5:55 am, 29 Gennaio 26 calendario

🌐 Trump contro JPMorgan: causa da 5 mld e scontro aperto

Di: Redazione Metrotoday
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Donald Trump ha avviato una causa da 5 miliardi di dollari contro JPMorgan Chase e il suo CEO Jamie Dimon, accusando la banca di avergli chiuso i conti per motivi politici. La mossa segnala uno scontro sempre più profondo tra la Casa Bianca e le grandi banche di Wall Street.

In un’azione giudiziaria dal forte impatto politico ed economico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha depositato una causa civile da 5 miliardi di dollari contro JPMorgan Chase & Co. e il suo amministratore delegato Jamie Dimon, sostenendo che la banca avrebbe chiuso i suoi conti personali e quelli delle sue società per motivi politici. L’accusa, presentata presso la Corte della Florida, aggiunge una nuova, potente tensione allo già complicato rapporto tra l’amministrazione e il mondo della finanza di Wall Street.

Secondo la denuncia, JPMorgan – tra le istituzioni finanziarie più grandi e influenti degli Stati Uniti – avrebbe interrotto rapporti bancari con Trump e le sue entità già nel febbraio 2021, a seguito degli eventi del 6 gennaio al Campidoglio, fornendo solo un preavviso di 60 giorni e nessuna spiegazione convincente. L’azione legale afferma che questo ha causato significativi danni finanziari e reputazionali, costringendo il presidente e le sue società ad aprire conti altrove in fretta e furia.

Il fulcro della controversia è la presunta motivazione politica dietro la chiusura dei conti: Trump sostiene che JPMorgan abbia agito non per rischi regolamentari o legali, ma per una volontà di allontanarsi da leader conservatori e dalle loro imprese, un atto che definisce parte di un più ampio fenomeno di “debanking” politico.

Le accuse di Trump: debanking e blacklist

La denuncia sostiene che non si sia trattato di una semplice decisione di rischio d’impresa, ma di una segregazione basata su motivi politici e ideologici. Trump e i suoi avvocati affermano che la banca avrebbe persino inserito il suo nome e quelli delle sue entità in una “blacklist” interna, accessibile ad altre istituzioni finanziarie, scoraggiando così qualsiasi altro istituto dal lavorare con lui.

Trump ha definito la pratica del “debanking” un problema politico e sociale, non più solo una disputa commerciale: secondo lui, essa rifletterebbe una discriminazione per opinioni politiche invece che per criteri normativi o di rischio finanziario. La scelta della giurisdizione in Florida è significativa, poiché lo Stato ha norme che proibiscono alle banche di discriminare i clienti in base alle loro opinioni politiche.

Dal lato opposto, JPMorgan ha respinto con fermezza le accuse, affermando che le chiusure di conti derivano da valutazioni di rischio legale e regolamentare, e non da motivazioni politiche o religiose. Secondo un portavoce della banca, “il ricorso non ha fondamento” e la società “rispetta il diritto del presidente di intentare una causa e il nostro diritto di difenderci”.

Un contesto di scontro politico ed economico

La causa contro JPMorgan non è un fatto isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di crescenti frizioni tra l’amministrazione Trump e la finanza tradizionale. Nonostante il leader repubblicano abbia promosso misure di deregolamentazione che avrebbero dovuto favorire le banche, la sua gestione della politica economica e regolatoria sta generando tensioni impreviste.

Tra queste tensioni vi è la proposta di limitare al 10% i tassi di interesse sulle carte di credito, una mossa criticata da Dimon come potenzialmente “disastrosa” per l’economia, secondo gli analisti finanziari. Inoltre, l’amministrazione sta spingendo per un quadro normativo più favorevole a fintech e cripto, un cambio di paradigma che può erodere parte del tradizionale business bancario.

Il risultato è una situazione di incertezza politica per le grandi banche, che, pur beneficiando di semplificazioni normative, si trovano ora ad affrontare interventi legislativi, regolatori e giudiziari che ne mettono alla prova ruoli e strategie di lobbying.

Reazioni e implicazioni per Wall Street

La causa ha suscitato reazioni contrastanti nel settore finanziario e da parte di osservatori politici. Secondo analisti come Todd Baker della Columbia University, l’azione legale riflette un ambiente di crescente pressione e instabilità politica, dove le istituzioni devono bilanciare esigenze di conformità, reputazione e relazioni politiche.

Le otto principali banche statunitensi hanno intensificato la loro attività di lobbying, aumentando la spesa quasi del 40% nel quarto trimestre del 2025 per influenzare leggi e regolamenti, inclusi temi come le commissioni sulle carte di credito e la regolamentazione delle criptovalute. Gruppi come il Financial Services Forum e la recente American Growth Alliance sono stati creati proprio per promuovere politiche “commonsense” per la crescita economica davanti a questa tempesta politica.

Per alcune istituzioni e osservatori, la causa potrebbe avere un effetto deterrente: “Le banche saranno più caute in futuro, dopo aver visto che possono affrontare non solo ritorsioni regolamentari ma anche cause giudiziarie significative,” ha osservato Nicholas Anthony, analista allo Cato Institute.

Politica vs mercato

La querelle si estende oltre la sola JPMorgan. Trump ha già mosso cause simili contro altre banche, come Capital One nel 2025, per accuse analoghe di “debanking”. E altrove ha criticato dirigenti come Brian Moynihan di Bank of America o David Solomon di Goldman Sachs per scelte reputazionali o politico-economiche.

Dall’altra parte, gli istituti finanziari tradizionali insistono che non discriminano clienti per opinioni politiche, ma operano in base a criteri di rischio e conformità regolamentare, elementi che – in un contesto post-6 gennaio 2021 – hanno portato molte aziende a riconsiderare le proprie relazioni con figure politiche controverse.

Uno scontro destinato a durare

Mentre la causa prosegue nei tribunali, le implicazioni legali, politiche e di mercato continueranno a essere esplorate e dibattute. Se Trump riuscisse a dimostrare una motivazione politica nella chiusura dei conti, si tratterebbe di un precedente importante sul piano della libertà di accesso ai servizi finanziari. Al contrario, una vittoria difensiva di JPMorgan rafforzerebbe la posizione delle banche nel mantenere autonomia decisionale sulle proprie relazioni commerciali.

Indipendentemente dall’esito, questa battaglia legale mette in luce le pressioni crescenti tra politica e finanza negli Stati Uniti di oggi — un terreno che, con le elezioni alle porte, potrebbe diventare sempre più cruciale.

29 Gennaio 2026 ( modificato il 26 Gennaio 2026 | 23:00 )
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