🌐 Oriundi italiani nel mondo: 180 milioni e 2.500 mld di valore
La diaspora italiana di oriundi nel mondo conta fino a 180 milioni di persone con un potenziale economico stimato in oltre 2.500 miliardi di euro, che l’Italia fatica a valorizzare; nuove analisi e dati aggiornati mostrano opportunità inespresse su investimenti, turismo delle radici e legami socio-economici con il Paese d’origine.
La diaspora italiana che l’Italia non valorizza
La comunità globale degli oriundi italiani – stimata tra 80 e 180 milioni di persone – rappresenta uno dei maggiori patrimoni non sfruttati dall’economia italiana contemporanea, in termini di potenziale di consumi, investimenti e legami culturali e commerciali con il Bel Paese. Questa rete diffusa in ogni continente può trasformarsi in una risorsa strategica, ma finora è rimasta largamente ignorata nelle politiche economiche e di sviluppo nazionale.
Gli oriundi includono discendenti di emigrati italiani di seconda, terza o quarta generazione che, pur non risiedendo ufficialmente all’estero come cittadini italiani iscritti all’AIRE, mantengono un forte legame identitario con il Paese d’origine. Questa comunità supera di gran lunga la popolazione italiana residente in Italia (circa 59 milioni) e rappresenta una vasta platea di consumatori potenziali, lavoratori, imprenditori e investitori.
Numeri reali e percepiti: chi sono gli oriundi
Secondo stime consolidate, le principali comunità di oriundi italiani si trovano in paesi come Brasile, Argentina, Stati Uniti, Venezuela, Uruguay, Paraguay e Francia, con numeri che raggiungono decine di milioni per nazione. In Brasile si contano oltre 27-31 milioni di oriundi, in Argentina circa 19-20 milioni e negli Stati Uniti fino a 18 milioni, riflettendo ondate migratorie avvenute tra fine Ottocento e metà Novecento, oggi amplificate da legami familiari e culturali persistenti.
Accanto a questi numeri storici, i cittadini italiani residenti ufficialmente all’estero – iscritti all’AIRE – hanno superato i 7,3 milioni, consolidando l’immagine di un’Italia “oltre confine” con livelli di mobilità e presenza sociale significativi.
Un potenziale economico da 2.500 miliardi
Il valore economico complessivo attribuito alla diaspora di oriundi italiani supera i 2.500 miliardi di euro, secondo analisi recenti. Questo dato non è semplice retorica: si traduce in potenziali flussi di consumi per prodotti italiani, investimenti diretti esteri (IDE), rimesse, turismo e legami commerciali continui con il sistema produttivo italiano.
La fedeltà culturale dei consumatori oriundi verso i prodotti italiani funziona da “cuscinetto positivo” rispetto alle barriere doganali e alle tensioni commerciali internazionali: per molte famiglie italo-discendenti, l’acquisto di beni italiani non è solo una scelta economica ma un atto identitario.
Turismo delle radici, un’opportunità concreta
Negli ultimi anni si è affermato il concetto di “turismo delle radici”, ovvero viaggi di oriundi e discendenti in Italia per riscoprire la terra dei propri antenati. Questa nuova forma di turismo non è solo emotiva, ma anche economicamente significativa: studi riferiscono che, solo il settore del turismo delle radici può generare fino a 141 miliardi di euro l’anno, se si includono effetti indiretti su spesa turistica, consumo di prodotti locali e permanenza media più lunga rispetto ad altri segmenti turistici.
Il fenomeno è trainato da interessi sempre più diffusi verso genealogia, cultura locale, enogastronomia e partecipazione a eventi tradizionali. I visitatori delle radici tendono a rimanere più a lungo e a spendere di più nelle aree che visitano, con benefici particolarmente rilevanti per le regioni interne e meno conosciute d’Italia.
Rimesse e flussi finanziari: una dimensione sottovalutata
Seppure meno pubblicizzati, le rimesse e i flussi economici tra italiani residenti all’estero, oriundi e il sistema italiano costituiscono un flusso significativo di capitali. A livello globale, le rimesse inviate dalle comunità italiane e italo-discendenti nei loro paesi di origine o verso l’Italia possono contribuire non solo allo sviluppo locale ma anche a rafforzare legami economici e culturali.
Nel contesto italiano, l’esperienza delle rimesse di immigrati verso l’estero – con oltre 8,3 miliardi di euro inviati nel 2024 da lavoratori stranieri all’estero – mostra come i flussi di denaro transnazionali siano rilevanti e meritino attenzione anche nelle dinamiche legate alla diaspora italiana.
Politiche pubbliche e riconoscimento mancato
Nonostante la dimensione numerica ed economica della diaspora, le politiche italiane faticano ancora a includere gli oriundi nel disegno nazionale di sviluppo economico, lasciando per lo più ai circuiti privati e a iniziative locali il compito di coltivare questi legami. Analisti ed esperti sottolineano l’esigenza di strumenti istituzionali più chiari: da incentivi fiscali e spinte all’investimento transnazionale, a network dedicati e diplomatici economici specifici.
Le esperienze di successo di altri paesi – che hanno saputo valorizzare le proprie comunità nel mondo attraverso programmi di cittadinanza economica, bonding e turismo mirato – offrono modelli da cui trarre ispirazione per politiche innovative.
Verso una “nazione transnazionale”
La diaspora italiana non è un semplice fenomeno storico di emigrazione: è una realtà sociale ed economica vivace che intreccia identità, mercato e geopolitica economica globale. Riconoscerne il valore non come folklore ma come risorsa strategica potrebbe contribuire a un rilancio economico più coerente con le dinamiche di un mondo globalizzato.
Per l’Italia, intercettare il potenziale degli oriundi significa costruire politiche lungimiranti di connessione internazionale, non solo per attrarre consumi, ma anche per rafforzare investimenti, turismo e reti di collaborazione culturale ed economica durevoli.
In collaborazione con consumerismo.it
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