🌐 Terra Santa: un “quinto Vangelo” che comincia in Giordania
Per il patriarca di Gerusalemme, la Terra Santa è un “quinto Vangelo”: una realtà che prende forma già in Giordania, dove luoghi biblici come il Battesimo di Gesù raccontano la storia della fede e chiamano i pellegrini a vivere l’incontro con Cristo nella sua dimensione storica e spirituale.
🗣️ Negli ultimi giorni la riflessione sulla Terra Santa ha assunto una nuova e profonda sfumatura dopo le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini: la Terra Santa non è soltanto una regione geografica da visitare, ma un vero “quinto Vangelo” da leggere e vivere, e il suo principio si trova già in Giordania.
La definizione, suggestiva e carica di significato spirituale, è stata lanciata nel contesto di un appello ai fedeli a riscoprire i luoghi biblici nella loro concretezza, come esperienza diretta di incontro con la storia di Cristo e le sue radici. In quest’ottica, la Terra Santa non è solo Palestina e Israele: la Giordania — culla di avvenimenti fondamentali del racconto biblico — riveste un ruolo centrale nel comprendere la fede cristiana nella sua continuità storica e spirituale.
La Giordania e i suoi luoghi sacri: oltre l’immaginario
In particolare, uno dei siti più emblematici è Al‑Maghtas, noto come Betania oltre il Giordano, considerato il luogo in cui Giovanni Battista battezzò Gesù. Quest’area, oggi patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è stata oggetto di scavi e restauri che ne hanno evidenziato l’importanza storica e spirituale.
Secondo le tradizioni cristiane, proprio qui si svolsero eventi chiave della vita pubblica di Gesù, dal battesimo alla chiamata dei primi apostoli, come Andrea e Pietro, fino a guarigioni e incontri significativi. Per questa ragione, il patriarca Pizzaballa ha invitato i fedeli a considerare questi luoghi non semplicemente come mete turistiche o archeologiche, ma come spazi di esperienza profonda di fede: “Chiunque può essere cristiano senza andare in Terra Santa, ma se ci si va, la fede diventa più forte e concreta”.
La presenza di segni tangibili della storia evangelica — rovine antiche, mosaici, fonti battesimali e luoghi di preghiera — trasformano il viaggio in Terra Santa in una esperienza di incarnazione della Parola. Nell’immaginario cristiano, questo racconto vivente è stato fin dai primi secoli un modo per “leggere” il Vangelo dal di dentro, attraverso pietre, acque e paesaggi.
La dimensione storica del “quinto Vangelo”
📌 L’idea di un “quinto Vangelo” non è nuova nella tradizione ecclesiale: per secoli i pellegrini hanno parlato della Terra Santa come di un luogo che offre una lettura vivente delle Scritture, perché qui la narrazione evangelica si incarna in luoghi reali e visitabili. In passato, Pontefici come Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano richiamato questa nozione per sottolineare l’importanza di conoscere le radici della fede.
Questa narrazione trova un complemento anche in iniziative artistiche e culturali come la mostra Giordania: alba del cristianesimo, allestita in Vaticano e basata su decine di reperti archeologici che raccontano secoli di storia cristiana nel Paese hashemita. La mostra illustra l’importanza di siti come Maghtas, il Monte Nebo, Tel Mar Elias e altri luoghi sacri che furono crocevia di eventi biblici e di testimonianze antiche.
Convivenza e testimonianza di fede
Un altro punto forte dell’appello di Pizzaballa riguarda la condizione attuale delle comunità cristiane in Terra Santa e in Giordania. Sebbene i cristiani costituiscano una minoranza — circa il 4% della popolazione giordana — sono una presenza viva e significativa, attiva nella gestione di scuole, ospedali e comunità. Questo contributo di testimonianza e servizio si inserisce in un contesto di pacifica convivenza religiosa che caratterizza la Giordania, malgrado le tensioni circostanti nel Medio Oriente.
La Giordania, pur confinando con regioni segnate da conflitti, è percepita come luogo di stabilità e dialogo interreligioso, dove cristiani, musulmani ed ebrei convivono e, per molti pellegrini, possono sperimentare una pluralità di tradizioni spirituali in un ambiente relativamente sereno.

Il ritorno alla Terra Santa
Nel contesto attuale, segnato da conflitti regionali e difficoltà di spostamento per molte persone, il patriarca ha rilanciato un invito ai pellegrini a ritornare in Terra Santa. L’esperienza di cammino spirituale in questi luoghi — dalle rive del Giordano alle strade di Gerusalemme — è vista come un arricchimento personale e comunitario, un modo per toccare con mano la storia di Cristo e la continuità della fede cristiana nella regione.
Questa chiamata a riscoprire il “quinto Vangelo” della Terra Santa ha quindi una valenza duplice: da un lato, invita i fedeli a rinnovare la loro fede attraverso luoghi concreti che raccontano la Bibbia, dall’altro sottolinea l’importanza di preservare e valorizzare comunità cristiane che, nonostante le difficoltà geopolitiche, continuano a esistere e testimoniare.
La Terra Santa come esperienza viva di fede
In definitiva, il concetto di Terra Santa come “quinto Vangelo” non è una proposizione dottrinale formale, ma un richiamo potente alla dimensione incarnata della fede cristiana: leggere la Parola non solo nei testi sacri ma nei luoghi in cui essa ha preso carne e storia. La Giordania — con Betania oltre il Giordano, il deserto di Giuda, il Monte Nebo e altri siti evangelici — diventa così parte integrante di questo racconto vivente.
Con questo invito, la Chiesa non solo ricorda le radici storiche del cristianesimo, ma sottolinea la dimensione comunitaria, culturale e spirituale che un pellegrinaggio può offrire in un mondo dove la fede si intreccia con la memoria storica e la convivenza delle religioni.
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