tra 40 % e 75 %. Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di rischio globale “basso”, esperti come Matteo Bassetti invitano l’Italia ad aumentare la sorveglianza e la preparazione sanitaria. Il virus non ha cure specifiche né vaccino e richiede misure di controllo mirate.
Nelle ultime settimane le autorità sanitarie indiane hanno confermato casi di infezione da virus Nipah nello stato orientale del Bengala Occidentale, legati a due operatori sanitari che hanno sviluppato sintomi gravi a fine dicembre 2025. Il virus è stato confermato attraverso test di laboratorio e i contatti stretti dei pazienti — più di 190 persone — non hanno mostrato sintomi né risultati positivi nei test dopo essere stati monitorati. Le autorità locali hanno implementato misure di sorveglianza intensiva, isolamento dei casi e controllo delle infezioni nei centri sanitari.
Il virus Nipah è noto per essere altamente pericoloso, con focolai segnalati storicamente in diverse aree dell’Asia meridionale, spesso collegati a contatto con animali infetti, in particolare pipistrelli della frutta (flying fox) o maiali, e in alcuni casi per trasmissione da persona a persona.
Rischio globale “basso”, ma alto impatto sanitario
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il rischio di diffusione oltre i confini indiani è attualmente considerato basso a livello nazionale, regionale e globale, sulla base delle informazioni finora disponibili. Non sono state rilevate prove di ampia trasmissione da persona a persona e nessun caso al di fuori dell’India è stato confermato. Di conseguenza, non sono state raccomandate restrizioni ai viaggi o al commercio internazionale in relazione a questo evento.
Nonostante ciò, diversi paesi asiatici, tra cui Thailandia, Singapore, Hong Kong, Malesia e Vietnam, hanno rafforzato i controlli sanitari negli aeroporti e attivato misure di screening per i passeggeri in arrivo dall’India, adottando approcci simili a quelli visti durante la pandemia da COVID‑19 per monitorare eventuali segnali di infezione.
Che cos’è il virus Nipah e perché preoccupa gli esperti
Il virus Nipah (NiV) è un agente patogeno zoonotico emergente — cioè trasmesso dagli animali all’uomo — appartenente alla famiglia degli henipavirus e identificato per la prima volta negli anni Novanta in Malesia. È associato a febbre alta, difficoltà respiratorie e, nei casi più gravi, encefalite (infiammazione cerebrale), che può portare a coma e morte. Il tasso di mortalità osservato in focolai precedenti è compreso tra 40 % e 75 %, variando in base alla rapida diagnosi e alla qualità delle cure di supporto disponibili.
Non esiste attualmente un vaccino approvato o terapie antivirali specifiche per Nipah, rendendo essenziale la prevenzione, il tracciamento dei contatti e il controllo delle infezioni nei contesti sanitari. Anche la trasmissione da persona a persona, sebbene meno efficiente rispetto a virus come SARS‑CoV‑2, è stata documentata in passato e richiede attenzione.
Perché l’Italia deve prestare attenzione
In Italia, alcuni virologi di spicco, come Matteo Bassetti, hanno dichiarato che il Nipah rappresenta uno dei virus più letali conosciuti e che non bisogna sottovalutarne l’importanza, nonostante il rischio immediato di contagio nel nostro Paese sia classificato come basso dalle autorità sanitarie internazionali. Questi esperti sottolineano l’importanza di vigilanza continua, monitoraggio dei casi importati e preparazione del sistema sanitario nazionale per rispondere a eventuali emergenze future.
Le preoccupazioni di Bassetti e di altri specialisti si inseriscono in un dibattito più ampio sull’importanza di mantenere sistemi di sorveglianza epidemiologica forti e pronti a rilevare patogeni rari ma pericolosi, soprattutto dopo l’esperienza con la pandemia di COVID‑19, che ha evidenziato quanto può essere veloce la diffusione di malattie infettive su scala globale.
Sintomi, trasmissione e misure di prevenzione
Il virus Nipah può causare sintomi iniziali come febbre, mal di testa, tosse e difficoltà respiratorie, seguiti in alcuni casi da confusione, letargia e sintomi neurologici gravi. Il periodo di incubazione può variare da circa 4 a 14 giorni. La trasmissione all’uomo avviene principalmente tramite contatto diretto con animali infetti o i loro fluidi, o consumando cibi contaminati (come la linfa di palma dattilifera) che possono essere stati toccati o esposti a pipistrelli portatori del virus. Può inoltre verificarsi trasmissione persona a persona attraverso contatto stretto con fluidi corporei di persone infette.
Per ridurre il rischio, le autorità sanitarie raccomandano di evitare il contatto con animali selvatici potenzialmente infetti, seguire solide pratiche di igiene e garantire che gli operatori sanitari adottino protocolli di protezione individuale rigorosi per prevenire trasmissioni in ambito clinico
Contenimento, sorveglianza e risposta internazionale
L’esperienza indiana nella gestione di precedenti focolai di Nipah — inclusi outbreak documentati nello stato del Kerala negli ultimi anni — ha permesso al paese di rafforzare capacità di risposta rapida ed evitare un’espansione incontrollata dei casi. Organismi come l’OMS valutano le dinamiche epidemiologiche in tempo reale per fornire aggiornamenti e linee guida ai paesi membri.
Nonostante le rassicurazioni sull’attuale rischio basso, la sorveglianza resta cruciale, perché virus come Nipah possono emergere stagionalmente e in contesti ecologici favorevoli, richiedendo cooperazione internazionale e pronto intervento sanitario per contenere eventuali minacce.
Rischio limitato ma non trascurabile
Il Nipah virus è un patogeno serio, con un alto tasso di mortalità e senza cure specifiche disponibili, che ha causato preoccupazione a livello internazionale dopo i casi confermati in India. Tuttavia, le valutazioni dell’OMS indicano che il rischio di diffusione fuori dall’India è basso e non giustifica restrizioni ai viaggi per il momento, mentre le autorità sanitarie hanno adottato misure di sorveglianza rafforzata per prevenire il contagio internazionale.
Per paesi come l’Italia, la lezione dell’esperienza recente è che la preparazione e la vigilanza epidemiologica non possono essere sottovalutate, soprattutto nei confronti di virus rari ma letali. Investire in monitoraggio, sistemi sanitari resilienti e informazione pubblica è fondamentale per rispondere rapidamente a future emergenze sanitarie.
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