6:43 pm, 30 Gennaio 26 calendario

🌐 Battiato cercatore di perle d’avanguardia

Di: S.D.P.
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E’ stato cantautore, musicista, poeta, filosofo, intellettuale. Ma, soprattutto, è stato un indefesso cercatore. Di domande, mai di risposte. Dalla Sicilia a Milano al mondo e sempre, sino alla fine, con la consapevolezza che “non servono tranquillanti o terapie, ci vuole un’altra vita”.

E, infatti, per più di 50 anni ha cambiato molte vite Franco Battiato che oggi, a 5 anni dalla morte,viene ricordato da una mostra , titolata appunto ‘Franco Battiato. Un’altra vita” (citando il titolo di un brano dell’album ‘Orizzonti Perduti’), curata da Giorgio Calcara con Cristina Battiato, visitabile dal 31 gennaio al 26 aprile, coprodotta dal Ministero della Cultura e dal MAXXI e organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS.

Dall’avanguardia al pop, dall’elettronica alla mistica Battiato ha fatto la sua piccola grande rivoluzione ,trasformando la canzone italiana, tra testi evocativi, armonie perfette, melodie indimenticabili e la mostra lo racconta in sette sezioni, cavalcandp la vita e l’ arte.

Si parte da L’inizio (dalla Sicilia a Milano) che racconta gli esordi negli anni Sessanta, il trasferimento a Milano e il debutto come cantautore pop, sostenuto da Giorgio Gaber, con le prime apparizioni televisive e le canzoni influenzate dal clima beat pongono le basi della sua futura originalità. Si prosegue con la seconda sezione Sperimentare (dall’acustica all’elettronica) in cui si entra negli anni Settanta, quando Battiato abbandona la canzone leggera per dedicarsi alla ricerca d’avanguardia, ispirata a John Cage e Karlheinz Stockhausen, con album come’Fetus’, ‘Pollution’ e ‘Sulle corde di Aries’ che lo fanno pioniere della sperimentazione musicale in Italia. Si passa poi alla sezione Il successo (dall’avanguardia al pop) che documenta l’approdo al grande pubblico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Con L’era del cinghiale bianco e soprattutto La voce del padrone, Battiato mixa cultura alta, spiritualità ed elettronica accessibile, diventando un fenomeno di massa senza rinunciare alla ricerca autoriale e nel frattempo firma brani memorabili per Alice, Milva e Giuni Russo. Poi si passa a Mistica (tra Oriente e Occidente) dove si approfondisce il crescente interesse per la spiritualità, l’esoterismo e le filosofie orientali, influenzate dal pensiero di Gurdjieff e dal sufismo,  tensione che trova compimento nelle canzoni mistiche e nelle grandi opere colte come Genesi, Messa arcaica e Gilgamesh.  Mentre nella sezione

L’uomo (ritorno alle origini) emerge la scelta di lasciare Milano per tornare a Milo, sull’Etna dove Battiato conduce una vita appartata, dedicata alla meditazione, alla lettura, alla pittura e alla composizione, un ritorno alle origini vissuto come atto pienamente consapevole, appassionatamente. La sezione Il Maestro racconta , invece,  il consolidarsi della sua figura di guida culturale e morale, riconosciuta per generosità, rigore e ironia, pur nel deciso rifiuto dell’etichetta di guru e in questa fase è centrale il sodalizio con il filosofo Manlio Sgalambro, iniziato nel 1994 e durato quasi vent’anni, da cui nascono alcune delle pagine più dense della cultura italiana contemporanea. Infine, l’ultima sezione Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato) che esplora l’attività cinematografica degli ultimi decenni, con film come Perduto amor e Musikanten, oltre a documentari e colonne sonore, un cinema unico, difficile, stratificato, intrecciato al suo pensiero e alla sua prospettiva.

Con una sintesi, plasticamente stretta in uno spazio ottagonale, eco dell’ottava musicale, cuore pulsante della mostra, dove un sistema di ascolto avvolge il visitatore in un’esperienza sonora immersiva. Il tutto lungo un percorso di copertine di album, poster storici, fotografie e cimeli rari, ma anche  di quadri da lui realizzati, di testimonianze e bravi tv, per restituire allo spettatore la poliedricità di Battiato, sempre innovatore, sperimentatore, precursore di stili che non voleva essere chiamato Maestro.

Come racconta la nipote Cristina: “Non amava affatto essere chiamato Maestro ma il suo modo di essere e di rapportarsi agli altri è stato il suo piu grande insegnamento. Nei confronti di tutti e anche di me che imparavo non per ciò che lui diceva o suggeriva ma solo stando accanto a lui , vedendo il suo modo di affrontare la vita. Era un uomo libero che ha detto più ‘no’ che ‘sì’ nella vita, che ha cercato sempre di andare avanti oltre ogni condizionamento esterno , che non aveva dubbi sul fatto che la generosità e la gentilezza verso chiunque fossero i valori fondamentali dell’esistenza”.

 

 

30 Gennaio 2026 ( modificato il 31 Gennaio 2026 | 18:50 )
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