🌐 Zuccheri e “spazio‑gum” sono gli ingredienti della vita di Bennu
La missione OSIRIS-REx ha riportato sulla Terra polveri e rocce dall’asteroide Bennu: le analisi più recenti rivelano la presenza di zuccheri essenziali come ribosio e glucosio, insieme a composti organici, “spazio‑gum” e polvere stellare – suggerendo che, fin dagli albori del Sistema solare, i mattoni della vita fossero già dispersi nello spazio.
L’asteroide Bennu continua a sorprendere gli scienziati. Nei giorni scorsi, sono stati pubblicati tre nuovi studi su riviste scientifiche internazionali: su Nature Geoscience e Nature Astronomy — che confermano qualcosa di straordinario. Dal materiale raccolto e portato sulla Terra dalla missione OSIRIS‑REx emergono segni inequivocabili che molti – se non tutti – dei componenti chimici fondamentali per la vita come la conosciamo erano già presenti su Bennu.
Nuovi “ingredienti della vita”: gli zuccheri
Analizzando circa 600 milligrammi di polveri prelevate da Bennu, un team guidato da Yoshihiro Furukawa (Università di Tohoku, Giappone) ha individuato, tramite gas‑cromatografia e spettrometria di massa, zuccheri bio‑essenziali. Fra questi, il ribosio, lo zucchero a cinque atomi di carbonio che costituisce lo scheletro dello RNA, e — per la prima volta in un campione extraterrestre — il glucosio, lo zucchero a sei atomi di carbonio che nella vita terrestre fornisce energia.
Non solo: sono emerse tracce anche di altri zuccheri come xiloso, arabinosio, galattosio, lixosio — ma non di desossiribosio, lo zucchero che compone lo scheletro del DNA.
Questo non significa che su Bennu esistesse vita, ma che i “mattoni” chimici per costruire strutture complesse come RNA — e forse composti più elaborati — erano lì, pronti a essere impiegati da processi chimici favorevoli. Gli scienziati interpretano la scoperta come un forte sostegno all’ipotesi del “mondo a RNA” (RNA world), secondo cui le prime forme di vita potrebbero aver utilizzato RNA prima che fosse comparso il DNA.

Un “spazio‑gomma” e polvere di supernova: tracce di un ambiente primordiale
Ma non è tutto. Oltre agli zuccheri, sono stati individuati altri elementi sorprendenti:
-
Una sostanza mai osservata prima in campioni spaziali: un materiale simile a una “gomma”, ricco di azoto e ossigeno, probabilmente formato quando il corpo progenitore di Bennu, riscaldandosi, attivò reazioni chimiche con acque saline — una primissima “alterazione” di rocce che sarebbero poi confluite nell’asteroide.
-
Una quantità insolitamente grande di polvere interstellare proveniente da supernove — circa sei volte superiore a quanto osservato in altri campioni spaziali — suggerendo che Bennu si sia formato in una regione del disco protoplanetario ricca di detriti stellari.
Queste scoperte rafforzano l’immagine di Bennu come un vero e proprio cimitero primordiale, un’arca chimica che conserva tracce dell’infanzia del Sistema solare e dei materiali presenti prima della formazione dei pianeti.
Un viaggio iniziato anni fa: le tappe fondamentali di Bennu
La storia di Bennu e delle sue sorprese inizia con la missione OSIRIS‑REx, lanciata nel 2016 per raggiungere questo asteroide, orbitante tra Marte e Giove, e prelevare campioni di regolite dalla sua superficie.
Nel 2020 la sonda raccolse circa 100–120 grammi di materiale, sigillati e mantenuti intatti durante il rientro — garantendo che non fossero contaminati da materia terrestre.
Nel corso del 2024 e del 2025, i campioni sono stati distribuiti in diversi laboratori nel mondo: a questo punto gli scienziati hanno avuto modo di analizzarli con tecniche sofisticate, rivelando in più fasi le tracce di:
-
14 dei 20 amminoacidi noti in natura, fondamentali per costruire proteine.
-
Tutte e cinque le basi azotate che compongono DNA e RNA (adenina, guanina, citosina, timina, uracile), oltre a fosfati — l’altro componente essenziale delle “spine” molecolari del DNA/RNA.
-
Evaporiti — minerali come carbonati, solfati, cloruri e fluoro — che testimoniano che l’asteroide progenitore di Bennu aveva ospitato brine salate e acqua liquida, un ambiente favorevole alla chimica prebiotica.
Tuttavia, fino ad oggi mancava un tassello cruciale: lo zucchero. Senza zuccheri — e in particolare senza ribosio o desossiribosio — l’inventario dei mattoni della vita era incompleto. Ora, con queste ultime analisi, quell’inventario è stato finalmente completato.
Perché queste scoperte sono importanti
Un’“archeologia” chimica del Sistema solare primordiale
I campioni di Bennu offrono un ritratto di come doveva essere la chimica nello spazio subito dopo la formazione del Sistema solare. La presenza di zuccheri, amminoacidi, basi azotate e sali evoca ambienti ricchi di acqua e materia organica, potenzialmente favorevoli all’emergere di chimica prebiotica. Questo suggerisce che i “mattoni della vita” non siano un’esclusiva terrestre, ma fossero distribuiti già nelle prime rocce del Sistema solare.
Supporto all’ipotesi del “mondo a RNA”
L’assenza di desossiribosio e la presenza di ribosio rafforzano l’ipotesi che le prime forme di vita — o almeno le prime reazioni prebiotiche — si basassero su RNA. Questo scenario semplifica le origini della vita: non serve subito il DNA, può bastare un meccanismo più semplice e più antico, che poi evolverà verso la complessità attuale.
Implicazioni per l’origine della vita sulla Terra — e altrove
Se gli ingredienti chimici per la vita erano comuni sugli asteroidi, significa che la Terra potrebbe non essere stata un’eccezione. Meteoriti e impatti di corpi come Bennu potrebbero aver “seminato” la Terra primordiale con le basi molecolari necessarie alla vita. Di conseguenza, la vita — o almeno la chimica prebiotica — potrebbe essere potenzialmente esplorabile in altri angoli del Sistema solare, o su corpi extrasolari simili.
Un archivio della storia stellare
L’alta concentrazione di polvere di supernova nel campione suggerisce che Bennu (o meglio il suo corpo progenitore) si sia formato in una zona ricca di detriti stellari. Questo ci offre una finestra sulla storia chimica e dinamica del disco protoplanetario da cui sono nati i pianeti, nonché sulle condizioni ambientali e materiali disponibili nei primi milioni di anni dopo il Big Bang cosmico di quel sistema.
Perché non possiamo ancora parlare di “vita su Bennu”
Gli scienziati sono molto cauti: la presenza di zuccheri, amminoacidi e basi azotate non è una prova di vita. Come spiegano nel comunicato della NASA, questi composti mostrano che gli ingredienti chimici per la vita erano presenti, ma non significa che siano mai esistite cellule, organismi o processi metabolici su Bennu.
Inoltre, le condizioni su un asteroide — radiazioni, impatti, assenza di atmosfera — difficilmente consentono il passaggio da chimica organica complessa a biologia vera e propria. L’ipotesi corrente è che questi materiali abbiano avuto un ruolo come “semi” chimici — e che la vita, se è nata, lo abbia fatto su un pianeta come la Terra, dotato di acqua liquida stabile e condizioni protettive più favorevoli.
Cosa ci aspetta nella ricerca su Bennu
Gli scienziati stanno già pianificando nuove analisi. Alcune aree di interesse:
-
Cercare molecole ancora più complesse — prebiotiche o intermedie — nei campioni di Bennu, per capire se esistano composti che, pur non essendo vivi, abbiano proprietà catalitiche o autocatalitiche.
-
Confrontare i risultati con altri materiali extraterrestri, come meteoriti o campioni da future missioni, per verificare se Bennu sia un caso isolato o rappresentativo di un fenomeno sistemico.
-
Studiare l’origine della polvere di supernova trovata: ricostruire la storia stellare e cosmica che ha portato quei minerali fino all’asteroide.
-
Esplorare le implicazioni astrobiologiche: se gli ingredienti per la vita sono diffusi, quali ambienti nel Sistema solare o oltre potrebbero aver dato origine a forme di vita — anche primitive?

La scoperta degli zuccheri, insieme alla “spazio‑gomma”, ai sali da brina e alla polvere di supernova nei campioni di Bennu, segna una svolta nella nostra comprensione delle origini della vita. Non parla di organismi viventi, ma di un archivio chimico — un’eredità cosmica — che rivela come, fin dagli albori del Sistema solare, i mattoni della vita fossero già dispersi nello spazio.
In questo senso, Bennu — pagina silenziosa e polverosa di un passato distante miliardi di anni — ci restituisce una lezione fondamentale: la vita come la conosciamo potrebbe non essere nata per caso su un unico pianeta. Potrebbe essere, al contrario, una conseguenza naturale di reazioni chimiche universali, rese possibili dagli ingredienti giusti e dalle condizioni adatte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA





