12:49 pm, 31 Gennaio 26 calendario

🌐 Un semplice prelievo di sangue può prevedere i casi d’asma

Di: Redazione Metrotoday
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Un esame del sangue capace di prevedere futuri casi d’asma e attacchi respiratori fino a cinque anni prima potrebbe rivoluzionare la diagnosi e la gestione della malattia cronica più diffusa al mondo.

La scienza medica compie un passo potenzialmente epocale nella lotta contro l’asma: un semplice prelievo di sangue può prevedere con elevata affidabilità chi sarà colpito da future riacutizzarsi della malattia. Questa è la conclusione di una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications, condotta da un team internazionale di ricercatori del Mass General Brigham di Boston e dell’Istituto Karolinska di Stoccolma.

L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie respiratorie che affligge oltre 500 milioni di persone nel mondo, manifestandosi tipicamente attraverso respiro sibilante, difficoltà respiratorie e tosse, con periodi di peggioramento noti come riacutizzazioni o attacchi d’asma. Sebbene esistano terapie efficaci per controllare i sintomi, la comunità scientifica ha faticato per anni a individuare modi affidabili per prevedere quali pazienti saranno più a rischio di gravi attacchi nei mesi o anni successivi.

🗣️ Lo studio ha identificato che il rapporto tra specifiche classi di molecole — gli sfingolipidi e alcuni steroidi naturali presenti nel sangue — è fortemente correlato al rischio di futuri attacchi d’asma. Il modello sviluppato dai ricercatori è stato in grado di predire con circa il 90 % di accuratezza quali pazienti avrebbero avuto severe riacutizzazioni nei cinque anni successivi alle misurazioni.

Come funziona il test del sangue predittivo

📌 Il nuovo metodo non si limita alla semplice misurazione di una singola molecola: i ricercatori hanno esaminato le concentrazioni di diversi sfingolipidi e ormoni steroidei nei campioni di sangue ottenuti da oltre 2.500 persone con asma, appartenenti a tre grandi coorti cliniche.

Utilizzando tecniche di spettrometria di massa mirata e sofisticati modelli statistici, è stato possibile determinare che *non tanto la quantità di una molecola isolata, quanto piuttosto l’equilibrio tra queste due famiglie di biomarcatori fornisce un segnale predittivo robusto. In pratica, se il rapporto tra gli sfingolipidi e gli steroidi cade entro un certo range, il rischio di futuri attacchi è significativamente più alto.

Questa scoperta è importante perchÊ attualmente non esistono biomarcatori clinici affidabili in grado di distinguere facilmente tra pazienti stabili e quelli che, nonostante un controllo apparente, andranno incontro a esacerbazioni significative nei mesi successivi.

PerchÊ questa scoperta è significativa

La capacità di prevedere un attacco d’asma anni prima che si verifichi ha un potenziale enorme sotto diversi profili:

  • Prevenzione personalizzata: I medici potrebbero identificare in anticipo i pazienti ad alto rischio e intensificare la terapia o introdurre interventi preventivi mirati.

  • Riduzione di costi e morbilitĂ : Le riacutizzazioni gravi spesso portano a ricoveri ospedalieri e terapie d’urgenza, con impatti sanitari ed economici elevati.

  • Gestione proattiva della malattia: Conoscere in anticipo la propensione di un paziente agli attacchi può aiutare a ottimizzare i piani terapeutici.

Il co‑autore della ricerca, Jessica Lasky‑Su, scienziata presso la Harvard Medical School e parte del team del Mass General Brigham, ha sottolineato come “una delle maggiori sfide nel trattamento dell’asma sia l’assenza di un metodo affidabile per prevedere gravi attacchi futuri”. Secondo Lasky‑Su, “I nostri risultati colmano un bisogno critico non soddisfatto.”

Un test semplice, per una malattia complessa

Fino ad oggi, gli strumenti di monitoraggio dell’asma erano principalmente clinici e funzionali: misurazioni della funzione polmonare, questionari sui sintomi, contatori di esacerbazioni passate e, in alcuni casi, monitoraggio di biomarcatori come gli eosinofili o la frazione di ossido nitrico espirato (FeNO).

Gli eosinofili nel sangue — un tipo di globuli bianchi coinvolti nelle risposte infiammatorie — sono da tempo considerati indicatori di asma di tipo 2, una forma infiammatoria della malattia. Tuttavia, questi marker non sono sempre sufficienti a predire gli attacchi futuri con precisione elevata, e la loro utilità si concentra più sulla caratterizzazione della malattia che sulla previsione.

Altri studi sperimentali stanno esplorando biomarcatori più innovativi, quali microRNA e profili proteici nel sangue, che potrebbero aiutare tanto nella diagnosi quanto nella stratificazione del rischio nei pazienti asmatici. Una ricerca condotta dall’Università della Pennsylvania, ad esempio, ha identificato specifiche firme di microRNA nel sangue capaci di distinguere con alta precisione individui affetti da asma rispetto a gruppi di controllo.

Oltre il sangue: informatica e asma

Mentre gli sforzi sui biomarcatori progrediscono, nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e sensori digitali stanno entrando nel dibattito clinico. Per esempio, progetti di ricerca come DIGIPREDICT mirano a combinare dati fisiologici, comportamentali e ambientali raccolti tramite dispositivi indossabili e smart inhaler per costruire modelli di rischio personalizzati per gli attacchi d’asma.

Questi approcci multidimensionali — unendo dati biologici, clinici e comportamentali — potrebbero rappresentare il futuro della medicina predittiva nell’asma, dove un semplice prelievo di sangue potrebbe agire in sinergia con monitoraggi digitali per massimizzare la prevenzione e ridurre gli eventi critici.

Implicazioni per medici e pazienti

La possibilità di prevedere attacchi d’asma con un semplice esame del sangue pone sfide ma anche opportunità:

  • Formazione specialistica: I medici dovranno comprendere e interpretare nuovi profili di biomarcatori.

  • Accesso equo alle tecnologie: Per sfruttare pienamente questa scoperta, sarĂ  cruciale garantire che il test diventi accessibile non solo negli ospedali di punta ma anche nei centri sanitari di base.

  • Impatto psicologico sul paziente: Sapere di essere ad alto rischio può migliorare l’aderenza al trattamento, ma richiede una comunicazione chiara e supporto psicologico per evitare ansia eccessiva.

In definitiva, il test del sangue per prevedere casi d’asma non è una semplice novità diagnostica, ma un potenziale spartiacque nella gestione della malattia cronica. Dal punto di vista clinico, un modello predittivo accurato potrebbe ridurre drasticamente il numero di emergenze respiratorie, migliorare la qualità di vita di milioni di persone e alleggerire il carico sui sistemi sanitari.

Verso la medicina personalizzata dell’asma

Con l’asma che continua a rappresentare una delle principali cause di morbilità cronica in tutto il mondo, l’innovazione nella diagnosi e nella prevenzione è una priorità globale. Un prelievo di sangue predittivo potrebbe segnare l’inizio di una nuova era: dalla gestione reattiva alla prevenzione proattiva. La strada verso l’adozione clinica su larga scala è ancora lunga e richiederà standardizzazione, regolamentazione e formazione, ma i risultati sono promettenti.

31 Gennaio 2026 ( modificato il 19 Gennaio 2026 | 19:00 )
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